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Vino: essere indimenticabili a qualunque costo

Indimenticabili o imperdonabili? Per farsi ricordare è ormai frequente l’uso dell’esagerazione oppure dell’azione controversa al punto da essere offensiva

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Di Donatella Cinelli Colombini

Oscar Wilde diceva “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” e certe volte si ha l’impressione che la comunicazione, e anche la comunicazione del vino, sia basata sulla stessa logica sensazionalistica: basta farsi notare.
Ed ecco una corsa all’esagerazione senza precedenti: cantine che devono sbalordire, processi produttivi sempre più strani, eventi dove l’importanza si misura sul costo …. con una ricerca di eccessi che lascia perplessi. Infatti se è vero che uscire dal coro è l’unico modo per essere notati e per sopravvivere, dall’altra parte diventa difficile capire la correttezza e la convenienza di comportamenti in evidente contraddizione rispetto alla cultura attuale dove l’ambiente, i rapporti, l’autenticità … riprendono valore ogni giorno di più.
Una visione strabica su cui invita a riflettere un articolo di Oliver Styles per Wine Searcher intitolato <<Wine Branding: Unforgettable or Unforgivable?>> dove il concetto di base è nelle parole indimenticabili o imperdonabili.

indimenticabili-del-vino-Diamonds-Champagne

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Abbiamo molti esempi di personaggi molto discutibili e diventati celebri proprio per i loro comportamenti border line. Pensiamo a Fabrizio Corona e a quante volte viene pagato per partecipare a serate e eventi. Pensiamo alle intemperanze verbali di Vittorio Sgarbi che senza i suoi comportamenti al limite della rissa sarebbe stato un anonimo storico d’arte sperduto in biblioteche e musei.
Ecco che la notorietà può appoggiarsi anche su atteggiamenti controversi e persino negativi. Questo è vero in ogni settore, il vino non fa eccezione. Oliver Styles porta l’esempio dei vini naturali. Il bisogno di schierarsi, di gridare le proprie convinzioni, caratterizza il comportamento di molti produttori pro o contro questa scelta, un’esibizione che va oltre l’argomento tecnico e diventa esibizione.Le etichette del vino sono un campo privilegiato per farsi notare alzando i toni. La provocazione arriva talvolta ad essere offensiva ma proprio per questo scatena una polemica che porta a parlarne e a ricordare quel particolare vino. Il caso di J’en Veux (lo voglio) e poi “J’en veux encore” di Jean-Francois Ganevat vino che portava l’immagine di una giovane donna con una mano nelle mutandine e poi di spalle con i seni nudi. E’ proprio la provocazione sessista che ha reso celebre il produttore della Côtes du JuraJ altrimenti sconosciuto. Resta da vedere se questa scelta gli ha fatto vendere più vino.
In altre parole schierarsi in modo gridato, esprimendo la propria opinione persino in modo offensivo conviene? Domanda che vale per qualunque opinione: i razzisti, i nostalgici nazisti, i gay, gli amati del lusso …
L’ostentazione del valore, è il modo più diffuso e persino più accetto, per farsi notare nel mondo del vino. Il caso più eclatante è lo Champagne più caro del mondo Goût de Diamants – Taste of Diamonds – che costa un milione e duecentomila Sterline a bottiglia. E’ stato prodotto in una serie limitata per Shammi Shinh, fondatore di Brands Prodiguer di Knightsbridge dalle uve di un vigneto di 8 ettari coltivato a conduzione familiare da Chapuy a Oger. Le bottiglie di Goût de Diamants sono disegnate da Alexander Amosu e portano un cristallo molato Swarovski al centro di un diamante che richiama il simbolo di Superman.
Evidentemente diventa sempre più difficile farsi sentire in un mondo dove tutti urlano e quindi il livello in cui si viene notati cresce costantemente e c’è da chiedersi se, una simile escalation, ingeneri alla fine solo una gran confusione che annulla ogni messaggio.

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