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Chef e cocaina: Cernilli apre una nuova polemica

Daniele Cernilli Doctor Wine si conferma coraggioso e provocatorio. E’ il primo a parlare in Italia dell’argomento chef e cocaina ma il problema esiste

chef e cocaina - cucina di ristorante

chef e cocaina – cucina di ristorante

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Chef e cocaina: tutti sussurrano ma ufficialmente nessuno lo dice, anche perché l’antidoping per gli chef non esiste, come non esiste per il mondo dello spettacolo, per gli scrittori, i manager, per gli avvocati, per i broker di borsa e per tante altre professioni con orari pesanti e stress forti. Sono questi lavori dove molti si aiutano con stimolanti e poi con sonniferi per adattarsi ai tempi e alla concentrazione che serve a mantenere performance altissime.
Invece, non ci crederete, l’antidoping c’è per i trattoristi e noi aziende agricole siamo obbligati a sottoporre chi guida il trattore a una visita specialista in modo che risultino ufficialmente non tossicodipendenti.

chef e cocaina

chef e cocaina

Quindi gli chef stellati che fanno uso di cocaina ci sono, e non sono i soli ma, come tante cose italiane, “è un segreto di Pulcinella” di evidenza incontrovertibile, altrimenti non si spiegherebbe perchè l’aria di Roma contiene tracce di mitica polvere bianca. Se la cocaina non fosse molto diffusa come avrebbe fatto ad inquinare persino l’aria ele acque reflue di Firenze?E’ proprio su questa omertà che Daniele Cernilli Doctor Wine  punta il dito portando la testimonianza di chi, all’estero, ha fatto outing oppure ha denunciato il problema

Gordon Ramsay chef

Gordon Ramsay chef

<<Gordon Ramsay, chef stellare e stellato di fama internazionale, nel corso di un’intervista a Radio Times, rilanciata da The Guardian e ripresa sul Fatto Quotidiano da Luisiana Gaita. Più o meno le stesse cose le aveva in precedenza dette Anthony Bourdain e Marco Pierre-White le ha confessate nel libro autobiografico White Slave>> cita Cernilli invitando gli chef italiani a dire la verità su chef e cocaina.
In realtà ammettere qualcosa che in Italia è ancora un reato è difficile e, forse, gli chef non sono fra quelli che devono fare outing per primi. In fondo sniffare per avere la concentrazione sufficiente a cucinare in modo impeccabile dei piatti complessi in pochissimi minuti non mette a rischio la vita di nessuno, mentre mettersi al volante in quelle condizioni è davvero pericoloso. Non li assolvo ma neanche mi preoccupo.

DanieleCernilli DonatellaCinelliColombini ONAV Congresso 2013

DanieleCernilli DonatellaCinelliColombini ONAV Congresso 2013

Come dicevo all’inizio, il problema è diffuso: quante volte abbiamo visto i giovani avvocati di uno studio internazionale a cui viene chiesto di gestire contratti milionari avere crolli fisici e psicologici, poi andare in bagno e poco dopo sprizzare energia e idee…. Le cucine stellate sono luoghi in cui nessuno può sbagliare tempi, dosi, movimenti, contenitori … le persone vivono in tensione per ore e quando tornano a casa, nella migliore delle ipotesi, trovano la famiglia che dorme, mentre quando si svegliano sono soli perché i figli sono a scuola e la moglie a lavoro. Una vita complicata specie per chi punta in alto. Per questo non li assolvo ma li giustifico e neanche chiedo loro un outing come ha fatto Cernilli, pur sapendo che il problema cocaina c’è nelle cucine dei ristoranti ed è diffuso da lungo tempo.

 

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2 Comments

  1. Alice Reply

    Concordo con il fatto che cucinare sotto effetto di sostanze stupefacienti non e’ cosi pericoloso come guidare, e’ pero’ pericoloso sotto altri punti di vista.
    Alla luce di 17 anni di esperienza nel mondo della ristirazione in Italia e negli ultimi 7 anni all’estero, posso dire che managers, chegs, bartenders e camerieri che non fanno uso di alcuna sostanza stupefaciente sono piu’ rare delle mosche bianche. E’ come se fosse parte del gioco.
    Si, certo, possono aiutare a sopportare estenuanti ed infinite giornate di lavoro, al caldo, in piedi, correndo su e giu’ senza sosta.
    Dobbiamo pensare che questo mondo e’ fatto di rapporti con altre persone, colleghi e clienti, e per quanto questi usi possano aiutare la persona stessa a superare le giornate, possono essere di estremo pericolo psicologico per se stessi e per chi e’ intorno.
    Il comportamente dei suddetti nei confronti di colleghi e spesso subordinati porta questi ultimi a condizioni psicologiche difficili, con il rischio di perdere fiducia in se stessi enelle proprie capacita professionali, solo per avere a che fare con persone che purtroppo non sono nello stato mentale di essere responsabili per altri.
    Nell’altro lato negli ultimi anni ho perso colleghi a causa di depressione, dove droghe e medicinali non aiutavano ne fisicamente ne mentalmente ma li hanno pprtati ad uno stato di non ritorno.

    Con questo voflio solo sottolineare il fatto che il mondo della ristorazione e saturo di droghe e che bisogna iniziare a denunciare invece di prenderlo sotto gamba perche “il lavoro dello chef non e’ un lavoro pericoloso”.

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