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Vigneti sostenibili nell’epoca dei climi insostenibili

Dopo la scarsa vendemmia 2017 ci aspetta un’altra raccolta povera d’uva. In futuro sarà sempre peggio. Istruzioni e riflessioni dai vigneti toscani 

2017-vigneti-colpiti-dalla-siccità-lato-al-sole

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Sarà sempre più caldo. Ormai tutti i meteorologi ripetono lo stesso messaggio, l’Italia e in generale il Mediterraneo sono una delle aree dove l’aumento delle temperatura innescato dall’effetto serra, è più forte e diventerà ancora più forte. Infatti l’aumento di 1°C della temperatura media mondiale non significa che ovunque è più caldo e neanche che le temperature sono più elevate in tutti i periodi dell’anno. Il riscaldamento è a macchia di leopardo e anzi certe zone, durante l’inverno, sono più fredde di prima a causa della variazioni delle correnti cicloniche e anticicloniche.
Per i vigneti italiani le prospettive sono poco allegre. <<Oggi il 68% del vigneto italiano è colpito da siccità, nel 2030 sarà l’ 89%>> ha detto il presidente della Società

2017-vigneti-colpiti-dalla-siccità-lato-all'ombra

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Meteorologica italiana Luca Mercalli, intervenuto al convegno Vigneti sostenibili per climi insostenibili organizzato a Roma dall’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.
I nostri territori vitati dovranno affrontare stagioni bollenti e aride che somigliano a quelle dell’Iraq cioè a una zona desertica dove nessun vignaiolo raziocinante avrebbe a piantare le sue viti.
I rimedi sono salire in montagna, oltre gli 800 metri, oppure andare a Nord. Rimedi che sono possibili solo per i singoli vignaioli perchè le denominazioni hanno un carattere “stanziale” che richiede altri rimedi. Cloni e portinnesti più resistenti alla siccità da creare in laboratorio attraverso la

2011-agosto-nei-vigneti

2011-agosto-nei-vigneti

bioingegneria. Interventi genetici che fanno paura e che solo la presenza del Professor Attilio Scienza, con il rigore etico e metodologico che lo contraddistingue, ci permette di guadare con una certa fiducia. << Siamo impegnati a trovare altri portinnesti nuovi e stiamo analizzando la sequenza genetica di 150.000 semi che abbiamo raccolto in alcuni Stati americani – Arizona, Texas e Nuovo Messico – da viti selvatiche che vivono in ambienti desertici. Queste piante hanno evoluto da milioni di anni una serie di rimedi alla mancanza di acqua>> ha detto il professor Scienza a WineNews prospettando la creazione di apparati radicali geneticamente modificati e più adatti a ambienti aridi.
La paura degli effetti a lungo termine degli OGM è qualcosa di molto diffuso, soprattutto in Italia. Purtroppo, nel recente passato ci sono stati troppi episodi di innovazioni che hanno fatto enormi danni. Ricordate la “mucca pazza” che ha ucciso 600 persone e

Vigneto sangiovese Cenerentola Fattoria del Colle

Vigneto sangiovese Cenerentola Fattoria del Colle

derivava da un cambiamento nell’alimentazione bovina per produrre carne a prezzi più bassi, oppure l’atrazina che ha inquinato le falde acquifere, o ancora gli ormoni nell’alimentazione animale …. La scienza e la tecnica usate senza scrupoli hanno innescato problemi così giganteschi da causare la diffusa convinzione che sia meglio la natura così com’è. Della serie <<era meglio quando si stava peggio>>.
Tuttavia il cambiamento climatico sta avvenendo e le malattie delle viti esistono, per affrontarli bisogna cercare un modo nuovo di coltivare le vigne. Ad esempio i troppi passaggi nei vigneti con i trattori, specialmente quando la coltivazione è biologica, hanno un impatto negativo sull’ambiente. Ridurre queste pratiche è possibile con un’agricoltura di precisione che usa i satelliti e le centraline di controllo a terra ma soprattutto piantando viti resistenti a peronospora e oidio. <<dobbiamo far capire agli italiani che non bisogna aver paura della genetica>> ripetono il professor Scienza e il Professor Michele Morgante dell’Università di Udine che sta sperimentando 10 vitigni resistenti.
Non nascondo una certa preoccupazione a queste innovazioni tuttavia i problemi sono urgenti e vanno affrontati. Intanto è bene cominciare a guardare in alto, verso le montagne e capire dove piantare ad alta quota ad esempio sul Monte Amiata, al confine con il Brunello. Una zona ad economia debole e a rischio spopolamento che potrebbe trovare un nuovo futuro con vigneti su terreni vulcanici.

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