La cantina del futuro sarà piccola, nuova e digitale

2025: comunicazione e acquisti sempre più digitali, trionfa il local e il nuovo con consumatori che guardano il display del telefono 400 volte al giorno

digitale-vino-nel-2025

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Di Donatella Cinelli Colombini, Casato Prime Donne, Montalcino

Qualche giorno fa i tecnici di Expedia mi hanno spiegato il rapporto che si sta instaurando con il telefono: una persona normale lo guarda circa 100 volte al giorno mentre un giovane di una zona ad alta tecnologia, come la California o Hong Kong, arriva a 400 volte e non riesce a staccare gli occhi neanche quando fa sesso. L’evoluzione futura della tecnologia è ancora sconosciuta ma presto il nostro frigo ordinerà la spesa da solo e l’insalata suonerà alla porta di casa.
Già adesso il rapporto con gli altri passa sempre più attraverso il display per questo il cliente scontento del soggiorno in albergo non protesta ma scrive una recensione negativa. Per evitarla Expedia gli chiede il gradimento mentre è ancora in camera ,

Digitale-in-rapporto-con-il-cliente-ecco-il-vino-del-futuro

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attraverso internet, e avvertire il gestore.
Un primo esempio di incomunicabilità reale nell’epoca dell’iper comunicazione digitale.
Un’evoluzione che riguarda anche il vino. Kantar società specializzata nelle studiare le tendenze del mercato ci dice che già nel 2018. <<Brands will embrace new story telling opportunities, look to entertain in innovative ways, and even start experimenting with voice-activated marketing,>> i brand useranno nuove opportunità di narrazione, cercheranno di intrattenere in modi innovativi e inizieranno anche a sperimentare il marketing a comando vocale.
La tecnologia sarà sempre più forte e più capace di condizionare i consumatori. Ancora Kantar formula previsioni spingendosi fino al 2025. Seguendo WineNews vediamo come l’intelligenza artificiale interferirà anche sui consumi del vino.
Compreremo le bottiglie quasi solo via internet.
La spesa per le commodity sarà sempre di meno: <<già oggi il 58% dei consumatori risparmia nelle spese quotidiane per spendere in ciò che più ama>>
Il consumatore del futuro sarà infedele e preferirà cambiare, scoprire e cercare maggiore appagamento in ciò che compra. Leggi tutto…

I cinque Champagne Rosè più cari del mondo

Lo Champagne rosè non è più una tipologia minore, anzi spesso spunta prezzi superiori a quello bianco. Ecco le 5 bollicine rosate più care del mondo

Boerl-Kroff-rosè-Champagne

Boerl-Kroff-rosè-Champagne

Di Donatella Cinelli Colombini, Agriturismo, Ristorante, Fattoria del Colle

In USA le vendite di Champagne Rosé sono in crescita annua del 3,4% e rappresentano il 15% dello Champagne importato. Il maggior produttore è Laurent-Perrier che dedica alle bollicine rosa un quarto dell’intera produzione ma il primo a lanciarsi, con decisione su questa tipologia è stato Ruinart nel 1764.
La maggior parte degli Champagne rosè è ottenuto miscelando vini bianchi e rossi (generalmente del Pinot Noir), metodo che gli enologi prediligono, ma c’è anche chi, come Laurent-Perrier usa il metodo saignée cioè lascia il mosto per un breve periodo a contatto con le bucce dell’uva rossa, esattamente come facciamo per produrre il normale rosato fermo.
La lista dei 5 Champagne rosè più cari arriva da The Drinks Business e riguarda bottiglie da 750Cl normalmente in vendita oppure da magnum

N°1 Boerl & Kroff Brut Rosé magnum 3.690 Sterline

Dom Pérignon P2 Rosé 1996

Dom Pérignon P2 Rosé 1996

La storia di Boerl & Kroff ha solo vent’anni e inizia quando due compagni di scuola -Stéphane Sésé e Patrick Sabaté – affascinati dai grandi vini francesi decidono di creare una propria produzione di Champage per loro esclusivo piacere. Questa produzione nata con grandi ambizioni è quasi interamente confezionata in magnum con piccolissime serie che, ogni anno sono di 3-6.000 esemplari. Il rosé è composto da uve di Pinot Noir e Meunier ottenuti da vigneti a bassissima produzione.

