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Grandi cantine siciliane vanno forte

Le 28 grandi cantine siciliane valgono 356,5 milioni di Euro +4,42% in un anno. I migliori utili per Cusumano, Donnafugata e Barone Montalto

Le-grandi-cantine-siciliane-vanno-forte

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Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia Doc, Cenerentola

E’ la prima indagine regionale sulla scia di quelle nazionali di Mediobanca e di Anna Di Martino. E’ pubblicata da Cronache di Gusto in un dettagliatissimo articolo che vale la pena di essere letto.
Lo studio mostra le performance economiche delle grandi cantine siciliane, cioè delle 28 imprese enologiche che sviluppano il grosso del business e soprattutto dell’export siciliano. Sono solo il 3,5% delle 800 aziende imbottigliatrici dell’isola ma hanno un business di 356,5 milioni di Euro e segnano un + 4,42% fra il 2014 e il

Marsala-Cantine- Florio-esterno-notte

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2015. Esse commercializzano il vino ottenuto dalla propria uva insieme a uva e vino di piccole imprese prive o quasi prive di rete commerciale. Quelle esaminate dal Professor Sebastiano Torcivia sono insomma i locomotori dell’economia enologica siciliana.
E che locomotori!
Ho conosciuto il Professor Torcivia qualche anno fa ricavandone un’ottima impressione e in effetti lo studio appare molto ben fatto e esauriente. Torcivia è il coordinatore del Master Universitario di Primo livello “Manager delle aziende del settore vitivinicolo” dell’Università degli Studi di Palermo. Il suo studio sulle grandi cantine siciliane riguarda il 2015 e manca di una parte del

Conti-Tasca-d’Almerita

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business di Firriato di cui erano disponibili i dati di una sola azienda del gruppo. In effetti, ha spiegato Torcivia, l’elaborazione della ricerca ha trovato dei limiti nelle società di persone <<senza obbligo di pubblicazione presso l’Ufficio Registro delle Imprese e delle quali non abbiamo i relativi dati, poiché non forniti, anche se richiesti>>.
Le aziende esaminate sono quelle che commercializzano oltre un milione di pezzi in qualunque forma di packaging cioè bottiglie ma anche brik. 15 sono società di capitali cioè Srl o Spa, 6 sono cooperative e altre 6 sono imprese individuali (Planeta, Gorghi Tondi, Maremonti, Buccellato, Aziende agricole Pollara, Intorcia), 1 ha autonomia giuridica

Sicilia-vigneti

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(Solsicano Srl già Feudo Arancio) del gruppo Mezzacorona. Le cantine con risultati più brillanti sono Cusumano, Donnafugata, Barone Montalto e Tasca d’Almerita. Quelle che hanno incrementato maggiormente il loro giro d’affari sono Colomba Bianca (+24,12%), Cantine Europa (+22,18%), cantine Ermes (+ 10,63%), Barone Montalto (+24,12%), Conte Tasca d’Almerita (+2,80%) e Donnafugata (+ 7,55%).
I migliori risultati in termini di utili netti sono di Cusumano, (+2.669.011), Donnafugata (+ 919.110) e Barone Montalto (+753.901). Tuttavia 18 cantine, sulle 28 prese in esame, hanno un bilancio in utile e alcune anche con ottime performance: Conte Tasca d’Almerita (506.857), Pellegrino (216.271), Ivam (139.762), Arini Curatolo (124.577), Rapitalà (48.047), Grottarossa (39.599), Solsicano (89.835).

fatturati_cantine_2015

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Sul lato opposto, quello delle perdite troviamo Orestiadi, Solsicano e Duca di Salaparuta. Quest’ultima (perdita d’esercizio € -2.678.132) potrebbe scontare l’appartenenza a un gruppo con logiche fiscali e ammortamenti che nulla hanno a che fare con la reale performance produttiva.
<< 16 aziende migliorano il loro fatturato>> ha precisato il Professor Torcivia nell’intervista a Cronache di Gusto <<mentre le restanti sette peggiorano tale dato>>. Nell’insieme il panorama del vino siciliano appare in salute con le grandi aziende che si organizzano sempre meglio e esportano sempre meglio.
La classifica del fatturato vede al primo posto Settesoli (€ 48.321.802) seguita dalla Cantina Cooperativa Ermes (€ 45.794.293). Queste sono le sole cantine siciliane oltre i 40 milioni di Euro, ce ne sono poi 12 che superano i 10 milioni (Duca di Salaparuta, Colomba Bianca, Barone Montalto, Cantine Europa, Tasca d’Almerita, Cusumano, Pellegrino, Donnafugata, Planeta, Cantine Paolini, Firriato, Cantina Birgi); 4 le cantine con un fatturato compreso tra 5 e 10 milioni di euro (Nicosia, Ivam, Rapitalà, Grottarossa); e sei con fatturato inferiore ai 5 milioni di euro (Arini Curatolo, Solsicano, Tenimenti Zabù, Orestiadi, Fratelli Lombardo, Principe di Corleone).

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