Forum

Donne del vino e profumo: permesso o vietato?

Donne del vino e profumo sono incompatibili. Chiunque produca, degusti oppure serva il vino non deve avere odori che ne alterino la percezione

Donne del vino e profumo. AlessandraFedi-Asta-DonneDelVino

Donne del vino e profumo. AlessandraFedi-Asta-DonneDelVino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Nel bon ton delle donne del vino c’è anche la regola di non usare profumi. Un divieto che riguarda soprattutto le mani e quindi anche l’uso di saponi aromatizzati. Per questo nelle toilette delle cantine i detergenti devo essere neutri.

Ho parlato delle donne ma la raccomandazione vale, ovviamente, anche per gli uomini e i loro dopobarba che possono essere un problema, se sono molto odorosi.
E’ vero che l’olfatto ha una grande velocità di adattamento e dopo qualche minuto il profumo della signora che siede accanto all’assaggiatore di vino risulterà meno invadente per il naso del wine expert, ma gli odori nei bicchieri saranno comunque influenzati da quelli floreali, oppure speziati del profumo.

Donne del vino e profumi- Vino e fashon

Donne del vino e profumi- Vino e fashon

Le persone abituate a profumarsi e addirittura a cambiare essenza nelle varie ore del giorno, hanno pelle e indumenti particolarmente “aromatici”. Per questo, un vero professionista –enologo, sommelier, wine critics- deve evitare sempre l’uso del profumo e non solo quando lavora perché potrebbe non bastare.
Per fortuna le nazioni dove la cultura del profumo è più sviluppata sono soprattutto arabi dove la religione mussulmana vieta il consumo del vino, altrimenti il problema sarebbe davvero grosso. Leggi tutto…

I 200 matrimoni di Donatella Cinelli Colombini

Sposare è l’attività più strana e divertente che ho fatto da assessore al Comune di Siena. Penso che vi incuriosisca e vi racconto i matrimoni più buffi

matrimoni- l'ultimo celebrato da Donatella a Siena

matrimoni- l’ultimo celebrato da Donatella a Siena

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Matrimoni

Il matrimonio civile dura 15-25 minuti a seconda del numero dei discorsi di parenti e amici ma soprattutto della necessità di tradurre perché l’atto è in italiano e quindi, con le coppie straniere, ci vuole l’interprete. A Siena gli assessori sposano una settimana ciascuno e, in primavera e in estate, celebrano anche 6-7 matrimoni al giorno.
Generalmente la sposa entra nella sala per ultima, al braccio del padre. L’attesa è quasi sempre breve per le straniere e lunga per le italiane. Ovviamente ci sono delle eccezioni e una in particolare mi è rimasta impressa. A Siena i matrimoni avvengono nel palazzo pubblico, uno degli edifici gotici più belli del mondo. La sala per i matrimoni è quella del Concistoro con uno spettacolare soffitto affrescato da Domenico Beccafumi (1529-35). Si trova all’interno del Museo Civico per cui in un ambiente pieno di dipinti. Una mattina dovevo sposare una coppia

Promessa-d'amore-Fattoria-del-Colle

Promessa-d’amore-Fattoria-del-Colle

italoamericana ma la sposa tardava molto, ma proprio molto. Gli invitati cominciarono a alzarsi e uscire, poi rientravano e chiamavano gli altri. Alla fine uscii anch’io per capire il motivo di quel trambusto e trovai i parenti degli sposi davanti a una tela raffigurante San Sebastiano trafitto dalle frecce. Chiesi <<perché questo quadro vi interessa tanto?>> e loro << non sapevamo che anche qui ci fossero stati gli indiani!>> mi risposero serissimi. All’inizio non capii ma poi l’idea che le frecce gli avrebbero fatto pensare ai pellerossa in Italia mi sembrò divertentissima. Risi così tanto che ebbi molta difficoltà a celebrare le nozze con la necessaria compostezza.
Capitano spesso situazioni esilaranti. Un’altra volta ero al sesto matrimonio della giornata e cominciavo a trovare alienante la ripetizione del rito quando mi arriva davanti una sposa piccoletta con un vestito a tubino e un cappello enorme che la faceva assomigliare a un fungo. In quei casi riuscire a mantenersi seri è difficilissimo. Leggi tutto…

Rosato da moda a denominazione

I produttori del Garda chiedono la  Doc Chiaretto. Il rosato è di moda e diventa più chiaro e più buono, finalmente inizia a piacere anche agli italiani

Rosato da moda a denominazione

Rosato da moda a denominazione

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Rosa di Tetto IGT

Il rosato è di moda e il marcato chiede bottiglie più buone ed è disposto a pagarle di più, E i produttori italiani, consapevoli di non poter competere sul prezzo con gli spagnoli, stanno investendo sul miglioramento qualitativo dei loro rosè. Tuttavia metà del rosato nostrano va all’estero, i rimanenti per 2/3 vengono venduti in supermercato (+5,2% di business nel 2015). Alla fine, rispetto alla moda mondiale dei rosati, da noi è calma piatta: molti articoli e eventi, buona volontà individuale ma manca una strategia unitaria di marketing e comunicazione capace di fare la differenza e competere con i francesi che invece marciano a ranghi compatti.