N° 2 Dom Pérignon P3 Rosé 1988 magnum 2.141 Sterline
Quasi trenta anni per uno Champagne che, secondo lo chef de cave Richard Geoffroy, rappresenta la massima espressione qualitativa. In effetti le descrizioni dei pochi fortunati che hanno assaggiato questo vino sono impressionanti <<notes of dried flowers, cherries, cranberries, orange peel, pastry, gingerbread, honeysuckle, tobacco and smoke>> dice Lucy Shaw di The Drinks Business che in bocca ha sentito << incisive, serous and silky …. while the finish is firm and fruity, with an appealing satiny to it>> Leggi tutto…

Ritornare primi in USA con i fine wines

Barolo Amarone Brunello i nomi del vino italiano in USA nell’epoca della “premiumisation” quando i millennials scelgono vini più cari

di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Fine Wines BaroloBrunello 2014 Barolo Ceretto

Fine Wines BaroloBrunello 2014 Barolo Ceretto

Il consumatore americano ama bere soprattutto vini di territori specifici (56%) e ama sperimentare novità (72%). Due caratteri che ben si adattano all’offerta di vini italiani provenienti da centinaia di DOC e DOCG.
La fotografia del mercato americano del vino arriva da Istituto Grandi Marchi e Nomisma Wine Monitor e ci mostra un chiaro orientamento verso i “ fine wines ”. Una tendenza che conferma ciò che Kantar prevede da qui al 2015: già oggi e ancor più nel futuro il 58% dei consumatori risparmia nelle spese quotidiane per spendere in ciò che più ama. Quindi se ama il vino preferirà concedersi quello capace di dargli maggiore piacere.

WINE LOVERS USA E FINE WINES
I wine lovers USA consumano 33 milioni di ettolitri di vino. Tuttavia si tratta solo del 10% di tutte le bevande alcoliche bevute dagli statunitensi. Per questo, nonostante l’enorme aumento dei consumi (+28% in 10 anni), il margine di crescita è ancora altissimo.

fine wines Villa Bertani Valpolicella

fine wines Villa Bertani Valpolicella

Questo dipende anche da una diffusione a macchia di leopardo: attualmente il nettare di Bacco viene bevuto in 5 Stati soltanto (New York, New Jersey, Florida, Texas e California) mentre nel resto della nazione è ancora una prelibatezza per pochi.
La produzione del vigneto nazionale soddisfa circa 2/3 dei consumi mentre le importazioni valgono 5,5 miliardi di Dollari. L’Italia è stata recentemente superata dalla Francia come primo Paese esportatore in USA ma ha comunque una ragguardevole fetta delle vendite: 34% del totale dei vini fermi e il 32% degli spumanti, l’8% dei vini sopra i 20 $ a bottiglia e un bellissimo 10% per le bottiglie da 31 $ in su. Leggi tutto…

Le Donne del vino – wine manager in Parlamento

Luca Sani tiene a battesimo i corsi sul wine marketing a misura di donna e sui consorzi di tutela per accrescere la presenza femminile nei CDA

Donne-del-Vino-in-Parlamento

Donne-del-Vino-in-Parlamento

Luca Sani, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, apre le porte di Montecitorio alle Donne del Vino per la presentare il calendario delle prime sei master class destinate alle wine manager. Corsi intensivi di 7 ore incentrati sulla comunicazione commerciale e i consorzi di tutela; qualcosa di mai fatto prima, che porta un vento nuovo nel mondo del vino << un settore che ha bisogno di costante valorizzazione soprattutto a sostegno dell’export. Le donne possono dare un apporto determinante e sono una risorsa immediatamente spendibile>> ha detto l’Onorevole Sani.

