Giappone: racconti di viaggio e di vino

Dietro le quinte di una missione all’estero: in Giappone con il Brunello per scoprire i wine lovers con gli occhi a mandorla e le curiosità nipponiche 

Giappone, viaggio di vino con il Brunello

Giappone, Osaka viaggio di vino con il Brunello

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Fra gli inconvenienti più frequenti dei viaggi di lavoro all’estero c’è quello di sentirsi male; il Jet-lag, gli appuntamenti di lavoro troppo fitti, il cambio di clima … fanno un mix terribile. Una volta Violante si è salvata dalla bronchite rastrellando tutti gli antibiotici nelle valige dei produttori di Brunello che erano con lei. Questa volta, durante il viaggio in Cina, sono diventata verde come un ramarro con capogiri e vomito. Sono andata all’ospedale di Shenhzen e posso testimoniare che è enorme, attrezzatissimo, efficientissimo e ha dei medici formidabili. Nonostante il mio scetticismo la cura che mi hanno dato ha funzionato e sono arrivata alla tappa successiva del viaggio, in Giappone, sulle mie gambe anche se vedendo le scale ondeggiare e con continui attacchi di mal di mare.

Giappone Donatella Cinelli Colombini al tempio per il lavaggio rituale

Giappone Donatella Cinelli Colombini al tempio per il lavaggio rituale

Però si va avanti!
Altro inconveniente dei viaggi di lavoro è di andare in giro senza vedere niente. A Tokyo ho scoperto per la prima volta la baia quest’anno dopo essere stata nella capitale nipponica altre tre volte. Beh, meglio tardi che mai!
Gli inconvenienti di viaggio più piccoli sono i meno i più fastidiosi, come quello di dimenticare cose che non si possono comprare. Questa volta ho lasciato a casa la spazzola per i capelli, quella senza i pallini in cima alle punte. Sembra una cosa da niente ma è indispensabile per le chiome mediterranee come la mia. In Cina o in Giappone hanno capelli dritti come spaghetti per cui le spazzole senza pallini non ci sono e ora io ho letteralmente i capelli dritti. Leggi tutto…

Angelo Gaja cosa ci ha insegnato l’annata 2017

Riflessioni di Angelo Gaja sull’annata 2017: convenzionale o biologico? Irrigazione o zappature? Alla fine è la natura del suolo la cosa determinante

angelo-gaja-nel-vigneto

Angelo-Ggaja-nel-vigneto

A seguito dell’articolo di Donatella Cinelli Colombini su questo stesso blog, Angelo Gaja espone le sue riflessioni come sempre profonde, lontane da ogni luogo comune e a tratti provocatorie. Conferma quanto dice il grande Angelo, il diffondersi di un inerbimento a filari alternati (finalizzato a ridurre il vigore vegetativo), che viene rimosso in caso di stagione siccitosa e che quindi non è permanente.

Il consiglio di Angelo Gaja è chiaro: non innamorarsi del metodo ma del terreno da vigna!
Ecco l’e-mail che mi ha mandato

Cara Donatella,
complimenti per tuo articolo “Cosa ha insegnato l’annata 2017 nelle vigne”.
Prezioso l’appello all’umiltà.

Angelo-Gaja

Angelo-Gaja

Ho visto quest’anno vigneti condotti in modo “convenzionale” presentarsi alla vendemmia con un ottimo raccolto.
E vigneti inerbiti (dove si esitava a rompere la cotica confidando in una pioggia benefica che invece non arrivava mai) essere in sofferenza (è successo in parte anche a noi).
Mentre nel 2013 e 2014, annate caratterizzate da forte piovosità, quegli stessi vigneti mantenuti foltamente inerbiti si erano comportati ottimamente, proprio secondo i nostri desideri.
Lezione importante per noi: imparare ad essere flessibili, a non innamorarsi del metodo, ma di adattarlo alle condizioni esterne. Leggi tutto…

La magia della Fattoria del Colle

Quando mio padre mi donò la Fattoria del Colle e andai ad abitarci non mi piaceva ma arrivarono dei segni  di benvenuto quasi magici, come se mi aspettasse

Agriturismo Fattoria del Colle

Fattoria del Colle-magia- e -passato

Di Donatella Cinelli Colombini

Come ogni posto con una lunga storia anche la Fattoria del Colle è piena di magia e segreti.  Continuo a scoprirli anche adesso, dopo vent’anni da quando mio padre Fausto Cinelli mi donò questa proprietà chiedendomi di farla rifiorire.

Quando arrivai la Fattoria del Colle  mi spaventava, c’era una situazione finanziaria difficile e un’enorme quantità di investimenti da fare, mancavano di punti forti su cui appoggiarsi per costruire un progetto con qualche probabilità di successo.  Inoltre ero sola, mio marito e mia figlia abitavano a Firenze e il posto mi appariva lontano da tutto, freddo, con cinghiali che di notte arrivavano quasi davanti alla porta… insomma oltre ad apparirmi preoccupante non ci stavo affatto volentieri.

