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Gucci insegna alle cantine come usare i social

Cosa può imparare il vino dalla moda? Aprite la pagina Facebook di Gucci – oltre 15 milioni di mi piace – e capirete cos’è uno storytelling per immagini

Gucci, dalla pagina Facebook

Gucci, dalla pagina Facebook

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Testi molto semplici in inglese, un post quasi tutti i giorni con splendide foto di borse, abiti, scarpe, cravatte, orologi, foulard … ma anche istantanee delle celebrità che sfoggiano abiti Gucci sul red carpet, piccole storie come quella della Principessa Grace e del disegno Gucci Flora oppure raccolta di fondi contro la violenza sulle donne e soprattutto tutti gli eventi Gucci ovunque nel mondo.
I mi piace sono in quantità mostruosa soprattutto sui video. Ne ho visti fino a 50.000 su un solo post. Annalisa Dimonte, di Gucci è intervenuta al quinto seminario sul marketing relazionale che si è tenuto alla Fondazione Mach di San Michele all’Adige ampiamente illustrato nel blog Cronache di Gusto (8 novembre 2014). Ha spiegato con questa frase la strategia adottata da Gucci nei social << I clienti non sono

Antinori dalla pagina Facebook

Antinori dalla pagina Facebook

più materia astratta. Noi facciamo vivere a loro un’esperienza che li coinvolge direttamente, li facciamo partecipare in parte al processo di creazione del prodotto>>. In effetti l’attenzione e il numero dei “mi piace” su ogni post forniscono indicazioni utilissime al marketing Gucci. Poi ci sono i messaggi che in certi casi sfiorano il migliaio. Ha ragione la Dimonte c’è una community di fan emotivamente molto coinvolti che collaborano alla diffusione del brand e dei prodotti in tutto il mondo attraverso le condivisioni ….. gratis. Spettacolare!
Nello stesso convegno,  che ha avuto luogo l’autunno scorso, c’era MCC Management Consulting che ha anticipato qualche notizia sul database con i profili dei wine lover studiato con l’Università di Cambrige. I wine lovers sono il 4,5% dei frequentatori italiani dei social, maschi, con un’età fra i 19 e i 45 anni. L’algoritmo dovrebbe dare molti dati sulla personalità, le aspettative e gli stili di vita definendo 1.500 categorie.
Il problema è che le cantine italiane non hanno ancora gli strumenti per utilizzare questi dati.

<< Tutte queste informazioni sulla famiglia, il prodotto, il territorio, sempre le stesse, tutte uguali alla fine non sono altro che un rumore di fondo. Bisogna dire qualcos’altro>> ha ammonito Enrico Chiavacci, direttore marketing di Antinori parlando dei siti italiani del vino. 

Direttore creativo Frida Giannini

Direttore creativo Frida Giannini

Verissimo nella comunicazione, della stragrande maggioranza delle cantine italiane, manca lo storytelling che fa sentire il cliente parte dell’azienda come invece fa  Gucci.
A questo punto sono andata a vedere la pagina Facebook di Antinori che effettivamente è fatta molto bene: immagini di vini, eventi … una sorta di diario che rende partecipi i lettori della vita nelle meravigliose cantine del gruppo. Foto e video “rural” rispetto a Gucci ma questo rende più vero il messaggio anche per la presenza dei protagonisti in prima persona come Allegra Antinori che augura buon Natale in video.
In tutto questo c’è un però. Entrare nella pagina Facebook di Antinori è facile dal sito ma difficile per altre vie perché viene fuori tutto salvo la pagina giusta. In effetti 8.000 mi piace sono pochi per un colosso d’immagine, conosciuto in tutto il mondo, come Antinori soprattutto se confrontati con i 22. 600 di Ornellaia, i 34.000 di Penfolds e soprattutto i 205.000 di Concha y Toro.

Famiglia Antinori

Famiglia Antinori

Concludo con una riflessione. Ho guardato molte altre pagine Facebook di multinazionali della moda e del vino. E’ chiaro che le cantine italiane devono imparare a raccontarsi meglio ma è anche chiaro che senza un universo di valori e un maggior coinvolgimento dei clienti le aziende medie e soprattutto piccole non potranno apparire attraenti perché già adesso tutte le immagini di bottiglie, cantine, enologi e cibi …… appaiono molto simili e troppo ripetute per cui, fra poco, faranno l’effetto del rumore di fondo descritto da Chiavacci.
Forse le parole chiave sono “Condividere valori” cioè vivere, insieme con i propri consumatori, dei momenti importanti e delle convinzioni.

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