Due gli obbiettivi principali: aumentare le donne nel CDA dei consorzi di tutela, che attualmente sono meno del 10%, potenziare il marketing del vino puntando sullo storytelling.

Donatella-Cinelli-Colombini-On-Luca-ani-e-le-Donne-de-Vino-alla-Camera-dei-Deputati

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La crescita di una classe dirigente femminile parte dunque dalla formazione e dalla consapevolezza che uomini e donne hanno cervelli diversi, che comunicano in modo diverso: lui per obiettivi, lei creando relazioni, come ha recentemente spiegato Vincenzo Russo dell’Università IULM. Circostanza che può essere trasformata in un punto di forza, « uno stile femminile di vendere il vino che usa meno i contenuti tecnici e più il racconto dei luoghi e delle persone cioè lo storytelling» dice la Presidente delle Donne del Vino, Donatella Cinelli Colombini invitando a iscriversi ai corsi produttrici, ristoratrici, sommelier, enologhe, giornaliste, wine blogger, responsabili di marketing e comunicazione di aziende vinicole.Un invito che va, in prima battuta, alle 770 socie delle Donne del vino e si allarga a tutto l’universo enologico femminile.

Il calendario è pronto e riguarda Veneto, Toscana e Puglia. Il primo il 23 febbraio a Verona nelle cantine GIV, seguirà l’11 maggio al Castello del Corno vicino a Firenze e, in autunno, ci saranno le lezioni pugliesi. Leggi tutto…

Le nuove bottiglie delle celebrità

Vino, whiskey, vodka, tequila le bottiglie delle celebrità sono di tutti i generi e sfruttano la fama per prodotti molto spesso commerciali

bottiglie-delle-celebrità-Lady-Gaga-i-suoi-vini

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Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Fattoria del Colle

Un sempre maggior numero di personaggi famosi scelgono di legare il loro volto e il loro nome a un vino o a un alcolico. Sembra un’attrazione irresistibile per le star. Forse alla base c’è l’idea di moltiplicare i guadagni legati alla propria fama ma non sempre la storia ha un lieto fine. Alcuni hanno guadagnato tantissimo come George Clooney che ha recentemente venduto la sua Casamigos Tequila per 1 miliardo di dollari USA. Altri hanno fatto diventare famosi dei brand come David Beckham con il whisky Haig Club di Diageo. Poi c’è chi ha ottenuto successi paralleli nel vino e nella carriera artistica senza mescolare le cose: è il caso di Jay-Z, che possiede Champagne Armand de Brignac. Ma ci sono stati anche i fiaschi come l’intruglio di succo e vino Hpnotiq Sparkle della star della reality TV Khloe Kardashian oppure l’ex manager dell’Inghilterra, Sven-Göran Eriksson con il marchio di vino Sven.

Lady-Gaga

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Qui in Italia, dopo i vini di Al Bano, i casi più noti di bottiglie delle celebrità sono di Bruno Vespa e di Massimo d’Alema. Credo tuttavia che si stiano rendendo conto quanto sia difficile portare una cantina al successo.
The Drinks Business ci presenta i 10 nuovi bottiglie di personaggi famosi. C’è proprio di tutto, anche prodotti decisamente bislacchi. Nella maggior parte dei casi tuttavia si tratta di vero business con prezzi accessibili e un deciso sfruttamento dell’immagine.

Taylor Swift lancia una vodka premium che si chiama Big Machine Platinum Filtered e basa il suo pregio sull’acqua più pura del Tennessee oltre che sul collegamento con le canzoni.

Lady Gaga in un primo momento la linea di vini della celebre rock star doveva chiamarsi “Grigio Girls” come la canzone del suo ultimo album dedicata alla sua amica Sonja malata di cancro. Poi il nome è cambiato in “Joanne Trattoria Vino Bianco” e “Joanne Trattoria vino Rosso” dal nome del ristorante italiano di New York del padre della cantante Joe Germanotta. Leggi tutto…

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