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Lo Champagne e la corsa agli sconti: un suicidio?

Forse è ”l’effetto Prosecco” ma ci sono case di Champagne che offrono le loro bottiglie con sconti incredibili. Resisterà il mito delle bollicine più famose del mondo?

Champagne

Champagne

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

Se consideriamo che l’uva per lo Champagne costa 6€ al Kg e il prezzo di produzione si aggira sui 9€ a cui vanno aggiunte le tasse, c’è da chiedersi come sia possibile vendere una bottiglia di Champagne a 10 Euro. Eppure succede.  Teniamo conto che lo Champagne non può essere commercializzato sfuso ma deve compiere il suo affinamento sui lieviti nel territorio di produzione fino al degorgement e alla tappatura con il tradizionale sughero a funghetto. Quindi le grandi catene di distribuzione lo comprano in bottiglia dalle cantine di Champagne. Tuttavia esiste una scorciatoia:  la vendita “sur latte” cioè quando il vino è ancora a contatto dei lieviti e prima della ritappatura. Un sistema che serve a dare liquidità alle cantine e fa uscire le cuvée

Champagne o Spumante?

Champagne o Spumante?

meno pregiate anche se con una deciso sacrificio sul prezzo.   Ovviamente queste partite, che generalmente portano l’etichetta di una catena di supermercati, sono qualitativamente peggiori e, anche a causa del loro basso prezzo,  danneggiano la reputazione allo Champagne. Per questo  Toubart del Syndicate des Vignerons, ha detto a Wine Searcher “Champagne’s strength is that it is a beverage that is consumed on special occasions; because of its relatively high price, it has always been a rarity, to be treasured. Price dumping endangers this, it can turn Champagne in to a commodity>> lo Champagne va bevuto in occasioni speciali; perchè è caro, è raro e va considerato un tesoro. La corsa agli sconti lo trasforma in un bene di consumo. Come dargli torto, in effetti anche il prezzo è un messaggio. Tuttavia l’idea di eliminare negozianti e distributori per la paura di finire come il Cognac dove 4 compratori controllano l’intero brand non sembra percorribile.  Apparentemente, il mercato punisce e premia senza bisogno di aiuti esterni. La testimonianza diretta dei titolari delle maison di Champagne sembra dimostrare che chi investe in qualità accresce fatturati e volumi mentre chi cerca solo di risparmiare finisce per dover vendere il suo vino ai distributori “sur latte”.

A ben vedere i produttori di Champagne sono come il gatto che si lagna “col topo in bocca” perché le cose non vanno affatto male per loro. Le spedizioni 2015 di Champagne hanno raggiunto quota  record di 312.5 milioni di bottiglie e nel 2016 c’è stata solo una piccola flessione (306 milioni) ma il giro d’affari è rimasto pressoché invariato a 4.71 miliardi di Euro con un piccolo aumento del prezzo medio a bottiglia che si aggira sui 15 Euro.  Il locomotore Champagne è un punto di forza per i vini francesi, solo il nostro Paese compra 6,6 milioni di bottiglie ogni anno.

Noi italiani con il Prosecco, siamo su prezzi unitari enormemente più bassi ma qualcosa sta cambiando …. Il sorpasso quantitativo, a livello mondiale, degli spumanti italiani su quelli francesi è avvenuto per la prima volta nel 2014 quando le bollicine nostrane hanno raggiunto i 320 milioni di pezzi esportati. Poi è arrivata un’altra bella notizia: le rilevazioni Nielsen sul mercato Usa, hanno rivelato che le bollicine italiane, nel 2014 hanno superato nell’off-premise (fuori casa) lo Champagne anche in valore: 246 milioni di dollari contro 231 milioni.

Forse è per questo che i produttori di Champagne non si sentono più tanto sicuri e vorrebbero mettere un grosso spartiacque fra loro e il resto del mondo. … Bisogna vedere se ci riusciranno!

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