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Tappi vegetali innovativi per vini da invecchiamento

E’ l’ultima novità nella battaglia contro la puzza di tappo. Viene da Nomacorc e riguarda tappi porosi all’ossigeno ottenuti dalla canna da zucchero

Normacorc-tappi-vegetali-innovativi

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Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle

Come scongiurare il rischio della puzza di tappo ? E’ possibile tappare i grandi vini da invecchiamento con dei tappi innovativi? Se siete dei fan di Penfolds penserete di si visto che i suoi stupendi BIN sono chiusi a vite. Ma non tutti amano lo screwcap che anzi viene spesso associato all’immagine di vini a basso costo.
L’ultima novità nella battaglia contro l’orribile puzzetta è la Nomacorc Green Line, una nuova tipologia di tappi chiamati PlantCorcTM e ottenuti dalla canna da zucchero. I tappi sono belli alla vista e morbidi al tatto. Una tecnologia rivoluzionaria promette un

DIAM-origine-conglomerato-olio-cera

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controllo preciso dell’ossigeno che penetra nella bottiglia usando solo prodotti naturali con un impatto ambientale pari a zero. Nomacorc è il colosso industriale che detiene da sola il 70% delle chiusure sintetiche, ha prodotto 20 miliardi di tappi in 15 anni e lavora da tempo su tecnologie bio. La Green Line contiene una tipologia “Riserva” specificamente pensata per vini con un affinamento in bottiglia di 25 anni grazie a una permeabilità all’ossigeno programmato che si riduce nel corso del primo anno fino a stabilizzarsi a 0,6 mg ogni 12 mesi.
Il problema a cui la ricerca tenta di porre rimedio è la puzza di tappo cioè le devianze che arrivano dalle querce da sughero. I pesticidi e degli erbicidi, insomma l’uso della chimica in agricoltura, ci ha regalato questo problema. Infatti la molecola responsabile, il tricloroanisolo TCA è un derivato dal triclorofenolo che è arrivato nella natura a partire dagli anni ‘Sessanta. Dal terreno è poi salito nella corteccia degli alberi. Il TCA presente nel tappo di sughero contamina il vino e agisce sui centri nervosi, di chi avvicina il naso al bicchiere, inibendo la percezione degli odori e creando il noto fastidiosissimo effetto. Più che una puzza è il blocco dell’olfatto ma il risultato è l’impossibilità di apprezzare i meravigliosi profumi del vino. Purtroppo, il terreno dove crescono le querce da sughero, impiegherà molti anni per smaltire i pesticidi, non si tratta dunque di un problema di immediata soluzione anche perché gli alberi producono sughero quando hanno almeno 40 anni.
Questo spinge avanti la ricerca per dare alle cantine chiusure sempre più naturali e performanti. Ecco che DIAM, l’azienda francese che ha rivoluzionato i tappi di conglomerato cioè di particelle di sughero assemblate, ha puntato sulla tecnologia sfidando i monopezzo più costosi. Una decina d’anni fa, il primo colpo grosso, con il procedimento Diamant che toglie al sughero le 140 molecole che possono causare alterazioni nel vino come il perfido TCA, la puzza di tappo. Più di recente è stato creato Origine tappo conglomerato fatto solo di componenti naturali. I corpuscoli di sughero sono infatti tenuti insieme solo da cera d’api e olio vegetale
L’altro colosso produttivo, Amorim ha messo in campo il naso elettronico NDtech®, che individua i tappi puzzolenti con un gascromatografo. Quelli certificati costano circa il doppio dei sugheri monopezzo e solo i vini premium possono permetterseli ma stanno diventando un must che i buyer più attenti cominciano a chiedere insistentemente alle cantine.

C’è poi lo screwcap che piace ai consumatori tedeschi, americani e inglesi. La chiusura in alluminio è preferita soprattutto dai wine lovers più giovani e in particolare dalle donne come ha dimostrato un sondaggio effettuato da IPSOS su 6.000 consumatori, nel 2015.
Rimangono le riserve sull’uso dei tappi a vite nelle bottiglie destinate al lungo invecchiamento anche se i bianchi “Cork Free” – come chiama Franz Haas- dimostrano di reggere ammirevolmente. Anzi una degustazione parallela con gli stessi vini del produttore altoatesino, tappati con screwcap e sughero dimostrava che, dopo 5 anni e oltre l’evoluzione del vino riservava piacevoli sorprese proprio grazie alla chiusura a vite.

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