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Arriva la tassa sul vino in USA?

Arriva una tassa sul vino del 20%? Il nostro primo mercato estero di export a rischio per i dazi di Trump che potrebbero colpire le bottiglie migliori

Donald-Trump-nuove-tasse-sul-vino-importato-in-USA?

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Di Donatella Cinelli Colombini

In passato gli Stati Uniti avevano poche tasse sul vino, anzi erano fra i Paesi con dazi più leggeri con una media del 10% che saliva fino al 20% per le tipologie base e scendeva fino al 3% sui premium come il Brunello, ma ora il rischio di un’impennata fiscale sui prodotti d’importazione comincia a profilarsi all’orizzonte e potrebbe penalizzare proprio le tipologie più pregiate.
Il programma del Presidente Trump “America first” prevede infatti di ridurre le tasse alle grandi imprese nazionali in modo da attrarre investimenti e accrescere la produzione interna contrastando la concorrenza estera mediante forti dazi. Quasi nessuno pensava che tale piano sarebbe stato applicato perché appariva come la spacconata da bar di uno che non capisce niente di equità sociale e accordi internazionali …. Invece il rischio si sta profilando all’orizzonte !!!

Degustazione-Brunello-in-USA-Fila per-entrare

Degustazione-Brunello-in-USA-Fila per-entrare

I rapporti commerciali fra gli Stati sono frutto di un intreccio di interessi economico politico che viene discusso con complicatissimi e lunghissimi negoziati internazionali nel WTO – World Trade Organization, creando un equilibrio politico economico . Della serie io ti compro le banane e tu apri i tuoi porti alle mie portaerei, oppure se tu mi dai il tuo zinco io ti compro anche il caffè ….
In questo contesto delicatissimo Trump si nuove come un elefante in una cristalleria dando colpi senza timore di rompere quello che è stato costruito in anni di lavoro diplomatico ma facendo leva sull’orgoglio americano delle persone più semplici e meno colte, quelle che pensano <<ora gli facciamo vedere chi ha i muscoli e chi comanda!>>.

Infatti, benchè la sua popolarità sia in caduta l’idea dei dazi alle importazioni piace al 77% dei repubblicani, al 61% degli indipendenti e al 51% dei democratici (sondaggio dell’Harvard-Harris Poll in collaborazione con l’Harvard Center for American Political Studies) che ci vedono uno strumento di rilancio dell’economia nazionale e dell’occupazione.

Eataly- NewYork-negozio-del-vino-italiano

Eataly- NewYork-negozio-del-vino-italiano

Inutile dire che la cosa è preoccupante. Per il vino tricolore il mercato USA è il primo player estero con importazioni per 2,5 milioni di ettolitri pari a un valore di 1,3 miliardi di dollari nel 2016. Personaggi come Piero Antinori o la mia importatrice Lia Tolaini Banville si dichiarano tranquilli <<le tasse sui vini esteri non le vuole nessuno>> dicono riferendosi alla contrarietà di tutta la filiera commerciale – ristoratori e rivenditori- e persino dei consumatori che pagano molto più care le bottiglie di California e Oregon. Tuttavia il rischio di un contraccolpo negativo c’è e soprattutto per i vini di pregio che potrebbero veder aumentare le tasse di importazione dal 3 al 20%.
In attesa di vedere se Donald Trump andrà avanti con il suo piano arriva dagli USA una novità curiosa. Il mercato statunitense del vino è sempre stato guidato dalle donne mentre gli uomini preferivano birra e super alcolici. Una scelta che tuttavia ha visto un lento recupero del sesso forte fino al superamento dei millennial wine lovers sulle coetanee donne. L’analisi condotta dal Wine Industry Insight  sui dati raccolti da “Harris Poll Online”, è stata recentemente divulgata da WineNews e rivela come nella fascia di età fra 45 e 65 anni sia il 70% delle donne a comprare vino contro il 60-65% dei maschi mentre fra i 35 e i 44 anni c’è il vero boom della moda enoica e entrambi i sessi scelgono il nettare di Bacco per oltre l’80%. La sorpresa arriva con i Millennial cioè i consumatori nati dopo il 1990 fra i quali la moda del vino è soprattutto maschile (80% contro il 70% delle ragazze).

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