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Colomba Mongiello e la parità di genere in agricoltura

 L’Onorevole Colomba Mongiello è la persona che ha aperto le stanze dei bottoni alle donne del vino, dell’olio, del formaggio… alle contadine moderne

Colomba-Mongiello

Colomba-Mongiello

Di Donatella Cinelli Colombini

Un piccolo esercito di donne che sono il 35% della forza lavoro agricola ma per ora, non ha generali e forse attraverso il provvedimento di Colomba Mongiello vedrà nascere una nuova classe dirigente femminile. L’emendamento è nel collegato agricolo della Legge di Stabilità in approvazione in Parlamento e impone ai consorzi di tutela una quota del 20 e poco dopo del 30% di donne fra i propri consiglieri di amministrazione. Un obbligo che apre le porte alle carriere femminili anche nei

Giuseppe-Liberatore-Presidente-Aicig

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comparti dove le donne hanno solo posizioni subalterne come, ad esempio, nella filiera dei prosciutti di Parma interamente composta di imprese dirette da uomini.

Nata a Foggia nel 1961, Colomba Mongiello era insegnante di lingue prima di entrare in Senato, per due legislature e, dal 2013, a Montecitorio come vicepresidente della commissione Agricoltura. E’ fra i parlamentari che lavorano di più, con una presenza dell’88% alle votazioni. Molto attiva su ogni problematica del mondo rurale, ha legato il suo nome al tappo antirabbocco delle bottiglie dell’olio, il sistema che impedisce la sostituzione del contenuto sulle tavole dei ristoranti.

Colomba-Mongiello

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Il suo provvedimento sulla parità di genere nei Consigli di amministrazione dei consorzi di tutela -dal prosciutto San Daniele, al pecorino sardo e al pomodoro San Marzano- è un passo rivoluzionario nella tradizionalissima e patriarcale agricoltura italiana. Una rivoluzione anche per il mondo del vino vecchio di 8.000 anni in cui le donne iniziano a farsi largo ma sono ancora una minoranza nei piani alti dove vengono mosse le leve di comando. Una rivoluzione che ha trovato contrari Giuseppe Liberatore Presidente Aicig e Riccardo Ricci Curbastro Presidente Federdoc, organismi che riuniscono la maggior parte dei consorzi delle DOP (Denominazioni d’Origine Protette) e delle IGP (Indicazioni Geografiche Protette) preoccupati nel toccare equilibri costruiti con pazienza certosina fra le diverse componenti delle filiere produttive: dalle pecore al formaggio, dagli allevamenti di maiali ai salumi, dall’uva alle bottiglie di vino.
C’è poi un altro problema: se da un lato l’emendamento di Colomba Mongiello apre le porte a una nuova classe dirigente femminile dall’altra chiede un’attuazione talmente veloce -6 mesi- da non avere “materia prima” cioè donne candidabili per i CDA soprattutto nei comparti dove le donne sono storicamente escluse dalle carriere dirigenti.

donne-in-agricoltura-pomodori

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Secondo i dati Unioncamere 2015, le donne dirigono 835.367 imprese agroalimentari cioè il 28,1% del totale italiano. Le aziende agricole a conduzione femminile sono il 33% del totale (G.Benedetto and G.L.Corinto <<The Role of Women in the Sustainability of the Wine Industry: Two Case Studies in Italy>> 2015) e producono un business di 9 miliardi su un volume d’affari complessivo del comparto di 26, risultano dunque leggermente più remunerative rispetto a quelle dei colleghi uomini. Da questi dati è evidente che le donne ci sono, sebbene a macchia di leopardo, e cominciano ad avere ruoli importanti.
Uno dei settori dove il protagonismo femminile avanza più velocemente è il vino. Qui è molto attiva, da quasi 30 anni,

donne-in-agricoltura-formaggio

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l’associazione Donne del vino, nata nel 1988 e composta da 650 socie soprattutto produttrici. Per prima ha colto l’importanza del provvedimento della Mongiello e le opportunità che ne derivano anche se <<unisce la sua voce a quella di AICIG e Federdoc auspicando una concertazione finalizzata alla modifica del provvedimento che lo renda più facilmente applicabile e aderente alle finalità dei consorzi stessi>>. Modifiche che potranno essere apportate nei prossimi mesi in modo concertato fra il mondo politico e quello produttivo. .
Intanto le Donne del vino stanno valutando la possibilità di organizzare minicorsi di formazione da realizzare in ogni regione, per motivare e preparare le future consigliere di amministrazione. Incontri in cui spiegare come i consorzi intervengono sulla programmazione produttiva, nel miglioramento qualitativo dei vini in termini igienico sanitari e organolettici, gli obblighi di vigilanza, tutela e promozione che le associazioni dei produttori devono svolgere. L’obiettivo è di suscitare, in tempi brevissimi, le candidate ai Consigli di Amministrazione dei Consorzi dove attualmente le donne sono meno del 10% del totale dei membri.

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Io che sono Presidente delle Donne del Vino dal gennaio 2016, avevo indicato l’aumento delle donne nei Consigli di amministrazione dei Consorzi del vino fra gli obiettivi del mio mandato ma non mi aspettavo una così rapida evoluzione. Devo riconoscere all’Onorevole Mongiello un grande coraggio nel gettare il cuore oltre l’ostacolo e mettere la faccia su un provvedimento che rivoluziona il mondo agricolo. Ora mi aspetto che con lo stesso coraggio e la stessa intelligenza dialoghi con i consorzi affinché questo importante provvedimento venga pienamente applicato.

 

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4 Comments

  1. Donatella Briosi Reply

    Abbiamo proprio bisogno di donne come la dott.ssa Colomba Mongiello…da sostenere per essere sostenute…ne sono convinta.

    1. Donatella Reply

      L’approvazione dell’emendamento è slittata a giovedì. Auguriamoci un’approvazione senza intoppi e una successiva elaborazione del provvedimento che lo renda più facilmente applicabile nell’interesse delle Donne del vino e di tutto il vino di qualità

  2. Carlo Pietrasanta Reply

    Donatella mi pongo una domanda e’ giusto imporre una presenza femminile per legge non e’ sminuire il vero valore di Voi Donne .
    Sai perfettamente che ritengo che solo Voi Donne potevate fare la rivoluzione avvenuta in cantina con lo sviluppo dell’enoturismo .
    Ma mi domando se non ci sono produttrici Donne in una denominazione cosa succede si chiude il consorzio, o si mette in consiglio la prima che capita solo perche’ ci sono delle quote da rispettare .
    Nelle piccole denominazioni in alcuni casi si fatica ad avere il numero minimo di rappresentanti delle 3 categorie ( produttori vinificato e imbottigliatori) . La figura delle Donne e’ importantissima ma non mettiamo paletti che possono solo creare ulteriori complicazioni. Sono per la presenza delle Donne nei consigli delle denominazioni ma non per le quote .

    1. Donatella Reply

      Caro Carlo, se leggi il mio post vedrai che ho riflettuto sugli stessi argomenti ed ho molti dubbi anch’io sull’applicabilità del provvedimento soprattutto perchè in alcune filiere le donne mancano quasi del tutto. Purtroppo non è avvenuta alcuna concertazione prima della presentazione del provvedimento. Tutti ci auguriamo un incontro (forse addirittura oggi in occasione della presentazione dell’Atlante Qualivita) che porti a una rapida modifica dell’emendamento e metta le basi di un nuovo protagonismo femminile senza creare ostacoli al buon funzionamento dei Consorzi.

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