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Le cantine più ricche d’Italia

Sono in Veneto e in Toscana le cantine che guadagnano di più e hanno un miglior rapporto fra performance e patrimonio. Bene investimenti e occupazione

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Infografica_vini_2018_Mediobanca-Cantine-più-ricche-d’Italia

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Come ogni anno Mediobanca e Anna di Martino (per Corriere della Sera) pubblicano i risultati economici delle 150 grandi cantine italiane con un business annuo superiore a 25 milioni di Euro. Dopo la frenatona 2014 oggi i grandi gruppi enologici vanno con il vento in poppa e in un solo anno segnano un +6% di fatturati. La crescita record è della cooperativa La Marca che ha fatto un balzo del 30% in più passando da 101 a 131 milioni di Euro.
La più grande “cantina” italiana è la Giv-Cantine Riunite che, lo scorso anno, ha fatto

GIV-Cantine-riunite-cantine-più-ricche-d'Italia

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un fatturato di 594 milioni vendendo 210 milioni di bottiglie. E’ facile calcolare che il prezzo medio è di circa 3€ a bottiglia.
Fra i colossi del vino seguono Caviro 226 milioni di fatturato, Palazzo Antinori con 221 e Zonin con 201 milioni di Euro tutte in crescita rispetto all’anno precedente. Ma è nel prezzo delle bottiglie che emerge la diversa strategia di questi gruppi industriali. Infatti il Marchese Piero Antinori ha fatto il suo business con 25 milioni di bottiglie vendendole a un prezzo medio di oltre 11€ mentre Zonin si ferma a circa 4€.

Ecco che l’esame della redditività premia proprio chi riesce a vendere a prezzi più alti. I top performer di redditività 2017 sono Antinori (utile su fatturato al 25%), Frescobaldi (20,5%), Santa Margherita (17,2%) e Ruffino (15,7%). Tre toscane e una veneta.

Cantine-più-richhe-d'Italia-Frescobaldi

Cantine-più-richhe-d’Italia-Frescobaldi

Nella classifica basata sulle performance economiche e patrimoniali le venete stravincono:  Villa Sandi, Mionetto, Vinicola Serena e Botter,  Masi, Ruffino e Santa Margherita.

Quasi tutte le grandi cantine sono ottimiste sul futuro per questo hanno fatto più investimenti  (+26%), azioni di comunicazione  (+5,9%) e assunzioni  (+1,8%) dato, quest’ultimo, che farebbe pensare a un massiccio impiego di nuove tecnologie.

I wine lovers che oltre alle bottiglie comprano anche azoni in borsa puntino sul vino USA, australiano o francese perché conviene:  in Nord America i titoli azionari delle cantine hanno reso  oltre sette volte la Borsa nazionale (+744,6%), il 163,5% in più nella terra dei canguri e il 100% in più in Francia.

L’indagine vino di Mediobanca  permette un piccolo colpo d’occhio sul mondo: colpisce la crescita del vigneto cinese che dal 1995 al 2016 è aumentato del 407% piazzandosi al secondo posto nel mondo per estensione dopo la Spagna. La cosa appare preoccupante perché i consumi mondiali ( 241 milioni Hl) sono ancora inferiori alla produzione di oltre 5 milioni di ettolitri l’anno. La cosa buona è che la Cina è già al quarto posto nel mondo per le importazioni dopo USA, Uk e Germania e al quinto per i consumi superata da USA, Francia, Italia e Germania.
Ultima notizia sulla classifica mondiale dei maggiori gruppi industriali del vino: sul podio Gallo Winery (4.459 milioni) seguita da Costallation (2.599) e LVMH (2.288). I più grande “vignaiolo” è la cinese Yantai Changyu Pioneer Wine con 22.910 ettari, la seconda l’australiana Treasury Wine Estates (13.261) e la terza la cilena Viña Concha y Toro (10.997) seguite da Gallo e Costellation.

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