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Olivier Chadebost l’architetto di Cheval Blanc e Yquem

Ingegnere prima che architetto, ha iniziato con la moda e poi è arrivato al vino: Olivier Chadebost il genio creativo che accresce il valore delle cantine

Olivier-Chadebost -alla-Fattoria-del-Colle

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Di Donatella Cinelli Colombini

L’occasione di ricevere uno degli archistar più celebrati del mondo era davvero ghiotta, per questo ho accettato la richiesta dell’UIV Unione Italiana Vini e Simei – Salone Internazionale delle Macchine Enologiche e Imbottigliamento, di organizzare alla Fattoria del Colle l’incontro con Olivier Chadebost l’architetto che ha creato la più famosa tinaia del mondo a Chateau Cheval Blanc: una doppia vela bianca che si curva dolcemente e contiene dei tini in cemento progettati appositamente.
La fama di architetto haute couture, interprete della bellezza in tutte le sue forme, ha preceduto Chadebost creandomi una notevole preoccupazione. La semplicità campagnola della Fattoria del Colle è sicuramente lontana dal lusso da milionari a cui è abituato lui, ma, nonostante l’imbarazzo di sapermi inadeguata a un giudice di quel calibro, ho accettato con entusiasmo di riceverlo.
La curiosità era troppo forte.

Olivier-Chadebost-Giulio-Somma-CorriereVinicolo

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Ed ecco Olivier Chadebost fisico da sportivo, espressione sorridente, occhi vigili e anello con stemma nobiliare al dito mignolo; i suoi antenati hanno fatto le crociate e attualmente la famiglia si occupa di foreste. Indossa una giacca azzurra con pochette troppo leggera per la fredda primavera 2018 ma sufficientemente eccentrica da rivelare il suo carattere creativo e l’attenzione alla moda. La sua carriera professionale è partita proprio da lì, dai progetti per LVMH, la multinazionale del lusso.
L’intervista avviene nella sala degli stemmi, della Fattoria del Colle e rivela una personalità davvero fuori dal comune – ingegnere, architetto, artigiano, designer – Olivier Chadebost è una sorta di pigmalione capace di moltiplicare il valore delle aziende, i prodotti e dei personaggi per cui lavora. A Giulio Somma, direttore del

Olivier-Chadebost-Giulio-Somma-CorriereVinicolo

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“Corriere Vinicolo” che gli chiedeva se i capolavori di architettura devono per forza costare tanto, Olivier Chadebost rispondeva <<la bellezza non costa niente perché è fatta di armonia e colore >> tuttavia, a suo avviso <<il vino sta vivendo la stessa evoluzione avvenuta nella moda trent’anni fa>> in altre parole sta diventando un simbolo di esclusività, lusso e eleganza. Tutte cose che costano esattamente come i vestiti griffati.
Altra domanda <<come sceglie i progetti da realizzare?>> il celebre architetto risponde <<prima di tutto in base alla sintonia con la persona che mi affida il progetto e poi dalla comprensione di come posso dare valore a quello che c’è>> e da qui parte la spiegazione della sua filosofia basata prima di tutto sull’utilità delle sue creazioni che devono rispondere a esigenze pratiche ed essere facilmente utilizzabili <<mi piace la tecnologia, e cerco di usare interamente il potenziale tecnico dei materiali>> ha detto rivelando un istinto strutturalista da ingegnere. Altra cosa fondamentale per lui, quando lavora sul vino, è l’interpretazione del terroir, della storia e della cultura enologica espressa dal produttore << solo facendo qualcosa di perfettamente coerente è possibile accrescere il potenziale di una cantina>> e poi c’è la magia … quel pizzico di genio creativo che trasforma l’innovazione tecnica in mito. Per spiegarlo racconta di come ha ideato i tini dorati per Y il vino di Château d’Yquem che viene prodotto, in 10.000 bottiglie l’anno, con Chardonnay e Sémmillon. La tecnologia è sofisticata ma invisibile e l’effetto è sontuoso, in perfetta assonanza con il gusto del vino. Lui adora il Sauternes e la cosa che ama di più è fare surf nell’Oceano e poi gustare dello Château d’Yquem fresco accompagnato da cucina cinese. Io che odio i vini dolci penso <<sarebbe il modo per rovinarmi la giornata>> e dalla mia espressione disgustata lui intuisce che non farei la stessa scelta <<meglio Champagne?>> mi chiede.
A tavola è un ospite perfetto, aperto capace di raccontare e intrattenere << Michel Rolland mi ha chiesto di fargli la nuova casa e quindi ho cercato di capire come vive un uomo che viaggia senza sosta in tutto il mondo… la cosa più sorprendente è il guardaroba dove c’è un ordine militare, tutto è ordinato per colore e tipologia, poi c’è un tavolo speciale che gli permette di fare la valigia in pochissimi minuti >>.
Una risposta mi ha colpito in particolare << non accetterei mai di lavorare per qualcuno che mi dicesse “voglio essere come …. “ oppure che mi chiedesse di rifare una cosa che ho già fatto>> perché ogni sua creazione è unica e costruita per un luogo, una persona, una storia …. E’ questo che lo rende diverso dai suoi colleghi: la capacità di interpretare la realtà quasi come gli architetti del Rinascimento.
Un solo difetto in quest’uomo singolare e entusiasmante: quando gli ho chiesto <<conosce Pier Luigi Nervi? >> mi ha detto di no. E dire che, ha è considerato un genio assoluto che ha cambiato l’uso del cemento armato e gli assomiglia tantissimo!

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