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Tag Archives: brunello

Il tartufo bianco con i vini toscani dei re

Week end d’autunno con tartufo bianco delle Crete senesi, Brunello, Chianti Superiore e Orcia in una fattoria toscana del Cinquecento con vinoterapia

Tartufo bianco, paesaggio e vino a San Giovanni d'Asso

Tartufo bianco, tartufaio con i suoi cani Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

La Fattoria del Colle organizza tre week-end di novembre 3-5 / 10-12 / 17-19 per gli amanti del tartufo bianco che quest’anno è particolarmente raro e costoso.
La Fattoria possiede cinque riserve tartufigene da cui proviene il tartufo bianco delle Crete Senesi, una varietà molto raffinata per il profumo intenso e il gusto molto armonico. I week end dedicati alla preziosa trifola sono pieni di esperienze divertenti e capaci di arricchire le vostre conoscenze: la caccia al tartufo nel bosco con il tartufaio e i suoi cani, la lezione di cucina con il tartufo, visite delle cantine di Brunello (Casato Prime Donne) e Orcia-Chianti con la degustazione di 5 vini, cene con un piatto al tartufo ….
Due piccole chicche per arricchire questi weekend già così ricchi di suggestioni: al Casato Prime Donne di Montalcino, accanto alla cantina, Alessia Bernardeschi ha

Fattoria-del-Colle-appartamento-agrituristico

Fattoria-del-Colle-appartamento-agrituristico

realizzato un’istallazione artistica intitolata “Donna che guarda”, si tratta di una cornice dentro la quale farsi i più bei selfie nei vigneti di Brunello. E’ stata inaugurata il 17 settembre scorso e voi sarete fra i primi a usarla per le vostre bellissime foto, anzi mandatecele!
Infine, ciascuno porterà a casa una bottiglia di Brunello con la sua etichetta personalizzata. Non un Brunello di Montalcino ma il vostro Brunello con una confezione diversa da ogni altra.
Nei fine settimana 11-12 e 18-19 novembre, a 15 km dalla fattoria del Colle, nel castello di San Giovanni d’Asso (comune di Montalcino) avviene la mostra mercato del tartufo bianco delle Crete senesi con il mercatino del tartufo, tanti stand gastronomici e di artigianato locale. Leggi tutto…

Strade del vino: perché non si chiamano come le DOC?

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La maggior parte delle nostre 150 Strade del vino hanno nomi di fantasia o di territorio ma questo le rende invisibili. Anche se politicamente corretto serve?

Strada-del-Vino-Barbaresco

Strada-del-Vino-Barbaresco

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello
Attualmente ci sono Strade del Vino  con nomi di tutti i tipi: quelle classiche che si chiamano come la denominazione a cui fanno capo, quelle comprensoriali, che sono la maggior parte, e abbracciano tutto l’agroalimentare di una regione o di una zona compresi asparagi o mele, poi ci sono quelle che hanno il nome di una DOC-DOCG ma riguardano aree dove ce ne sono anche altre …. La confusione regna sovrana.
Una confusione aggravata dal fatto che ognuno fa per se. In mancanza di una regia nazionale (l’Italia non ha un ministero del turismo) ogni regione e territorio compete con quello accanto e non solo rispetto alle agenzie di incoming locali ma anche nelle fiere all’estro dove a mala pena sanno dov’è l’Italia.

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Il pasticcio sui nomi delle Strade si lega a doppio filo a decisioni politiche che hanno favorito i distretti o l’unione dei comuni , oppure hanno sopperito alla chiusura delle vecchie APT … penalizzando i risultati che i network territoriali devono dare in termini di sviluppo economico diffuso.
Uso come esempio la Strada del vino Costa degli Etruschi dove persone molto volenterose riescono a fare un ottimo lavoro e vi invito a pensare quanto si avvantaggerebbero se questa struttura si chiamasse Bolgheri con gli amanti del Sassicaia, di Ornellaia o Guado al Tasso che affollano Forte dei Marmi e altre località VIP nei dintorni. Quanti di questi turisti cercheranno l’appuntamento in cantina attraverso Strada del vino Costa degli etruschi e non digiteranno invece “visit Bolgheri” oppure “wine tour Bolgheri” finendo su Tripadvisor? Leggi tutto…


Lieviti indigeni o industriali ? Luigi Moio scatena un putiferio

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Io preferisco i lieviti indigeni ma il grande Luigi Moio tuona: è un passaparola medioevale neopauperista antiscientifico

Luigi-Moio lieviti indigeni o industrali ?

Luigi-Moio lieviti indigeni o industrali ?

