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Abbazia di Monte Oliveto Maggiore: il paradiso senza tempo

Emozioni e suggestioni nel paradiso senza tempo delle Crete Senesi in Toscana: l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

Di Alice Bracciali, Fattoria del Colle

Abbazia-di-Monte-Oliveto-Maggiore

Abbazia di Monte Oliveto

Immersa nel panorama delle Crete Senesi e a soli 12 Km dalla Fattoria del Colle, l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore rimane uno dei luoghi di maggiore interesse della zona. Si trova nel comune di Asciano e si può visitare ogni giorno dalle 9.00 alle 17.00. È un luogo incantato dove regnano il silenzio e la pace; il tempo sembra scorrere in un’altra dimensione al ritmo naturale delle stagioni. Tra gli affreschi del Sodoma, le terrecotte dei Della Robbia e il profumo balsamico dei cipressi, la vita monastica prosegue fra le ore liturgiche e quelle del lavoro manuale che producono vino, olio, cereali e liquori. Ogni volta che visito l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore mi piace fingere di essere tornata indietro nel tempo. L’atmosfera è intrisa di misticismo, sembra di essere approdati nel famosissimo libro di Umberto Eco “Il nome della rosa”. Vi consiglio di assistere alla Messa con canti in stile gregoriano molto suggestivi per credenti e non.
Giovanni di Mino Tolomei, poi ribattezzato Bernardo, nacque alla fine del 1200 a Siena. Nel 1313 uscì da Siena con due ricchissimi nobili come lui per recarsi in un suo possedimento e vivervi nel silenzio e nella preghiera, lavorando la terra nello spirito della povertà cristiana. Inizialmente Bernardo visse in una grotta, poi costruì una chiesa da cui sorse, nei secoli successivi l’attuale Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.
Accedo all’abbazia tramite una torre merlata medievale, percorro un ponte levatoio. Sull’arcata d’ingresso si trova la prima opera d’arte, una Madonna col bambino in terracotta invetriata attribuita ai Della Robbia, una famosissima famiglia di scultori che visse a Firenze tra il 1400 e il 1500. Non è una delle loro maggiori opere, ma la sua spettacolarità risiede nella sua straordinaria resistenza nel tempo: dopo 5 secoli esposta agli agenti atmosferici è ancora intatta. Superato il ponte, imbocco un viale di cipressi molto suggestivo, il profumo inconfondibile è molto forte, quasi inebriante. Intorno c’è il giardino botanico della vecchia farmacia, molte cappelle costruite nei secoli, e una peschiera che permetteva ai monaci di nutrirsi in periodi di vigilia. Con la soppressione degli ordini monastici nel 1800 i monaci furono allontanati dall’Abbazia, e l’orto di piante officinali andò irrimediabilmente in rovina: rimase una sola pianta, la più tenace, un cespuglio di bosso dalle foglie aromatiche che si trova ancora oggi vicino al ponte levatoio di accesso. Uscita dal boschetto mi trovo di fronte al solenne monastero.

Storie-di-San-Benedetto

Abbazia Monte Oliveto Maggiore Storie-di-San-Benedetto

A destra dell’ingresso della chiesa c’è una porticina che mi catapulta nel Chiostro Grande, e inevitabilmente mi lascia di stucco. Le pareti del Chiostro sono dipinte con 35 affreschi delle Storie di San Benedetto, realizzati da Luca Signorelli e Antonio Bazzi detto Il Sodoma. Alcuni affreschi sono molto curiosi perché ritraggono anche la vita dei frati e smascherano le debolezze della congregazione olivetana del tempo. Gli Olivetani fanno parte dell’Ordine di San Benedetto e quindi alternavano il lavoro alla preghiera. Ma cinquecento anni fa non tutti i monaci erano solerti: c’era anche chi, durante il pranzo, rubava il pane al frate accanto. Osservando bene è possibile scoprire anche qualche debolezza dei due artisti autori degli affreschi. Signorelli, che dipinse per primo (1495) scelse il lato al sole in modo da non gelare dal freddo mentre lavorava. Sodoma (1505) invece voleva sbrigarsi, perché il salario dei frati era povero, e allora dipinse “a secco” le zampe di un asino, che ben presto sbiadirono, e nascose le mani dei monaci sotto le vesti in modo da fare più in fretta.
Dal Chiostro Grande parte una scala che porta alla Biblioteca monastica. La porta è meravigliosa, in legno, tutta intagliata. La biblioteca custodisce una miriade di manoscritti di notevole valore, tutti ordinati negli scaffali. Purtroppo l’antico patrimonio librario è andato perso nel 1800, i libri conservati nella biblioteca provengo da un monastero olivetano di Perugia.
Proseguo nella riscoperta dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore ed entro nella chiesa che custodisce altre opere del Sodoma; una melodia liturgica accompagna la mia visita, proviene dall’organo con cui un monaco si esercita: prova, forse compone e annota qualcosa sullo spartito. La luce è soffusa e induce all’introspezione.
Uscendo noto il punto vendita, entro e trovo un monaco molto cordiale. Il negozio presenta moltissime tipologie di miele, di cosmetici e tisane, tutte prodotte nell’Abbazia o da altre congregazioni monastiche secondo ricette antiche. La mia attenzione si posa sullo scaffale della liquoreria: non sapevo che i monaci producessero un liquore. La Flora di Monte Oliveto è preparato secondo la ricetta dall’antica farmacia dell’Abbazia ed è un’infusione di 23 erbe. Oltre alla liquoreria i monaci producono ceci, olio e vino Doc Grance Senesi. È possibile visitare la cantina storica e degustare i loro prodotti.

Crete-Senesi

Crete-Senesi presso l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

Rientrando a Trequanda alla Fattoria del Colle, forse ancora avvolta dalla pace che ho respirato all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, mi sono guardata intorno e mi sono profondamente emozionata tra le colline verdi accecanti e i calanchi delle Crete Senesi. Un paesaggio lunare in cui milioni di anni fa c’era il mare: questo ha determinato per sempre l’aspetto delle crete che, con il loro andamento mosso e ondoso richiamano il fondale marino da cui hanno avuto origine. Visitare l’Abbazia è molto suggestivo anche per la strada che si percorre per raggiungerla: si attraversa la campagna più bella del mondo!

Vi lascio un piccolo video che ho realizzato quel giorno: http://bit.ly/1pBgnnH

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