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Brunello, troppo shopping di cantine

Brunello: in pochi mesi sono passate di mano la Cerbaiona di Diego e Nora Molinari, poi la Tenuta dei Biondi Santi e ora Poggio Antico di Paola Gloder

Brunello Poggio Antico

Brunello Poggio Antico

Di Donatella Cinelli Colombini

All’apparenza la speculazione impazza e davanti ai produttori di Brunello viene messa una montagna di euro che non li lascia indifferenti. Una sirena tentatrice a molti zeri che potrebbe dare vantaggi immediati accrescendo il mito di Montalcino ma alla lunga presenta anche risvolti preoccupanti. Potrebbe infatti rivelarsi una bolla speculativa drogando il mercato come ha giustamente osservato Orlando Pecchenino, presidente del Consorzio di Tutela del Barolo, intervistato da WineNews. C’è poi la perdita di autenticità, di quel carattere appassionato che è proprio delle Langhe e di tutti i territori dove i produttori hanno lo

Brunello Biondi-Santi-Riserva

Brunello Biondi-Santi-Riserva

stoicismo di chi mette la vigna prima di ogni altra cosa. Insomma, alla lunga, potrebbe creare una situazione difficile per i produttori con antica radice locale, rendendo per loro quasi inabbordabile l’acquisto di altra terra, come avviene nel Barolo, e carissimo trasferire l’azienda ai figli come succede in Champagne. Insomma essere circondati da miliardari con capacità di spesa illimitata ha anche i suoi svantaggi quando questi ultimi possono mettere in campo strumenti di marketing e investimenti enormemente superiori ai produttori locali.
La cosa certa è che l’assedio degli investitori esteri desiderosi di mettere il proprio nome sulle bottiglie di Brunello sembra non avere fine e le cifre continuano a crescere. E’ frequente ricevere telefonate da banche, fondi d’investimenti esteri e agenzie immobiliari che chiedono <<abbiamo un cliente interessato a comprare qualcosa a Montalcino non sa mica se c’è qualche proprietà in vendita?>> frase che in realtà ha un

Brunello La Cerbaiona

Brunello La Cerbaiona

altro significato <<mica avrebbe intenzione di vendere la sua azienda?>>.
Il risultato è una compagine di produttori estremamente variegata e sentir parlare il vernacolo (dialetto) senese è sempre più raro. Per la verità non è la prima volta; il territorio di Montalcino ha visto grossi flussi migratori, nel passato: negli anni del dopoguerra la campagna toscana si vuotò dei suoi abitanti storici che andarono in città attratti dal lavoro in fabbrica, i prezzi crollarono e la terra veniva letteralmente svenduta. Arrivarono i pastori dalla Sardegna e poi, pian piano, dei nuovi investitori: il primo fu l’industriale Silvio Nardi umbro e produttore di macchine agricole che nel 1950 comprò Casale del Bosco e lo splendido castello di Bibbiano. Nel 1959 arrivarono dal Venezuela i Mastropaolo che acquistarono l’immensa tenuta di Poggio alle Mura per cederla, qualche anno dopo, alla Banfi degli italoamericanti Mariani. Nel 1973 i piemontesi Cinzano acquistarono Col d’Orcia e nel 1989 arrivarono nella bellissima Castelgiocondo i Marchesi Frescobaldi. Poi i “milanesi” che crearono due aziende con audaci progetti di marketing Altesino e Caparzo. Altre grandi tenute ebbero vicende più complesse come Castiglion del Bosco che passò di mano in mano fino ai Ferragamo che lo possiedono oggi. Oppure Val di Suga che ora è degli Angelini dell’omonimo gruppo farmaceutico.
Le grandi tenute rimaste nelle mani dei proprietari storici sono state le prime a cambiare padrone ma poi l’interesse del mercato si è diversificato spostandosi anche su proprietà medie e piccole che ormai hanno cifre da capogiro. Quello che colpisce è la dinamica speculativa delle proprietà dei non montalcinesi che cambiano di mano con maggiore velocità. Ecco che il bresciano Roberto Bellini arrivato a Montalcino all’inizio degli anni Settanta ha venduto Santa Restituta a Angelo Gaja nel 1996. Così ha fatto anche Noemi Marone Cinzano che ha ceduto Argiano compresa la villa monumentale, al banchiere brasiliano Andrè Santos Esteves. Stessa sorte a Poggio di Sotto creata nel 1989 da Piero Palmucci che poi l’ha data al gruppo Bertarelli del multimiliardario svizzero della celebre barca Alinghi. Più recentemente il pilota Alitalia Diego Mulinari e sua moglie Nora hanno venduto la Cerbaiona, da loro creata con amore infinito, a Gary Rieschel.
La storia si ripete con Paola Gloder e suo marito Alberto Montefiori che vanno dato il 100% di Poggio Antico alla compagnia belga Atlas Invest dopo averla gestita per 30 anni.
Tuttavia nessuna di queste cessioni ha avuto il clamore di quella del Greppo dei Biondi Santi, la culla del Brunello è stata venduta dai discendenti del fondatore al francese Epi Group di Christopher Descours, proprietario di Piper-Hedsieck. Se la cifra pagata ai Biondi Santi, oltre i 100 milioni di Euro, è la più alta in assoluto, tuttavia anche i prezzi delle altre cessioni supera il mezzo milione di Euro per ogni ettaro di Brunello e la tendenza è in rialzo.

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2 Comments

  1. Massimo Reply

    questi sono i segnali che ci fanno capire quanto in questi ultimi 10 anni sia cambiato il mondo e l’economia, questo cambiamento si trascina anche un nuovo modo di affrontare la vita e le nostre abitudini.Ho molta paura di questo cambio di rotta che è avvenuto troppo velocemente, e il mio mondo penso che finirà quando finirà la mentalità contadina che ha governato la scorsa era in particolare l’Italia.Purtroppo non manca molto…………..

    1. Donatella Reply

      Io mi sento radicata nella terra toscana. Sento il bisogno, l’orgoglio, l’entusiasmo di lottare per questo territorio i suoi valori e la sua gente. Mi spaventa quello che sta avvenendo e la distanza fra noi “indigeni” e i milionari che comprano e investono cifre da capogiro

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