Di Donatella Cinelli Colombini

Lieviti indigeni o industrali ? Le affermazioni del Professore di Enologia all’Università di Napoli Luigi Moio pubblicate nel sito di Luigi Pignataro hanno scatenato un autentico putiferio anche per il suo attacco frontale ai sostenitori dell’uso dei lieviti indigeni come strumento di salvaguardia della tipicità. Se infatti Moio è unanimamente riconosciuto come una delle menti più lucide e feconde del panorama universitario e enologico italiano è anche conosciuto per l’assoluta mancanza di diplomazia.

lieviti indigeni o industrali opinione di Luigi Moio

lieviti indigeni o industrali opinione di Luigi Moio

Le reazioni sono dello stesso tenore. Molto duro, come sempre, Intravino punta verso Moio l’indice accusandolo apertamente di conflitto di interessi << da diversi anni il suo dipartimento collabora strettamente con la Laffort, uno dei più grossi produttori al mondo di lieviti selezionati e chimica per il vino>>.
In effetti le opinioni diverse da quelle del professore campano sono diffuse anche nel mondo scientifico e trattare da ignorantoni quelli che non la pensano allo stesso modo ha acceso la miccia facendo diventare esplosiva una discussione altrimenti molto stimolante. Leggi tutto…

Le vendemmie d’oro di tutto il mondo

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Quali sono le vendemmie d’oro delle principali zone viticole del mondo? Lo dice Civiltà del Bere e rivela gli effetti del global warming sulla qualità

Vendemmia 2014 agosto Sangiovese alla Fattoria del Colle

Vendemmie d’oro prima e dopo il global warming Violante

Di Donatella Cinelli Colombini

Le vendemmie d’oro sono una al decennio. Sono da mito proprio perché sono rare e memorabili ma quelle eccellenti sono enormemente aumentate di numero con il global warming.
Un interessantissimo articolo pubblicato su Civiltà del Bere di maggio-giugno 2017 mi conferma sulla necessità di abbonarmi a questa rivista che offre pareri autorevoli, analisi lucide sul passato e idee utili per costruire il futuro. L’articolo in questione esamina le vendemmie dal 1970 a oggi in 8 aree viticole italiane e in 17 zone importanti del resto del mondo. I pareri sono di personalità di prestigio internazionale, dal sommelier campione del mondo Paolo Basso alla Master

Violante-Gardini Paolo-Basso Barbara-Magnani

Montalcino Casato Prime Donne Violante-Gardini Paolo-Basso Barbara-Magnani

of Wine Cathy Van Zyl mentre il coordinamento è di Alessandro Torcoli, grandissimo esperto che ha esaminato le vendemmie della California in prima persona.
Invitandovi a consultare Civiltà del Bere per gli interessantissimi dettagli tecnici ecco gli anni d’oro del vino italiano:
LANGHE 1970, 1971, 1974, 1978, 1982, 1985, 1988, 1989, 1990, 1996, 1997, 1999, 2001, 2009, 2010,
VALPOLICELLA 1983, 1988, 1990, 1995, 1997, 2006,2007, 2012, 2015, 2016 Leggi tutto…


Il compleanno di Donatella

Compleanno di Donatella a Gozo-Malta fra ricordi lontani e vicini, cena sul mare a base di Champagne, Brunello, pesce crudo e fassona arrosto

Donatella e Carlo in Canada per la Selection Mondial du vin Canada

Donatella e Carlo in Canada per la Selection Mondial du vin Canada

Di Donatella Cinelli Colombini

Siena 24 agosto 1953. Sono nata nella casa dei mie nonni in via Lelio e Fausto Socini. Mio padre ci teneva moltissimo che nascessi nel luogo dedicato ai miei antenati. I Socini sono citati in tutti i manuali di storia e di filosofia per essere stati fra i personaggi di punta della Riforma protestante in Italia. Ideologi delle dottrine antitrinitarie portarono alla rovina la famiglia che era potente e ricca perché essere “eretici” all’epoca dell’inquisizione portava alla scomunica e alla confisca dei beni. La famiglia ha impiegato 400 anni per rimettersi in sesto. Il mio bisnonno Livio costruì la casa in cui

Il Palio dalle trifore della Fondazione Monta dei Paschi di Siena

Il Palio dalle trifore della Fondazione Monta dei Paschi di Siena

sono nata, poco fuori porta Camollia e comprò la Fattoria del Colle nel 1919 scoprendo poco dopo il rogito, di aver acquistato una delle proprietà confiscate ai suoi avi.
Ho la presunzione di assomigliare al mio bisnonno Livio Socini che, quando presi la direzione della Fattoria del Colle, mi mandò misteriosi segni di gradimento, come se volesse mettere nelle mie mani il fil rouge che portava a lui: le vasche da bagno usate dal Conte Spannocchi probabilmente a causa di una malattia della pelle che gli impediva di ben dirigere l’azienda e lo costrinse a venderla al Socini, le stanze segrete dove ho realizzato la vinsantaia e il caveau del Brunello antiquario …Persino quando ero assessore al Comune di Siena il ricordo del mio bisnonno Livio mi seguiva. Soprattutto durante le riunioni nella stanza del Sindaco che lui aveva occupato in qualità di primo cittadino all’inizio del Novecento e che, in alto sono affrescate con le immagini dei nostri comuni antenati Socini impegnati come ambasciatori della Repubblica Senese. Leggi tutto…

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