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Costruire una wine destination: opportunità e rischi

Suvereto 2 dicembre Carlo Cambi, Piero Mastroberardino, Donatella Cinelli Colombini, Filippo Magnani parlano di enoturismo e wine destination

Wine destination tavola rotonda Suvereto

Wine destination tavola rotonda Suvereto

Di Donatella Cinelli Colombini

Per l’enoturismo italiano, la maggiore novità è l’approvazione, al Senato (e speriamo presto anche alla Camera), delle norme fiscali che autorizzano l’attività di somministrazione e visite a pagamento in cantina nelle regioni, come Veneto e Lombardia, dove erano, di fatto, proibite. E’ merito del Senatore pugliese Dario Stefano ex bravissimo assessore regionale e, speriamo, futuro ministro, se questo provvedimento è finalmente arrivato. Alle 5,22 del 29 novembre è stato approvato dal Senato come emendamento alla finanziaria. Non abbiamo ancora la legge che regola l’incoming nelle cantine ma, questo provvedimento, toglie gli ostacoli più grossi . C’è da sperare che il recepimento da parte delle Regioni sia veloce specialmente in quelle più riottose.
A causa di uno sciagurato referendum del 1993, il turismo, in Italia, è senza Ministero ed è materia delegata alle regioni. Per questo gli alberghi 5 stelle hanno servizi diversi in ogni zona ma soprattutto per questo le spese in marketing e comunicazione si sono moltiplicate e i risultati si sono ridotti quasi a niente. Il mercato turistico è talmente

Wine destination tavola rotonda Suvereto:CinelliColombini, Magnani, Mastroberardino, Manzone

Wine destination tavola rotonda Suvereto:CinelliColombini, Magnani, Mastroberardino, Manzone

grande che le singole regioni italiane risultano invisibili mentre l’offerta nazionale è ridicola: andate a vedere il sito ufficiale del turismo www.italia.it. Il vino è nella sezione “IDEE DI VIAGGIO” nel menù “MANGIARE E BERE” che propone 4 vini fra cui il Brunello ma nella descrizione di 11 righe non si spiega come andare nelle cantine. Formidabile promozione non è vero?
Costruzione di una wine destination, Suvereto 2 dicembre 2017. La tavola rotonda è in un gelido museo d’arte sacra all’ingresso  del paese; i relatori sono imbacuccati con giacche a vento e guanti.  Modera Carlo Cambi che lancia subito una provocazione <<Stiamo parlando di turismo del vino in una nazione che si gloria di un successo turistico 2017 derivante dai rischi terrorismo nei Paesi arabi mediterranei.La politica si disinteressa del turismo. Cantine chiuse nel weekend, strade del vino guidate da politici in pensione … 15 anni fa dicevamo le stesse cose e i problemi erano più o meno gli stessi>> esordisce Cambi . Roberta Garibaldi dell’Università di Bergamo presenta le statistiche dell’interesse dei turisti verso l’enogastronomia che mostrano un trend molto positivo <<92% dei viaggiatori usa foods and wines per arricchire l’esperienza … in Italia ci sono 42.000 sagre dedicate al cibo>>. Anche Filippo Magnani, pioniere delle agenzie di viaggio dedicate ai wine tours, conferma <<prima vendevo solo escursioni di un giorno adesso vendo pacchetti e wine trip di più giorni. I clienti sono soprattutto nordamericani ma crescono tantissimo i collezionisti cinesi>> . Daniele Manzone direttore della Strada del Barolo rimane sul concreto <<95% delle cantine delle Langhe sono aperte al pubblico, il turismo da noi ha 5.000 addetti ed è la seconda economia del territorio>>. Rossano Pazzagli presidente del corso di laurea in Scienze Turistiche Enogastronomiche dell’Università del Molise conferma le ottime prospettive occupazionali per gli specialisti in questo settore <<nel nostro corso avevamo 50 posti e abbiamo avuto 110 domande>>. E’ Piero Mastroberardino presidente Istituto Grandi Marchi che ritorna sul tema wine destination insistendo su un punto fondamentale <<non bisogna scambiare un sistema territoriale con un’accozzaglia di imprese e soggetti del territorio . L’accozzaglia è una somma di individualità che confliggono e non creano vantaggi ne moltiplicano il valore del vino e del brand collettivo (denominazione). Il sistema è invece una vera unione di intenti che crea vantaggi superiori a quelli che si otterrebbero sommando l’azione dei singoli>> quindi ha spiegato il Professor Mastrobarardino << la wine destination è il risultato di un sistema e non di un’accozzaglia cioè sviluppa attività convergenti che creano valore>>.

Io parlo per ultima e mostro soprattutto i rischi di una crescita turistica sregolata e ingorda. L’arrivo degli arredatori nei punti vendita delle cantine che li rendono molto più sofisticati ma tolgono loro quel tocco di “local” che li rendeva unici. Un equilibrio difficile quello che deriva dal successo turistico perché il desiderio di corrispondere alle attese del turista produce una falsificazione. Un “sono come tu mi vuoi” che uccide l’identità dei luoghi. Accanto ci sono le vere sfide: trasformare le specificità locali (tradizioni popolari, piante, piatti tipici, artigianato storico, caratteri edilizi, paesaggio … ) in attrattive. Professionalizzare gli addetti. Usare internet per essere visibili (sito, GPS, portali di recensioni…) e soprattutto accessibili visto che manca il simbolo “cantina” nel codice della strada ed è proibito mettere tutte le frecce indicatrici che servirebbero. In questo senso vale la pena vedere il sito del Movimento del turismo del vino della Toscana che chiede ai wine lovers le loro preferenze e segnala loro le cantine più vicine con quelle caratteristiche. Innovativo anche l’uso dei video e il dialogo con i giovani. Non ci credete? Il video con Violante Gardini e il consiglio dell’associazione che canta con Lorenzo Baglioni ha avuto 370.000 visualizzazioni e quelli con le interviste ai giovani sommelier e produttori 10.000 ciascuno. Se c’è un modo per portare i giovani nel mondo del vino è questo!

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