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Tempi duri per i cinghiali in Lombardia

Finalmente Liguria e Lombardia consentono agli agricoltori di difendere i loro raccolti abbattendo i cinghiali. La Toscana piena di cinghiali segua il loro esempio

Cinghiali mangiano i rifiuti

Cinghiali mangiano i rifiuti

Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Fattoria del Colle

La norma che permette agli agricoltori di sparare ai cinghiali per “legittima difesa” delle proprie produzioni agricole è partita dalla Liguria nel 2016 e ora è stata approvata anche dalla Lombardia.

<<Consente già agli agricoltori professionisti, titolari di azienda agricola e possessori di porto d’armi da caccia, la possibilità di abbattere gli ungulati nei loro appezzamenti, dopo averne dato comunicazione e dopo la verifica del corpo di vigilanza regionale>> spiegava due anni fa l’Assessore ligure all’Agricoltura Stefano Mai.

Toscana-cinghiali-un-problema-enorme

Toscana-cinghiali-un-problema-enorme

In Lombardia le norme finalizzate a ridurre il numero dei cinghiali entro limiti accettabili hanno avuto una gestazione tormentata. Il primo provvedimento, del 17 luglio 2017, era stato infatti subito bloccato dal Governo perché riguardava l’intero territorio regionale e quindi anche nelle aree protette come i parchi dove la caccia è vietata.Ma chi la dura la vince e la Lombardia è riuscita ad approvare un provvedimento che prevede la “legittima difesa” del proprio raccolto. Per la prima volta gli agricoltori, provvisti di regolare licenza, possono abbattere, tutto l’anno i cinghiali, con l’ampliamento dell’attività di contenimento finora riservata solo alla polizia provinciale e ai cacciatori. Ci sono degli adempimenti burocratici che servono soprattutto a verificare l’esistenza di ungulati dannosi ma poi è possibile abbatterli.

Secondo la Coldiretti, in Lombardia nel quinquennio 2013/2018, i cinghiali hanno causato danni alle colture agricole per quasi 1,7 milioni di euro, somma erogata dalla Regione.  Non solo: hanno provocato anche 384 incidenti stradali che sono costati oltre 600mila euro alle casse regionali.

Si stima che i cinghiali siano circa un milione in Italia e di questi la metà sono in Toscana dove gli agricoltori chiedono a gran voce l’approvazione dello stesso provvedimento della Lombardia. Anche la Coldiretti del Lazio si è messa in azione sottolineando come i cinghiali siano ormai entrati persino nei parchi urbani di Roma.
Tuttavia la situazione più grave in Italia è quella della Toscana dove gli ungulati -caprioli e cinghiali- sono ormai circa 700.000 e continuano a crescere nonostante i provvedimenti regionali abbiano allentato le maglie di regolamenti regionali ancora troppo difensivi rispetto a questi animali. Essi sono tutt’altro che a rischio estinzione, anzi appaiono in grandissimo soprannumero rispetto alla dimensione dei boschi.
Nei 20 mesi trascorsi dopo l’emanazione della legge obiettivo sul contenimento della fauna sono stati abbattuti in Toscana 184.774 cinghiali e 27.135 caprioli, cioè meno dei nuovi nati per cui, alla fine la popolazione di ungulati è, di fatto, cresciuta. La conta dei danni sfiora i 4 milioni di Euro e si concentra nelle provincie di Siena e Firenze.
I maggiori imputati sono adesso i caprioli perché le recinzioni, anche se con grave danno al paesaggio, sono riuscite ad arginare i cinghiali. Inoltre nel momento in cui i caprioli fanno i maggiori danni mangiando i germogli, cioè in primavera (15 marzo e riprende i 1 di giugno) è proibito cacciarli.

Va considerato che l’amministrazione pubblica non indennizza interamente i danni causati da questa fauna ghiotta e numerosa. Il decreto toscano stabilisce un tetto massimo di risarcimento in 15mila euro suddiviso in 3 anni comprensivi. Cifra decisamente insufficiente per chi ha vigneti di Brunello o Chianti Classico.
Una piccola boccata di ossigeno arriva dal piano della Regione Toscana, approvato nei giorni scorsi, che ha dato il via libera al  controllo dei caprioli in cinque zone di ripopolamento e cattura gestite dall’ATC Siena nord. Il piano di controllo prevede un prelievo complessivo di 206 capi. E’ giusto sottolineare che l’Ambito Territoriale di Caccia ATC Siena Nord a impiegato 3 anni per ottenere questa autorizzazione.
Intanto i cartelli stradali che segnalano il “rischio caprioli” sono stati messi anche nelle strade toscane e 4 corsie e capite bene quanto sia pericoloso, soprattutto per un motociclista, scontrarsi con un animale di due quintali mentre viaggia a cento chilometri l’ora.
Per proteggere la vita degli automobilisti e dei motociclisti, prima ancora che le culture agricole, bisogna adottare norme simili a quelle della Lombardia in modo che la fauna selvatica di grandi dimensioni ritorni ad essere in equilibrio con il suo habitat naturale.
L’Italia non è l’Africa e non ha spazi sconfinati per gli animali selvatici.

Io non sono cacciatrice e non riuscirei a sparare a un animale ma capisco che bisogna tornare a un equilibrio fra la superficie dei boschi e il numero degli ungulati che devono viverci. Il posto dei cinghiali non è nel giardino sotto casa.

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