Ma forse le tre maggiori zone di produzione vogliono provare a fare squadra: Garda, Abruzzo e Puglia.

Rosexpo rosato da moda a denominazione

Rosexpo rosato da moda a denominazione. Foto di R.Garofano

Del resto Jean Marc Ducasse, manager del Pink Rosè Festival di Cannes che, con i suoi 78 buyer, si sta affermando come la borsa dei vini rosati, ha dichiarato che i compratori esteri hanno proprio chiesto più rosati italiani nell’edizione 2018.
Il presidente del Consorzio Valtènesi Alessandro Luzzago ha tetto a Trebicchieri <<L’Italia ha bisogno di un grande gruppo che traini la crescita dei rosati>> l’idea è quella di puntare sui vitigni autoctoni con peculiarità da spendere come il Groppello e il Negroamaro. In altre parole bisogna smettere di pensare al rosato solo come un vino di moda e legarlo ai territori con caratteristiche uniche. Leggi tutto…

Maria Giulia Frova Delegata Toscana delle Donne del vino

Chi è la nuova Delegata toscana delle Donne del Vino – Maria Giulia Frova, produttrice di Chianti al Castello del Corno e, quando ha tempo, bravissima chef

Maria Giulia Frova Delegata Donne del Vino della Toscana

Maria Giulia Frova Delegata e le Donne del Vino della Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

Maria Giulia Frova Arroni prende il testimone da Antonella D’Isanto ottima delegata delle Donne del Vino toscane negli ultimi tre anni che ha lasciato l’incarico per motivi di salute.
Sempre sorridente, sa trovare il lato buono in ogni situazione, Maria Giulia veste con gusto e in modo colorato ma molto semplice anche se al dito mignolo porta l’anello d’oro con lo stemma nobiliare dei Frova. Ha due figli maschi e un marito tedesco che si occupa di ingegneria economica. Ascoltando il suo parlare quieto e la sua saggezza sorridente appare la persona più posata del mondo <<se hai bisogno di meditazione meglio il rosario, gli orientali hanno lo yoga ma noi

Maria Giulia Frova Portopiccolo Sistiana luglio 2017

Maria Giulia Frova Portopiccolo Sistiana luglio 2017

siamo italiani. Io sono una grande praticante del rosario, funziona>>. Ma Maria Giulia non né il tipo da vita tranquilla, è vulcanica, poliglotta e lavoratrice instancabile. E’ laureata in Disegno industriale, ma lavora da 25 anni nella sua azienda, il castello del Corno. Prima della nascita dei figli era anche la bravissima chef del ristorante del suo agriturismo.
La sua è una famiglia di antica aristocrazia di origine piemontese e umbra sempre dedita ad attività agricole. I suoi avi sono approdati in Toscana alla meta del 1800 e da oltre un secolo possiedono la splendida tenuta del Corno in Val di Pesa, che precedentemente era della Famiglia Strozzi. Il cuore della proprietà è la grande villa del Cinquecento edificata sul perimetro di un castello del XIII secolo. Leggi tutto…

Brunello, troppo shopping di cantine

Brunello: in pochi mesi sono passate di mano la Cerbaiona di Diego e Nora Molinari, poi la Tenuta dei Biondi Santi e ora Poggio Antico di Paola Gloder

Brunello Poggio Antico

Brunello Poggio Antico

Di Donatella Cinelli Colombini

All’apparenza la speculazione impazza e davanti ai produttori di Brunello viene messa una montagna di euro che non li lascia indifferenti. Una sirena tentatrice a molti zeri che potrebbe dare vantaggi immediati accrescendo il mito di Montalcino ma alla lunga presenta anche risvolti preoccupanti. Potrebbe infatti rivelarsi una bolla speculativa drogando il mercato come ha giustamente osservato Orlando Pecchenino, presidente del Consorzio di Tutela del Barolo, intervistato da WineNews. C’è poi la perdita di autenticità, di quel carattere appassionato che è proprio delle Langhe e di tutti i territori dove i produttori hanno lo

Brunello Biondi-Santi-Riserva

Brunello Biondi-Santi-Riserva

stoicismo di chi mette la vigna prima di ogni altra cosa. Insomma, alla lunga, potrebbe creare una situazione difficile per i produttori con antica radice locale, rendendo per loro quasi inabbordabile l’acquisto di altra terra, come avviene nel Barolo, e carissimo trasferire l’azienda ai figli come succede in Champagne. Insomma essere circondati da miliardari con capacità di spesa illimitata ha anche i suoi svantaggi quando questi ultimi possono mettere in campo strumenti di marketing e investimenti enormemente superiori ai produttori locali.
La cosa certa è che l’assedio degli investitori esteri desiderosi di mettere il proprio nome sulle bottiglie di Brunello sembra non avere fine e le cifre continuano a crescere. Leggi tutto…

Seguici su : f t g p fl is l y tripadvisor icon

Log In

Create an account