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Meglio le bollicine per i brindisi oppure sempre?

Il fascino dello Champagne è anche nel rito del brindisi. Ecco perché la diffusione di bollicine a basso costo, per il pasto, le rende tristemente normali

Bollicine-e-brindisi

Bollicine-e-brindisi

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia, Fattoria del Colle

Indubbiamente ebbrezza aiuta e l’anidride carbonica delle bollicine porta immediatamente nel sangue l’alcol del vino. Così come il botto del tappo, che esce dalla bottiglia, fa allegria anche se non è affatto professionale e soprattutto elegante.
Ma basta questo per trasformare Champagne e Spumanti nel vino più adatto ai brindisi? No.
C’è dell’altro e il delizioso articolo di Tom Jarvis pubblicato in “Wine searcher” lo racconta in modo spassoso.

bollicine-e-brindisi-Spumante-DonatellaCinelliClombini

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Il mito dello Champagne, come complemento dei momenti più sexy e come sigillo dei festeggiamenti nasce nella Belle Epoque e negli ambienti più allegri e peccaminosi a cavallo fra Ottocento e Novecento. C’è un alone di lusso e di mistero che circonda le bottiglie da quando, la messa a punto dello champenoise, portò nei calici un liquido effervescente e cristallino. Una magia che è poi rimasta per sempre incollata al vino al punto che persino le cantine più grandi, hanno delle pupitre con le bottiglie infilate dentro e un cantiniere ( ma potremmo considerarlo un attore) che fa il remouage davanti ai turisti come fosse il mago di un misterioso rito.
Tutto concorre al fascino delle bollicine nobili: dai manifesti di Toulouse Lautrec, ai film di James Bond -007 con licenza di uccidere e la voglia di spassarsela- fino ai festeggiamenti dopo le gare di Formula 1. E’ il mito del successo, del lusso, del momento unico che si associa inscindibilmente all’immagine dello Champagne. Particolare curioso: l’abitudine di spruzzare il vino dopo la vittoria dei gran premi

Giulio-Collezione-97_lowautomobilistici nacque nel 1966 quando il vincitore Jo Sifferts si accorse che la sua bottiglia era stata lasciata al sole. Invece di berla il pilota la usò per fare il bagno a tutti i presenti e dopo gli altri campioni hanno continuato.
Ci sono poi i riti augurali più ufficiali, a somiglianza dei sacrifici che nell’antichità venivano fatti per ottenere il favore degli dei, oggi il varo delle navi viene celebrato con una bottiglia di Champagne o di spumante, lanciata sulla chiglia.
Tom Jarvis conclude il suo articolo parlando dei cava spagnoli, dello spumante e soprattutto del Prosecco con qualche punta di maliziosa ironia. Infatti il passaggio dall’eccezionalità del brindisi di Champagne alle bollicine “da tutti i giorni” di Prosecco a basso costo ha tolto al vino effervescente quel fascino di prestigio che le rendeva così intriganti. Allo stesso modo come l’abitudine di consumare Champagne o spumanti come vino da pasto toglie magia al momento del consumo. Non importa che i sommelier parlino della versatilità dello Champagne negli abbinamenti con il cibo …. è il rito del brindisi che conta! Oppure no?

 

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