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Enologo del futuro: ecco il profilo professionale

Riccardo Cotarella a WineMeridian sull’ enologo del futuro: esperto di cantina e di consumi, umile, capace di fare squadra

Di Donatella Cinelli Colombini

Riccardo e Renzo Cotarella - enologi del futuro

Riccardo e Renzo Cotarella – enologi del futuro

Devo premettere che ho per Riccardo Cotarella un’ammirazione sconfinata. Non è il consulente enologo della mia azienda e mai lo diventerà (anche perché è un maschietto e nella mia cantina ci sono solo donne) ma ha il coraggio di camminare su strade di tutto il mondo verso il futuro  pur continuando ad abitare insieme a suo fratello Renzo, in un paese di vignaioli della campagna umbra. E’ insomma la fotografia vivente di un’enologia moderna ma radicata nei territori e negli affetti.

Riccardo Cotarella presiede l’Assoenologi italiana e l’Union Intrenationale des

Michel Rolland enologo. Enologi del futuro

Michel Rolland enologo

Oenologues, docente universitario, consulente di una sessantina di cantine in tutto il mondo. Il suo è un punto di osservazione imbattibile sulla figura dell’enologo del futuro perché ne conosce un numero sterminato e ha chiarissime le esigenze delle cantine.

Nell’intervista a Wine Meridian Riccardo Cotarella traccia un profilo lucido ma duro dell’enologo del futuro: tecnicamente competente, perfettamente consapevole delle produzioni altri (e con questo termine voglio indicare California, Nuov Zelanda, Francia ….) e del modo con cui i consumatori dei diversi target scelgono e bevono il vino. La divisione fra chi produce e chi vende, come esisteva un tempo <<non solo è anacronistica ma è anche pericolosa>> . In altre parole una cantina e un vino di successo sono il frutto di una somma di fattori: terroir, competenze tecniche, piano finanziario, conoscenza dei mercati e dei consumatori.

Questo non significa che l’enologo debba sostituire l’export manager cercando i buyer

PremioGambelli2017 enologi del futuro

PremioGambelli2017 enologi del futuro

in giro per il mondo – anche se qualcuno lo fa- significa che l’enologo deve comportarsi come il direttore di orchestra sempre aggiornatissimo sulle ultime tendenze culturali ma anche capace di organizzare una lezione per i bambini così come un concerto per i maggiori esperti. Dare a  tutti la stessa cosa significa condannarsi all’insuccesso così come l’enologo che non sa distinguere i gusti dei clienti di Château Margaux da quelli che bevono Yellow Tail. Un distinguo che vale per l’esperto di design, lo stilista di moda, il fotografo e qualunque “arte applicata” come appunto è l’enologia.

Quindi prima caratteristica dell’enologo è conoscere i consumatori

Segue l’umiltà. Secondo Riccardo Cotarella l’enologo  non deve mai <<sentirsi arrivato>> bensì <<sempre aggiornato e costantemente curioso>>

Poi la capacità di fare squadra per << trovare almeno sul fronte della promozione un filo comune, una regia condivisa>>

Parole che condivido tutte e che vi invito a leggere nell’intervista a Fabio Piccoli di Wine Meridian perché le critiche contenute sono forse più incisive dei consigli.

Vorrei aggiungere una testimonianza personale a conferma delle parole di Riccardo. Fra i CV che mi sono arrivati nell’ultimo anno un bel numero riguardano giovani enologi in cerca di occupazione. Ho fatto due soli colloqui di approfondimento in vista dell’ampliamento della cantina che comporterà anche un allargamento anche del team tecnico. Due enologhe che hanno studiato in Italia e poi sono andate all’estero per fare vendemmie e esperienze in aziende di alto livello in Francia, Stati Uniti, Nuova Zelanda …. Parlano perfettamente più lingue hanno visto come lavorano in cantine estere che puntano sull’alta qualità e hanno assaggiato insieme a colleghi di tutto il mondo. Non solo, entrambe hanno anche esperienze nel settore commerciale e sanno lavorare in una fiera così come una degustazione guidata per i turisti. Infine sono attive nei social network e si rapportano giornalmente con enologi esteri che hanno le loro competenze, le loro passioni e i loro sogni.

Se vogliamo sono un esempio concreto di quello che Riccardo Cotarella delineava come l’enologo del futuro  e, in un futuro non troppo lontano, spero di assumere una di loro da affiancare alla bravissima responsabile tecnico della mia cantina Barbara Magnani.

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