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I concorsi del vino servono? E vincono i migliori?

C’è una differenza fra le Olimpiadi e i concorsi mondiali del vino: alle Olimpiadi partecipano tutti i veri big mentre ai concorsi del vino no
Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Concorso-enologico-Vinitaly

Concorso-enologico-Vinitaly

Ho cominciato a riflettere su questo argomento, davvero spinoso, dopo aver letto un articolo di Rebecca Gibb di “Wine searcher” una giornalista che si sta rivelando fra le menti più feconde e intelligenti della stampa specializzata. La sua riflessione prende origine dai risultati del Concorso “Chardonnay du monde” che, nelle prime posizioni, ha vini di South Africa, Australia, Svizzera, Canada …. Ma un solo nome della Borgogna cioè della zona con la maggiore reputazione. La Gibb ha quindi cercato di capire il motivo di una simile sorprendete situazione ed ha notato che i 826 chardonnay

Preparazione delle bottiglie in concorso

Preparazione delle bottiglie in concorso

concorrenti costituiscono solo il 4,4% delle 18,678 etichette di Chardonnay censite da Wine Searcher e dunque riguardano una quota infinitesimale della produzione mondiale. Il peggio è che fra i concorrenti mancano i grandi nomi che generalmente disertano concorsi “globali” come l’International Wine Challenge, l’International Wine and Spirit Competition e il Decanter World Wine Awards. Cosa potrebbero ricavarne? Niente, anzi metterebbero solo a rischio il loro mito. C’è poi un aspetto rivelato da Rosemarie Neuninger dell’Università di Otago: le medaglie d’oro apposte sulle bottiglie vincitrici influenzano solo i consumatori meno competenti che

Premiazione concorso enologico

Premiazione concorso enologico

sono invece allontanati dalle bottiglie con medaglie d’argento o di bronzo e persino da medaglieri multipli. Finisce che anche un buon risultato nelle competizioni del vino è controproducente. <<Patacche, ecco cosa sono le medaglie d’oro dei concorsi enologici, luccicanti patacche e nulla più>> aveva scritto Antonio Tomacelli su Intravino in un post feroce che puntava i dito sul << ricco business dei concorsi, oltre un milione di dollari di tasse d’iscrizione a carico dei produttori>>.
Un argomento a parte riguarda le giurie di tali concorsi, questione su cui è avvenuta, nel 2012, una sorta di guerra fra enologi e sommelier con questi ultimi che volevano il controllo dei concorsi e i tecnici che hanno fatto le barricate contro un tale cambiamento. In realtà, come ha correttamente osservato Daniele Cernilli <<Gli enologi, che sono coloro che fanno il vino, a mio avviso non dovrebbero essere anche quelli che lo

Concours-Mondial-de-Bruxelles

Concours-Mondial-de-Bruxelles

giudicano….. Considerando poi che le commissioni dei concorsi locali sono formate in prevalenza da enologi della stessa zona, si arriva al paradosso che chi fa i vini che concorrono poi se li giudica anche >>.
Alla fine queste opinioni rafforzano la mia decisone a disertare tutti i concorsi enologici. Saranno i consumatori, che scelgono e pagano le mie bottiglie, i giudici.

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2 Comments

  1. Luigi Reply

    La scoperta della patata lessa!
    Come in ogni gara se partiamo dal presupposto che la giuria sia competente e i campioni anonimi, il risultato dipende dai concorrenti.
    Ovviamente i partecipanti paganti preferiscono vincere facile, pertanto chi organizza se ne guarda bene da inserire di diritto nomi blasonati.!
    Per quanto riguarda la questione enologi in comissione o no, l’argomento va affrontato dalla parte di come si seleziona il pannel.
    Dal mio punto di vista non sempre i criteri di selezione sono validi, mi spiego: un enologo degustatore può essere in grado di riconoscere le varie coppie e le scalarità, ma tende a valutare positivi solo gli stili che è abituato a produrre; di contro un non tecnico può far passare per positivo un aroma o caratteristica dipendente da una errata o voluta manipolazione (riduzioni, aromi da lievito, sapidità, concentrazioni, morbidezze). Luigi

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