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Armonia del vino: quanto conta

Quanto pesa l’armonia del vino? Dal giudizio tradizionale a quello più recente che tiene in maggior considerazione i caratteri identitari e la personalità

L'armonia-del-vino-un-carattere da-cercare-nella-natura

L’armonia-del-vino-un-carattere da-cercare-nella-natura

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Orcia Doc, Fattoria del Colle

A volte il nostro giudizio sui vini nasce dall’ abitudine, da parametri che applichiamo quasi inconsapevolmente e oggi, alla luce del global warming e del nuovo movimento dei vini naturali, richiedono un completo ripensamento. Il primo e principale di questi è l’armonia dei vini.
Io sono una fanatica dell’armonia. L’enorme cura delle vigne, l’acquisto di tini di cemento nudo, i follatori, le botticelle da 7 ettolitri per la maturazione … tutto mira a mantenere il naturale equilibrio dell’uva. Ma quando ho letto la frase << Perfection is boring>> la perfezione è noiosa, mi dico <<cavolo ha ragione!>> mi viene in mente Thomas Mann nella “Montagna incantata” quando scrive che la natura rifugge dall’esattezza. Per questo la ricerca di perfezione contiene dentro di se il germe della manomissione della natura. Perchè la natura è piena di diversità.

Riesling alsaziano Zind Humbrecht vigneti biodinamici

Riesling alsaziano Zind Humbrecht vigneti biodinamici

E infatti, come scrive Oliver Styles nel suo bellissimo articolo di WineSearcher , <<show me perfect balance and I’ll show you commercial Pinot Grigio>> mostrami un perfetto esempio di armonia e ecco a voi un Pinot Grigio commerciale.
Ho vissuto l’esperienza di giurato in un concorso enologico internazionale, lo scorso maggio e posso confermare che i vini “da supermercato” quelli senza difetti ma anche senza grande personalità avevano la maggiore probabilità di ottenere alti punteggi. Questo perchè, come ha notato correttamente Oliver Styles, la ricerca di equilibrio fra alcool – frutto – tannino – e acidi – porta, in molti casi a snaturare gli elementi caratterizzanti di una varietà d’uva o di vino. Una pratica che trova opposizione nel movimento dei vini naturali al quale dobbiamo la rivalutazione del concetto di integrità in contestazione con i parametri tradizionali dell’assaggio.
Per la verità anche nell’approccio di valutazione più tradizionale l’armonia viene letta in modo “strabico” cioè solo su certe tipologie. Ecco che molti vini evidentemente disarmonici per un eccesso di acidità sono giudicati positivamente (Riesling, Sauvignon

Violante con la magnum di Opus One

Violante con la magnum di Opus One

Blanc ad esempio ) mentre invece l’eccesso d’alcool è oggetto di autentiche crociate sui vini californiani e delle regioni calde. Recentemente ho bevuto l’Opus One 2013 in una degustazione orizzontale che ci ha messo davanti 3 campioni da cloni diversi un vino assemblato all’inizio della maturazione in legno e il blend che è stato scelto per l’imbottigliamento. Alla fine molti dei partecipanti alla degustazione preferivano uno dei 3 campioni da vigneto anche se meno equilibrato rispetto allo spettacoloso vino imbottigliato che tuttavia non aveva la stessa personalità. Devo dire che molti produttori ed enologi europei presenti in sala dichiaravano apertamente la <<difficoltà ad apprezzare quei vini neri come inchiostro e con quell’enorme volume in bocca>>. Una reazione molto simile a quella descritta da Joanna Simon <<It’s in the balance>>
Ecco che il concetto di equilibrio deve utilizzare parametric nuovi e dare maggiore importanza alla capacità di un vino di rappresnetare un terroir o una varietà. Sta quindi nascendo una nuova sfida per gli assaggiatori ma prima di tutto per noi produttori: cercare le armonie naturali.

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