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Cinghiali e caprioli: la lotta continua

Ungulati in Toscana: a rischio il turismo in campagna, non solo le vigne e le culture, causano 3 incidenti al giorno e persino i boschi non ricrescono

capriolo-per-strada

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Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia 

Il problema cinghiali e caprioli è sempre più grave. Cosa stiamo aspettando, che una cinghialessa mangi la mano a un bambino inglese che tentava di carezzare un cucciolo? Oppure che una star di Hollywood muoia in un incidente causato da un capriolo, mentre guidava in mezzo ai vigneti?
Stiamo aspettando uno scandalo di proporzioni mondiali per intervenire contro i 450.000 ungulati che popolano la campagna toscana?
Sembrerebbe di si visto che, secondo le disposizioni arrivate dalla Regione

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Toscana, le cacciate ai cinghiali devono usare un solo cane (liniere) e avvenire solo in due giorni la settimana ma mai nei week end. In questo modo i cagnetto solitario stana pochi cinghiali e quei pochi hanno altissime probabilità di farla franca perché davanti hanno solo pensionati. Perfetto!
Se l’assessore all’agricoltura vuole dimezzare la sovrabbondante fauna selvatica della Toscana, come ha più volte dichiarato, deve intervenire in modo più deciso e soprattutto usare la consulenza di altri enti oltre all’ISPRA (Istituto Nazionale per la Ricerca e Protezione Ambientale), come ha chiesto anche il Consiglio Regionale con la mozione del 14 settembre 2016. ISPRA, ha prodotto le linee guida dei piani regionali sulla caccia che hanno fatto aumentare il numero degli ungulati fino a diventare 4 volte superiore alla media nazionale. Un disastro con effetti devastanti sull’agricoltura, il paesaggio e ora

Cinghiale-e-l'uva

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anche sulla sicurezza dei cittadini e le prospettive turistiche delle zone rurali. Si perché quando i cinghiali non trovano più cibo nei campi di mais o nei vigneti, entrano nei centri urbani in cerca di immondizia e si avvicinano alle coloniche per cui è pericoloso persino portare il proprio cane a fare la passeggiatina notturna.
I danni al paesaggio sono crescenti. I boschi che, per stare in salute, devono essere periodicamente tagliati, non ricrescono perché daini e caprioli mangiano i germogli degli alberi.
Allo stesso modo chi sta per piantare una vigna deve recintala con barriere alte oltre due metri altrimenti rischia di non vederla crescere . La campagna toscana, specialmente nelle zone più belle come la Val d’Orcia o il Chianti, si sta trasformando in un immenso campo di concentramento pieno di reticolati. Qualcosa

giovane-Capriolo-nei-vigneti

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di orribile sotto il profilo paesaggistico, che prima della vendemmia si aggrava con barriere arancioni tipo cantiere, recinti elettrificati, cannoni …. Quasi una guerra per rimandare cinghiali e caprioli dove dovrebbero sempre stare, nel bosco. In compenso nelle zone marginali, dove l’agricoltura è più povera e le vigne potrebbero costituire una prospettiva di reddito e di occupazione il costo delle recinzioni spinge molti a all’abbandono o la vendita.
Se per i cinghiali la Toscana è la terra promessa, per caprioli e daini è proprio una pacchia. Nonostante relazioni a comprova dei danni e della sovrappopolazione, nonostante i crescenti problemi di sicurezza stradale gli abbattimenti consentiti su parere di ISPRA sono il 17,42 dei cervidi esistenti. Evidentemente quindi, la loro popolazione continuerà ad aumentare. Per esempio l’ATC (Ambito Territoriale Caccia ) di Siena aveva chiesto 1500 abbattimenti e ha avuto l’autorizzazione per 927. Una situazione paradossale dove la politica incolpa i cacciatori di non fare abbastanza abbattimenti, i cacciatori accusano la Regione di aver creato delle riserve naturali di 8.800 ettari che fungono da serbatoi di fauna selvatica. Intanto l ’ISPRA favorisce una regolamentazione così restrittiva e cavillosa da impedire di fatto la riduzione degli ungulati.
Noi agricoltori guardiamo esterrefatti ma sempre più arrabbiati e persino Avito, associazione che rappresenta circa 5mila aziende vitivinicole e il 70 % della produzione enologica toscana è intervenuta per chiedere alla regione Toscana di sentire voci diverse da ISPRA.
Un riequilibrio è indispensabile e non dobbiamo aspettare un “morto famoso” per metterlo in atto perché a quel punto potrebbe essere troppo tardi per salvare il turismo in campagna.

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