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I difetti dei vini spariscono dai giudizi dei critici

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Perché le recensioni scritte dai wine critics non menzionano mai difetti come brettanomyces o acidità volatile? Svelato il mistero

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Difetti dei vini- perchè i critici non li citano Oliver Styles

Difetti dei vini- perchè i critici non li citano Oliver Styles

Oliver Styles, in un delizioso articolo pubblicato in Wine Searcher si chiede <<perché i difetti dei vini non appaiono mai nelle recensioni?>>
Forse i wine critics non li sentono? Impossibile
Oppure seguono la regola <<se non puoi dire niente di buono non dire niente>>? Anche questo è impossibile, i wine critics sono giudici senza peli sulla lingua e stroncano i vini senza esitazione
Terza possibilità: il rischio di essere citati per diffamazione.
Dire che un vino fa schifo è legittimo. Invece scrivere che ha l’acidità volatile alta oppure ha un terribile odore di

botti vecchie una causa dei difetti dei vini

botti vecchie una causa dei difetti dei vini

sterco a causa dei brettanomyces potrebbe portare a una causa per danni. Se il produttore riesce a dimostrare che il critico ha torto, la cosa potrebbe costare moltissimi soldi all’incauto assaggiatore. Infatti scrivere che un vino puzza di brett è come accusare qualcuno di pedofilia, è un marchio di infamia. Si tratta di difetti facilmente accertabili con le analisi di laboratorio. Quindi perché rischiare? Nella recensione verrà scritto che il vino è pessimo senza menzionare alcun difetto o al massimo usando metafore come “odore di smalto da unghie” per l’acidità troppo vivace oppure “pelle e chiodi di garofano” per il brett. Ecco perché nelle recensioni mancano i riferimenti ai difetti salvo i riferimenti all’ossidazione e all’odore di tappo che non costituiscono delle accuse rivolte ai produttori. Leggi tutto…

Il brett, la puzzetta che impazza nel vino

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Era comunissimo in Francia e quasi sconosciuto da noi fino al 2010, il brett ospite indesiderato delle cantine è l’odore di pelliccia bagnata o di “cacchetta”

Cantina tradizionale

Cantina tradizionale

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Un tempo i perfidi sentori di brettanomyces erano solo nei vini delle cantine poco pulite e con botti vecchie. Noi produttori italiani eravamo sempre attoniti vedendo lavare le barrique con acqua fredda e sanificarle con gli zolfini nelle cantine francesi anche di grande nome. Da noi gli impianti col vapore “stile californiano” per pulire le botti sono arrivati forse prima che oltralpe ma oggi non bastano più a garantire un aroma netto ai vini perché le contaminazioni del perfido bret e il suo terribile figlio, l’etilfenolo,  sono nei mosti.

Un articolo della rivista “VQ” di Raffaele Guzzon Professore di Microbiologia e Tecnica Enologica  alla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige ripercorre, dati alla mano, quello che ogni produttore ha visto succedere negli ultimi anni. Il cambiamento del clima verso il caldo ha portato nei tini uve molto “zuccherine” che hanno originato mosti troppo alcolici e poco acidi. Contemporaneamente la riduzione dell’uso di antisettici e anidride solforosa collegato alle nuove istanze salutistiche ha innescato un aumento delle contaminazioni specialmente in chi vinifica naturalmente, senza l’aiuto di lieviti selezionati. Leggi tutto…


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