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Fattoria del Colle: il passato riappare per magia

Le piccole scoperte che facevano riaffiorare il passato delle Fattoria del Colle continuavano senza sosta, come un fil rouge che mi legava a quel posto

Donatella Cinelli Colombini

antica cucina Fattoria del Colle

antica cucina Fattoria del Colle

Per Natale andai a trovare il patriarca della mia famiglia paterna, l’Ingegner Luigi Socini -quasi centenario ma ancora lucidissimo- nella sua casa di Siena in Via San Martino. Zio Gigi, come lo chiamavamo in famiglia, mi raccontò alcuni aneddoti della vita alla Fattoria del Colle all’inizio del Novecento << in campagna c’erano ancora i briganti che, di giorno, quando le donne erano sole, entravano in cucina per rubare polli, uova, cacio, olio, farina … ma c’era un allarme, una campana sul tetto che si suonava dal salotto di fattoria. Gli uomini ritornavano di corsa e acciuffavano i birboni>>. La mattina dopo, alla

Stemma Socini Fattoria del Colle

Stemma Socini Fattoria del Colle

Fattoria del Colle dove i muratori stavano rifacendo il tetto, vidi la campana a forma di cloche, una settimana dopo sarebbe scomparsa per sempre. Poi, con qualche ricerca, capii come le donne suonassero la campana senza farsi scoprire, tirando una corda nascosta dentro un grande orologio a muro. Quando mostro questo congegno ai visitatori della fattoria rimangono sbalorditi dall’ingegnosità del trucco.
Le scoperte più sensazionali avvennero in cantina. Il sotterraneo della villa cinquecentesca fu trasformato in bottaia con un restauro eseguito a tempo di record nella primavera del 2001. Volevo costruire una scala esterna che collegasse la base dell’edificio con il sottotetto dove c’erano i caratelli del Vinsanto in modo da riunire tutta la zona destinata alla maturazione dei vini in contenitori di legno.

Fattoria_del_Colle_vinsantaia

Fattoria_del_Colle_vinsantaia

Il Comune di Trequanda bocciò la mia richiesta e io fui costretta a costruire una scala interna – fra la bottaia e il sottotetto- abbattendo un solaio . Ma fu a quel punto che scoprimmo una grande stanza di cui tutti ignoravamo l’esistenza e che ora è la mia vinsantaia. Pochi giorni dopo la cosa si ripeté. I muratori mi chiamarono <<dottoressa qui c’è una chiazza di umidità bisogna capire se c’è un pozzo o cosa >> mi dissero con le mazze già in mano per fare un buco esplorativo. Buco che ci fece scoprire un’altra stanza dove ora ho messo le vasche da bagno del Conte Spannocchi.
Dopo quel primo periodo “eroico” con cantieri un po’ dovunque, le scoperte continuarono più lentamente e in modo meno spettacolare, ma senza mai arrestarsi. Un giorno le auto, che a quell’epoca erano posteggiate davanti alla villa, sprofondarono. Le trascinammo indietro con il trattore per poi scoprire che in quella zona erano state scavate delle cavità, coperte da volte a botte, forse dei pozzi per immagazzinare l’acqua dei tetti. Infatti la Fattoria del Colle non ha sorgenti e gli antichi contadini, con la loro consueta abilità si erano organizzati.

Matrimonio nel bosco dei giochi antichi

Parco della Fattoria del Colle allestito per un matrimonio

Poco distante c’era un ammasso di rovi di dimensioni epiche, tipo quello che, nelle fiabe, avvolge la torre della Bella addormentata, prima dell’arrivo del principe azzurro. Quando decidemmo di pulirlo per ridurre il rischio di incendi scoprimmo, tanti vialetti e poi cedri, sequoie … arrivando a capire che quello era il parco all’inglese della villa. Oggi è un luogo romantico in cui lo scenografo inglese Philip Robinson (quello di “Quattro matrimoni e un funerale”) ha realizzato un’illuminazione particolarmente romantica.
Per chi li sa capire i segni del passato sono tanti e non sempre facilmente decifrabili ma vanno preservati con cura. Fra il cortile della Fattoria e l’ingresso di servizio della bottaia abbiamo scoperto delle cavità troncoconiche scavate nella roccia, si tratta probabilmente delle “ghiacciaie” dove veniva pressata la neve per usarla d’estate nelle ghiacciaie oppure per far scendere la febbre. Sono visibili e illuminate.
Demolendo le mangiatoie dei buoi nelle stanze che adesso usiamo come magazzino climatizzato per le bottiglie, trovammo un amuleto. E’ una piccola immagine in terracotta raffigurante il volto di un capretto con sembianze umane , un diavoletto, eredità dei culti precristiani e pagani che sono continuati in campagna, quasi fino ai giorni nostri. Sicuramente è stato messo nella mangiatoria dei buoi da qualche “strego” i guaritori che curavano animali e persone usando le erbe secondo una tradizione orale antichissima e forse collegata a culti misterici. Ho messo il diavoletto con le orecchie a punta rosse in cantina. Non credo agli amuleti ma è giusto conservare anche queste parti del passato rurale perché sono esistite e negarlo sarebbe una bugia.
Continua domani

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