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Servire vecchie bottiglie, ma solo ai veri raffinati

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Servire le vecchie bottiglie è un rito da eseguire con cura. Ecco come fare ma…. attenzione non offritele a chi è incapace di apprezzarle

degustazione donne del vino viendemmie 1967 e recenti

Di Donatella Cinelli Colombini

Come molti produttori di vini rossi da lungo invecchiamento ho sempre una certa preoccupazione quando i clienti mi dicono <<ho un suo Brunello del 1993 sarà ancora buono?>> e alla mia domanda <<dipende, dove l’ha tenuto?>> mi dicono spesso delle bugie <<è sempre rimasto in cantina, disteso, al buio>> poi ammettono che <<si all’inizio lo tenevo esposto nella cristalliera>>.
Risento la voce di mio nonno Giovanni Colombini << il vino va bevuto e non guardato>> a cui si associa la voce di Aubert de Villaine coproprietario di Romanée

servire bottiglie vecchie Fattoria del Colle sala Liberty

servire bottiglie vecchie Fattoria del Colle sala Liberty

Conti che in un’intervista ha detto <<non mi piace il termine vino da investimento …. Perché significa che i consumatori conservano il vino senza berlo… il vino è fatto per essere bevuto>>. Io, nel mio piccolo, consiglio la stessa cosa <<chi non può invecchiare il vino in condizioni ottimali oppure non è un appassionato di vini vecchi … li beva da giovani e non li tenga in cantina>> infatti i grandi Brunello come i grandi Borgogna hanno sempre una caratteristica: sono appaganti da giovani ma anche capaci di mantenersi nel tempo quindi possono essere dimenticati in cantina per decine d’anni. Per chi ama i vini vecchi sarà emozionante gustarli dopo trent’anni.
Ecco dunque qualche consiglio su come servire le vecchie bottiglie della vostra cantina. Leggi tutto…

Il pranzo di nozze di Harry e Meghan

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Qualche indiscrezione del segretissimo pranzo di Harry e Meghan al Castello di Windsor. Champagne Pol Roger e non British fizz, piccola torta nuziale

tequila Casamigos George Clooney

tequila Casamigos George Clooney

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Tutti aspettavano l’ingresso trionfale dei vini UK, i così detti British Fizz che non possono chiamarsi Champagne ma spesso sono più cari delle bollicine francesi. Invece al pranzo di nozze di Harry e Meghan è stato servito Pol Roger brut non millesimato. Questa è una delle poche notizie pubblicate sul sito della Royal Family. La stessa marca di Champagne usata per il matrimonio del principe William e Kate nel 2011. Pol Roger era lo Champagne preferito da Winston Churchill, è stato calcolato che ne abbia consumato 42.000 bottiglie nel corso della sua vita e, alla sua morte, nel 1965, la maison uscì con etichette listate a lutto.

Harry e Meghan Champagne Pol Roger brut-

Harry e Meghan Champagne Pol Roger brut

Come sempre la parte privata del royal wedding è segretissima. Al contrario dei comuni mortali che fanno di tutto per mostrare su Facebook ogni piccolo dettaglio del loro matrimonio, i reali dividono la parte pubblica, con il bagno di folla e le riprese TV, dalla parte privata che nessuno può vedere. Ricordo che al matrimonio di William e Kate il gelato servito durante il pranzo nuziale, era preparato da una pasticcera senese che, al ritorno, raccontò del rigore con cui impedivano di fare foto e video persino in cucina. Top secret come fosse in gioco la sicurezza nazionale.
Ma c’è chi è riuscito a penetrare, almeno in parte, il muro di riservatezza: The Drinks Business ha pubblicato piccole indiscrezioni riguardanti il dopo pranzo di Harry e Meghan quando è stata servita Bohemia, una birra artigianale lager che piace molto al Principe ed è prodotta a Nord di Londra nella birreria Two Tribes che collabora con Clare Smyth attualmente considerata la migliore chef donna del mondo.
Dopo pranzo è stata servita anche la tequila Casamigos dal produttore in persona, il famoso attore George Clooney.
Qualche indiscrezione anche sui dolci, sono stati serviti tre tipi di dessert, al rabarbaro, arancia e pistacchio. La torta nuziale era invece piccola rispetto all’importanza degli sposi. Per questo ne sono state realizzate 3 per servire i 200 ospiti del pranzo di nozze. Leggi tutto…


Cenerentola Doc Orcia un vino con la corona

2016 vendemmia vecchio stile che entusiasma i grandi wine lover e mette la corona sopra l’etichetta del Cenerentola Doc Orcia

Annata 2016 da incorniciare: profondità, complessità, finezza e soprattutto grande capacità di invecchiamento, caratteri che solo una lenta maturazione dell’uva riesce a donare al vino.

Il Sangiovese, vitigno principale del Cenerentola DOC Orcia (insieme al Foglia tonda), produce un’uva “metereopatrica” cioè molto influenzata dal clima. La sua buccia è composta da pochi strati di cellule e quindi ha bisogno dell’aiuto del sole per esprimersi al meglio.
Per questo, nelle alte colline del Sud della Toscana, dove il clima è arido ma fresco, il Sangiovese ha il suo habitat ideale e giunge a livelli di eccellenza inarrivabili in qualunque altra parti del mondo.

