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Il 13 agosto 1462 Montalcino diventò una città

Il passato segreto di Montalcino: vendemmie, sodomiti arsi vivi, tasse sul vino, torture …. Mario Ascheri, Bruno Bonucci e Fabio Pellegrini raccontano

FabioPellegrini_BrunoBonucci_550°anniverasrio Diocesi di Montalcino

Pio II il Papa umanista della famiglia senese Piccolomini decise di trasformare il borgo natale di Corsignano nella città di Pienza e di dare la dignità di città a Montalcino. I lavori per la costruzione della cattedrale e i palazzi di Pienza – fatti in 3 anni a ritmi forsennati- misero in ginocchio tutto il territorio circostante, Montalcino compreso, per il gran numero di “bufali” cioè di animali da soma impiegati nel trasporto delle pietre e del legname che impoverì i boschi del Monte Amiata. Per non parlare della corte papale di 800 persone, che a ogni visita del pontefice occupava tutta la zona. A Montalcino soggiornava il cardinale Rodrigo Borgia che successivamente diventerà Papa Alessandro VI ma che era anche padre della dissoluta Lucrezia e del prepotentissimo Cesare.
Finalmente nel 1462 Pienza e Montalcino vennero innalzati alla dignità di città con la loro Cattedrale e la loro diocesi in un primo momento congiunte sotto il Vescovo Cinughi. Nel caso di Montalcino il capitolo della Cattedrale acquisì le cospicue rendite dell’Abbazia di Sant’Antimo a cui venne tolta la sede vescovile.
Ma torniamo a quel 13 agosto 1462 quando Montalcino ebbe la lieta notizia. La festa fu enorme, spararono i cannoni

MarioAscheri_DonatellaCiampoli

MarioAscheri_DonatellaCiampoli

della fortezza, suonarono le campane, ci furono processioni e Te Deum. Insomma un “gaudio” in piena regola.
Ma com’era Montalcino nel Quattrocento?
Una fonte importantissima è lo Statuto redatto nel 1415 appena ripubblicato a cura di Donatella Ciampoli (“Montalcino medioevale” Giuffrè Editore  €30 pp. 271). Si tratta del corpus di leggi che regolavano la vita di Montalcino che, a sua volta, faceva parte integrante della Repubblica di Siena (dal 1361).

Lo Statuto di Montalcino del 1415 è scritto in un periodo di grande crisi economica e calo demografico. Solo alla metà del secolo la situazione migliorò.
E’ in volgare cioè nell’antenato dell’italiano moderno; il linguaggio è meno forbito rispetto al Costituto senese del 1309, ma è comunque comprensibile e scorrevole. Fu usato fino alla caduta di Montalcino nel 1559 e persino oltre quella data. Era conservato nel Palazzo Pubblico dove i cittadini e le autorità civiche lo consultavano. Si tratta del libro montalcinese più antico ancora conservato; evidentemente ce n’era uno precedente (1212) ma era già andato distrutto nel 1415.

Montalcino_Fortezza

Montalcino_Fortezza

La cosa che interessa di più alla Montalcino moderna, dove il vino ha un ruolo da protagonista, è il vigneto. Ebbene le date della vendemmia erano decise dal Consiglio generale del Comune il 14 settembre -festa di Santa Croce – di ogni anno e i trasgressori dovevano pagare l’enorme cifra di 100 soldi senesi. Sembra tuttavia che nelle immense proprietà della diocesi fosse il vescovo a dare le regole della raccolta dell’uva, scatenando la rivolta dei Priori del comune che sequestrarono il mosto.
Montalcino aveva un banco tenuto da ebrei, un monte di pietà e una prigione cosa abbastanza rara nel Medioevo dove la giustizia era rapidissima e prevedeva multe o pene corporali compreso il taglio della mano (ai ladri) e quello della lingua e del labbro (ai bestemmiatori). Molto severe erano le pene per i sodomiti che se maggiori di 40 anni, venivano arsi vivi. Era prevista la tortura chiamata “tormento” che nel giudizio medioevale era considerata lieve perché non doveva causare la morte o la perdita di parti del corpo. Il Comune non aveva dipendenti fissi, erano i

Montalcino-Palazzo-pubblico

Montalcino-Palazzo-pubblico

cittadini a prestare la loro opera a turno e gratuitamente anche nella guardia delle mura, dai 14 ai 70 anni.
Ma torniamo a riparlare del vino. Era sottoposto a due gabelle cioè tassazioni. Nel momento in cui le botti venivano riempite e sigillate c’era la prima tassa. Il taverniere paga poi un altro dazio sul vino al minuto.
Insomma la lettura dello Statuto del 1415 è interessantissima perchè permette di scoprire molto sul passato della patria del Brunello e va dato merito alle cantine Altesino, Canalicchio di Sopra, Costanti, Fuligni, San Filippo, Siro Pacenti di averne finanziato la pubblicazione.

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

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