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Calici da vino: come sceglierli e come manetenerli

Lo stelo che si rompe facilmente la coppa che potrebbe tagliarti le mani durante il lavaggio e soprattutto l’opacizzazione del cristallino …. Cosa fare?

bicchieri-da-vino-più cari-del-mondo-di-john-calleija

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

Ovviamente la forma del calice è fondamentale per gustare il vino ma non è l’unico elemento da considerare quando si compra un servizio di bicchieri. Lascio perdere i prezzi perché le differenze sono abissali: dai 400.000 $ delle coppe da Champagne di John Calleija’s in cristallo di quarzo  che fanno sembrare economici persino i 150$ del Lalique 100 punti di James Sukling per arrivare ai 6 € del normale calice in vendita al supermercato.

Bicchieri-da-vino-Osteria-di-Donatella-Fattoria-del-Colle-Toscana

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I bicchieri da vino, soprattutto per chi li usa e li lava spesso, devono mantenersi brillanti e non essere fragili. Le parti più soggette alle rotture sono il bordo superiore e lo stelo. Evitiamo le coppe sottilissime, che sebbene eleganti, si scheggiano con estrema facilità e diventano rasoi quando si rompono durante l’asciugatura a mano. Mio marito Carlo ha ancora i segni di un Riedel nella mano destra. Lo stelo è comunque il punto più critico. Se vogliamo dei bicchieri che durino a lungo deve essere abbastanza spesso. I calici soffiati a mano, quelli dove non c’è attaccatura fra coppa e stelo, sono particolarmente delicati. Poi c’è la tipologia intermedia –coppa soffiata e stelo industriale- ma la maggior parte dei calici sono fatti a macchina. Tuttavia l’eleganza del calice dipende dalla forma e dalla brillantezza. L’ossido di silicio che compone il vetro diventa cristallo con l’aggiunta di piombo in una

Calici-da-vino-RCR-Luxion

Calici-da-vino-RCR-Luxion

percentuale superiore al 24%. E’ il metallo a conferire al cristallino la particolare lucentezza e trasparenza. Ci sono tuttavia i “vetri sonori”, con più basse percentuali di piombo come il Luxion, della RCR di Colle Val d’Elsa, che ha un indice di rifrazione della luce vicinissimo a quello del cristallo al piombo: 1,5425 il primo, 1,545 il secondo. Il vetro sonoro ha prezzi decisamente più abbordabili del cristallo ed è molto pratico da usare.
Il problema dei cristalli è infatti il lavaggio. Andrebbe fatto a mano, compresa l’asciugatura ma i ritmi della vita attuale rendono indispensabile l’uso della lavastoviglie. Per questo, prima di comprarli, bisogna assicurarsi che entrino nel cestello, infatti, i formati extra-large sono spesso fuori scala rispetto agli elettrodomestici di casa. Il nemico del calice è l’opacizzazione. Ci sono dei piccoli accorgimenti da seguire nel lavaggio a macchina: prima di tutto usare il detersivo liquido o in gel anziché le pastiglie, poi sostituire il brillantante con dell’aceto di vino che rimuove anche eventuali macchie causate dal calcare dell’acqua. Non usare programmi di lavaggio lunghi e soprattutto le alte temperature. Aprire lo sportello a fine lavaggio facendo uscire il vapore e asciugare i bicchieri con un panno morbido lavato senza ammorbidente.
Se i calici sono già opachi è possibile provare a ridare loro lucentezza solo se il problema dipende dall’acqua troppo dura. In questo caso bisogna immergerli in un contenitore pieno di acqua molto calda in cui è stato sciolto il bicarbonato. Dopo un bagno di dodici ore e un risciacquo con acqua fredda dovrebbero essere belli lucenti ma se questo non succede c’è l’ultimo tentativo: mettere i bicchieri a bagno in un litro d’acqua, 100 Cl di aceto di vino, un limone tagliato a fette e 2 cucchiaiate di sale fino. Dopo un giorno lavare i bicchieri a mano con un comune detersivo, poi con aceto di vino e dunque sciacquare.
Se il cristallo rimane opaco significa che è stato abraso dalla lavastoviglie e da buttare ma quando comprate quelli nuovi cambiate completamente metodo di lavaggio!

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