Foglia-tonda-donatella-cinelli-colombini

Foglia-tonda-donatella-cinelli-colombini

Nel 2016 il primo semestre dell’anno è stato piovosissimo, ha idratato la terra in profondità creando le riserve per i mesi caldi, ma ha anche disturbando la fioritura al punto da ridurre sensibilmente il numero e la dimensione dei grappoli. Poi è arrivata un’estate “pazzerella”. Giornate molto calde -sopra i 35°C- alternate a temporali di grande violenza e i produttori hanno avuto autentici batticuore per il rischio grandine.
Chi, come noi, è stato risparmiato dalle calamità, ha fatto una delle migliori vendemmie a memoria d’uomo.
Anche sulla data della raccolta ci sono state delle sorprese: il germoglio delle viti era avvenuto 15 giorni prima del solito e tutti, noi compresi, prevedevamo una vendemmia anticipata, invece già nel momento dell’invaiatura (cambio di colore dei grappoli da verde a blu) il calendario del ciclo vegetativo si era riallineato a quello tradizionale e poi la maturazione è andata avanti lentamente e con regolarità. Nel 2016, la prima volta dopo diversi anni, i grappoli hanno percorso il cammino verso la vendemmia a passo di lumaca con l’accumulo degli zuccheri nella polpa degli acini che procedeva più lentamente della maturazione polifenoloca, cioè quella delle sostanze nobili contenute nella buccia. Leggi tutto…

La realtà aumentata batte l’alcol test

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Realtà aumentata e vino con luci e ombre: cambia la gestione del vigneto e il turismo, La cosa migliore sono le auto senza autista che fregano l’alcol test

realtà-aumentata-Phil-Van-Allen-haemi

realtà-aumentata-Phil-Van-Allen-haemi

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Il mondo agricolo, tradizionalmente conservatore è davanti a una cascata di tecnologia. Fin ora ha brillato per la raccolta di dati inutilizzati. Rilevamenti che permetterebbero di gestire i vigneti quasi pianta per pianta che invece restano nei cassetti e non guidano trattori e irroratori per ridurre acqua e prodotti chimici. Situazione ben nota che fa spesso sorridere gli esperti di intelligenza artificiale applicata come Phil Van Allen, docente all’ Art Center College of Design di Pasadena in California. << He joked that while executives in the wine world are well known for their data gathering,

realtà-aumentata-Phil-Van-Allen-sal

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they don’t have a stellar reputation for doing their due diligence in terms of adequately analyzing it>> ha detto al Consumer Wine Symposium (DTCWS) 2018 a San Francisco scherzato sul fatto che i managers del vino sono ben noti per la loro raccolta di dati, mentre non hanno una reputazione stellare in termini di analisi di questi dati.
Verissimo, ed è proprio questo che mi ha sempre fermato dall’aderire ai progetti di agricoltura di precisione: non siamo in grado di trasformare i dati raccolti del satellite, dei droni, delle centraline … nel miglioramento della coltivazione più che biologica che pratichiamo nel vigneto. Leggi tutto…


A Nipozzano nel castello dei Frescobaldi

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Il castello di Nipozzano fa da cornice alla tavola rotonda dell’UIV sui mercati internazionali e sulla necessità di più “tricolore” per vincere all’estero

Nipozzano-Ferescobaldi-tavola rotonda dell'Unione Italiana Vini

Nipozzano-Ferescobaldi-tavola rotonda dell’Unione Italiana Vini

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Avete presente la serie televisiva I Medici? Quella che raccontava dello scontro feroce, avvenuto nel primo Quattrocento, fra le famiglie Medici e Albizzi per la supremazia su Firenze e probabilmente su enormi flussi finanziari in tutta Europa. Ecco, il castello degli Albizzi è Nipozzano. Oggi non ci sono più i banchieri armati di pugnale ma il fascino di questo luogo è intatto anche perché non è mai stato venduto ma è passato per via ereditaria per circa un millennio arrivando, nel 1877 ai Frescobaldi grazie al matrimonio di Leonia Albizzi. Ecco che dalla storia antica si arriva alla storia recente forse persino più intrigante. Fa un certo effetto mangiare alla stessa tavola dove i Frescobaldi siedono con il Principe di Galles Carlo oppure vedere le foto di una giornata di relax dei marchesi fiorentini insieme a Bill Clinton. Tessere di un mosaico affascinante con saloni pieni di arredi di grande antiquariato e, nelle

Nipozzano-Ferescobaldi-tavola rotonda dell'Unione Italiana Vini

Nipozzano-Ferescobaldi-tavola rotonda dell’Unione Italiana Vini

cantine, oltre alle botti anche una grotta segreta con le bottiglie confezionate nel giorno di nascita di ogni membro del nobile casato: qualche centinaio per i maschi e qualche decina per le femmine…
Sono andata a Nipozzano per la tavola rotonda dell’Unione Italiana Vini presieduta da Ernesto Abbona che ha esortato all’unità di intenti affinché le grandi cantine uniscano la loro azione a quella delle denominazioni consolidando i risultati commerciali nei mercati esteri. Un appello che Andrea Rea SDA Bocconi Wine Lab ha ribadito con accenti più tecnici proponendo la sua divisione dei consumatori in 3 tipologie: “Trendy” legati alle mode e alla convivialità, “Fine” interessati all’esperienza e alla scoperta dei territori, “Icon” desiderosi di simboli, lusso e esclusività. Leggi tutto…

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