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Vino e export: molto bene solo il Prosecco

Trump e brexit: due incognite preoccupanti. L’export del vino italiano segna un +3,3% che deve molto al Prosecco. Molti dati e qualche commento

Export-e-vino-WineMonitor-di-Nomisma

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Tempo di consuntivi, analisi e programmi per l’export del vino italiano. Un primo commento agro-dolce arriva da Silvana Ballotta CEO di Business Strategies che insieme a Nomisma WineMonitor analizza i Paesi extra UE e soprattutto i 10 che da soli valgono il 92% dell’export enoico fuori Europa.
Due facce della stessa medaglia ha detto la Ballotta a Wine News<< quella

Vino-e-export-mercato-cinese-Violante-Cinellicolombini-Jr

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sorridente degli sparkling, che chiudono a +22,3% in valore, e quella più riflessiva dei fermi imbottigliati, che segnano +1,8%. Una forbice ampia, che non trova riscontro tra gli altri principali Paesi produttori >> L’Italia ha esportato 540 milioni di euro di vini sparkling con una crescita tre volte superiore ai concorrenti diretti. Le bollicine hanno insomma “tirato la volata” al vino italiano sui mercati esteri mentre senza di loro, il risultato mondiale non sarebbe certo il +3,3% di cui il Ministro Martina va tanto fiero.
Per fortuna il primo mercato estero del vino italiano, gli USA, segnano un ottimo +6,1% che renderebbe tutti felici se non ci fosse l’incognita Trump. Bene l’export in Svizzera e Canada male in Giappone dove le nostre esportazioni hanno perso 2 punti percentuali.

Shanghai stand Brunello

Shanghai stand Brunello

Ancora Wine Monitor di Nomisma, l’osservatorio più attento e attendibile sul mercato, diretto da Denis Pandini, fotografa i BRIC –Brasile, Russia, India e Cina. Si tratta dei Paesi a maggiore sviluppo economico su cui tutti, cantine comprese, avevano molte speranze prchè il numero dei potenziali consumatori di bottiglie italiane sembrava in piena espansione.  Escludiamo l’India dove i bevitori di vino erano e saranno pochi ancora per molti anni ( 20 milioni di Euro di importazioni totali) e esaminiamo il Brasile, paese immenso con sottosuolo ricchissimo e una classe dirigente di origine italiana.

Export-e-vino-Brasile-San-Paolo-degustazione-Donatella-Cinellicolombini

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Le recenti difficoltà economiche-politiche del Brasile così come la tassazione “a cascata” del vino per cui sono persino tasse sulle tasse, ha fatto arretrare l’export concentrandolo sui vini di fascia più bassa sui quali il sistema impositivo aveva effetti minori. Il risultato è un -3% in valore e un +12% in volume. Male, ma niente in confronto allo Champagne che in un anno ha perso il 40% dell’import. Una situazione di cui si sono avvantaggiati i vini sudamericani e soprattutto cileni che, grazie agli accordi Mercosur, hanno dazi più bassi.

Mosca seminario Brunello

Export-e-vino-Russia-Mosca seminario Brunello

C’è da augurarsi l’arrivo di una manovra economica che ridia slancio all’economia brasiliana e fiducia alle imprese e ai consumatori. Vedere il Brasile nella situazione attuale fa tristezza.
Russia: anche in questo caso il quadro politico/economico influisce molto sulle importazioni dei nostri vini. Il prezzo basso del petrolio, principale prodotto russo di esportazione e la crisi dei rapporti con l’Europa sono problemi belli grossi. Dopo la batosta del 2015 quando il valore del vino esportato dall’Italia è sceso a 180 milioni di Euro ( erano 252 un anno prima) le cose continuano a peggiorare sebbene di poco (-1,2%). Tuttavia, secondo me, timidi segni positivi cominciano a vedersi. Una sensazione che Pandini conferma grazie a un probabile aumento del prezzo del petrolio e un cambio più vantaggioso per il Rublo.
Bene la Cina dove l’export enoico italiano ha segnato un ottimo +16% di business. La cosa ancora più incoraggiante è che il prezzo unitario delle bottiglie acquistate è cresciuto in modo enorme + 39% per i vini fermi. Le cantine tricolori esportano 120 milioni di euro nel gigante asiatico benchè la quota di mercato rimanga davvero piccola (5,6%).

Alla fine la riflessione riguarda il recente pasticcio dei fondi OCM, con graduatorie prima approvate e poi cancellate e un bando decisamente sbagliato nella forma e nella sostanza. Problemi di questo genere sono disastrosi perchè la situazione del vino italiano nei mercati esteri è tutt’altro che stabile e interrompere o ostacolare, con decisioni ballerine, il flusso degli investimenti nella promozione rischia di inchiodare il nostro export.

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