Fattoria del Colle villa

Fattoria del Colle villa- come è oggi

Ma quasi subito cominciarono a succedere delle cose strane, quasi a volermi dire <<benvenuta, ti aspettavamo da tanto>>. Durante il primo inverno, che fu il più difficile anche sotto il profilo psicologico, i segnali furono talmente tanti da suonare come un coro di incoraggiamento.   Andavo a Trequanda per assistere alla presentazione di Roberto Barzanti della guida del paese di Elio Torriti e scopro che alla Fattoria del Colle c’era l’eremitaggio di Sant’Egidio di Querciola. Un santo del XII secolo di cui non avevo mai sentito parlare e di cui sembrava non fosse rimasta traccia ma …. Leggi tutto…

Fattoria del Colle: il passato riappare per magia

Le piccole scoperte che facevano riaffiorare il passato delle Fattoria del Colle continuavano senza sosta, come un fil rouge che mi legava a quel posto

Donatella Cinelli Colombini

antica cucina Fattoria del Colle

antica cucina Fattoria del Colle

Per Natale andai a trovare il patriarca della mia famiglia paterna, l’Ingegner Luigi Socini -quasi centenario ma ancora lucidissimo- nella sua casa di Siena in Via San Martino. Zio Gigi, come lo chiamavamo in famiglia, mi raccontò alcuni aneddoti della vita alla Fattoria del Colle all’inizio del Novecento << in campagna c’erano ancora i briganti che, di giorno, quando le donne erano sole, entravano in cucina per rubare polli, uova, cacio, olio, farina … ma c’era un allarme, una campana sul tetto che si suonava dal salotto di fattoria. Gli uomini ritornavano di corsa e acciuffavano i birboni>>. La mattina dopo, alla

Stemma Socini Fattoria del Colle

Stemma Socini Fattoria del Colle

Fattoria del Colle dove i muratori stavano rifacendo il tetto, vidi la campana a forma di cloche, una settimana dopo sarebbe scomparsa per sempre. Poi, con qualche ricerca, capii come le donne suonassero la campana senza farsi scoprire, tirando una corda nascosta dentro un grande orologio a muro. Quando mostro questo congegno ai visitatori della fattoria rimangono sbalorditi dall’ingegnosità del trucco.
Le scoperte più sensazionali avvennero in cantina. Il sotterraneo della villa cinquecentesca fu trasformato in bottaia con un restauro eseguito a tempo di record nella primavera del 2001. Volevo costruire una scala esterna che collegasse la base dell’edificio con il sottotetto dove c’erano i caratelli del Vinsanto in modo da riunire tutta la zona destinata alla maturazione dei vini in contenitori di legno. Leggi tutto…

Rebecca Meïr-Liebman sommelier blogger rock

Qualche giorno fa mi è arrivata una splendida foto rock della sommelier-blogger canadese Rebecca Meïr-Liebman, con il mio Brunello Prime Donne in mano

Rebecca Meïr-Liebman-by-Bill-Leontaritis

Rebecca Meïr-Liebman-by-Bill-Leontaritis

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Una foto talmente intrigante e inconsueta da spingermi a indagare su questa giovane donna che assaggia mille vini all’anno e recensisce solo quelli che le piacciono. Ho scoperto un personaggio appassionato, talentuoso ma soprattutto capace di raccontarsi e raccontare il vino in un modo nuovo e affascinante. Per questo voglio presentarvela.
Il suo linguaggio è diretto, sincero, fino a raccontare le sue vicende sentimentali quasi come un’adolescente: <<amo Eyal Liebman e ogni anno che passa lo amo di più>> scrive riferendosi al bravissimo chef e pubblica immagini che li ritraggono abbracciati fra pentole e calici di vino.

Rebecca Meïr-Liebman-

Rebecca Meïr-Liebman-

La foto che mi riguarda la ritrae vestita di nero seduta a terra mentre versa il Brunello in un calice in primo piano. Ha un’espressione dura del viso e guarda diritto davanti a sé. Insomma pare una cantante rap più che una sommelier. E’ fatta da Bill Leontaritis un grandissimo fotografo e l’accompagna un frase che, per me, suona come musica <<Donatella Cinelli Colombini wine bottle that symbolizes a lot to me>>. Brava Rebecca e W la donne!
L’articolo che accompagna la foto è pubblicato nel blog di Rebecca Meïr-LiebmanSommelier Selects” dove lei si diletta a condividere le sue esperienze di assaggio, dopo 10 anni di lavoro come sommelier nei migliori ristoranti di Toronto << I’m excited to share the knowledge and palate I have developed>>. Leggi tutto…

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