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Vitigni autoctoni diffidate dalle imitazioni

I vitigni autoctoni cominciano a globalizzarsi. Bisogna puntare su quelli rari: i vini sono difficili da produrre ma attraggono i turisti e hanno prezzi alti

Donatella-Cinelli-Colombini-Foglia-Tonda

Donatella-Cinelli-Colombini-Foglia-Tonda

Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Cenerentola

Non c’è tempo da perdere; bisogna valorizzare i vitigni autoctoni rari che sono coltivati solo nel loro luogo di origine. In Australia cominciano a produrre Nero d’Avola, Vermentino, Fiano, Arneis, Dolcetto, Sagrantino e Teroldego. Le chiamano varietà alternative cioè non internazionali come sono invece Merlot, Cabernet e Chardonnay. In realtà si tratta di un primo passo verso la globalizzazione dei maggiori vitigni autoctoni italiani che rischiano di perdere la loro caratteristica identitaria come prima è successo al Syrah – Shiraz, oppure al Prosecco.
Non si tratta di un problema piccolo. Infatti l’Australia è un “market driven” cioè indirizza la produzione in base alle vendite, come gli USA che, tuttavia, a causa della dimensione del Paese ha dinamiche più lente. La svolta australiana verso i vitigni autoctoni abbandonando i “soliti noti” così come verso un maggiore collegamento fra vini e territori di origine, deve suonare, per noi, come un’opportunità e insieme come campanello di allarme. Significa che i consumatori

Uvalino-Cascina-Castlet-Mariuccia-Borio

Uvalino-Cascina-Castlet-Mariuccia-Borio

chiedono qualcosa di diverso e di più originario. Per le cantine italiane la cosa è estremamente favorevole, siamo infatti il Paese con il maggior numero di vitigni autoctoni al mondo e siamo fra quelli che hanno costruito la piramide qualitativa sull’origine dell’uva, IGT, DOC e DOCG. Un’opportunità che contiene anche una minaccia perché, come abbiamo visto, c’è già chi pianta vitigni autoctoni italiani e forse riuscirà anche a produrre degli ottimi vini.
Ma cosa possiamo fare di fronte a colossi stranieri di enorme forza commerciale come Yellow Tail, Hardys, Lindemans oppure Jacobs Creek, per parlare solo dei grandi player australiani?

Vitigni autoctoni italiani rari Procanico grappolo tipico

Vitigni autoctoni italiani rari Procanico grappolo tipico

Il rischio che il Nero d’Avola della terra dei canguri sbaragli quello siciliano mandando in rovina cantine e vignaioli nostrani è qualcosa di verosimile. Non sarebbe neanche una novità perché l’italian sounding, cioè i prodotti che sembrano italiani ma non lo sono, hanno un business doppio rispetto alle esportazioni dal Bel Paese e hanno prezzi di produzione più bassi dei nostri per cui il “parmisan”, la “italian mozzarela”, il “parmaham” sono i primi competitori di parmigiano reggiano, mozzarella di bufala e prosciutto di Parma.
Marketing migliore, accordi milionari con le catene di supermarket …. Per i colossi del vino che operano su scala globale è molto più semplice sfondare che per le piccole cantine tricolori. << Nero d’Avola …. è stato il “Best wine in the show” all’ultima edizione dell’Australian Alternative Wine Show (AAVWS) ed è stato il “best red wine” nell’edizione 2015.
Addirittura James Halliday, winemaker e uno dei più noti e autorevoli critici enologici australiani, ha definito il Nero d’Avola “the new black” (il “nuovo nero”) descrivendola come la varietà maggiormente adattabile al clima siccitoso australiano e che meglio si adatta alle attuali tendenze di consumo>> ci informa Fabio Piccoli di WineMeridian 

Vitigni autoctoni italiani Grappolo Cesanese

Vitigni autoctoni italiani Grappolo Cesanese

Uno dei pochi strumenti in mano alle piccole cantine italiane sono i vitigni autoctoni minori. Più difficili da coltivare, con nicchie di mercato piccole o piccolissime, costituiscono tuttavia delle curiosità locali che ogni turista del vino vuole assaggiare e sono forse persino dei richiami enoturistici. C’è un nuovo interesse per queste varietà semi sconosciute che hanno in Jancis Robinson e Ian d’Agata i loro portabandiera, sono le predilette dei grandi wine lovers sempre a caccia di novità, soprattutto in Nord America, e inoltre ….. particolare non irrilevante, hanno un prezzo di vendita superiore ai vini più diffusi perché sono unici. Concludendo dico ai consumatori <<diffidate delle imitazioni e comprate gli autoctoni italiani prodotti in Italia>>

Ai produttori invece dico << salviamo i vitigni autoctoni minori dall’estinzione, saranno il nostro futuro>>

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