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Dalla storia del Colle alla novella dei Gangheretti

Il genius loci, l’anima buona della Fattoria del Colle diventa una fiaba intitolata 92 Gangheretti e poi banderuole giganti dipinte da Alessandro Grazi

Gangheretti-Alessandro-Grazi

Gangheretti-Alessandro-Grazi

Di Donatella Cinelli Colombini

Spero di non avervi annoiato con i miei racconti da vecchia signora di campagna e di accogliervi presto alla Fattoria del Colle per mostrarvi come il passato riemerga pieno di magia e di fascino. La cosa strana è che il “Genius Loci” cioè lo “spirito del luogo” che gli antichi riconobbero in specifici posti come un misterioso agente soprannaturale, agisce alla Fattoria del Colle su di me ma anche sui turisti. Chi soffre d’insonnia qui riesce ad addormentarsi senza sonnifero, chi è in preda alla depressione ritrova la serenità, tutti affermano di sentirsi rigenerati dopo pochi giorni.
Una circostanza così misteriosa ma così evidente che, durante le mie prime estati alla Fattoria del Colle, insieme agli amici che accorrevano per incoraggiarmi e aiutarmi, inventammo la favola dei Gangheretti. Nata come per scherzo per spiegare ai nostri figli le forze benigne che risiedono nella fattoria divenne sempre più consistente. Il

Gangheretti-Fattoria-del-Colle-Dorian

Gangheretti-Fattoria-del-Colle-Dorian

nome dipende dal detto toscano <<mi fai uscire dai gangheri >> cioè dai supporti metallici che tengono ancorate al muro porte e sportelli. I gangheretti sono dunque qualcosa di malizioso e dispettoso. Ma c’è anche un altro detto toscano << mi hai dato un ganghero>> cioè una fregatura e i nostri folletti sono grandi imbroglioni. Sono usciti dalla terra, hanno un colore azzurro e un odore di lavanda che ne rivela la presenza.

Di seguito trascrivo la favola dei “92 Gangheretti” dove il numero di questi folletti deriva dalla data più ricorrente nella storia della Fattoria del Colle fondata da Claudio Socino nel 1592 ebbe il suo ospite più celebre in Pietro Leopoldo d’Asburgo Granduca di Toscana e poi imperatore d’Austria morto nel 1792. Insieme alla fiaba ci sono i disegni dei Gangheretti dipinte dal pittore senese Alessandro Grazi. Sono le stesse immagini che, al Casato Prime Donne, la mia cantina di Brunello, diventano banderuole giganti, ammirate da tutti i turisti. Leggi tutto…

Prezzo dei vigneti TOP in Italia nel 2017

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Negli ultimi 50 anni il prezzo dei vigneti è cresciuto del 2.500% nel Brunello di Montalcino, del 1.400% nell’Amarone e di oltre il 700% nel Barolo

Prezzi-dei-vigneti-vecchi-e-nuovi-proprietrai-di-Vietti-Krause

Prezzi-dei-vigneti-vecchi-e-nuovi-proprietrai-di-Vietti-Krause

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Seguiamo WineNews alla scoperta dei prezzi dei vigneti italiani con cifre da capogiro che spesso, come sottolinea Alessandro Regoli, tagliano fuori i produttori di vino e diventano accessibili solo a fondi di investimento, banchieri, grandi industriali o comunque a chi ha disponibilità finanziarie enormi e voglia di regalarsi una griffe dell’enologia. La cosa più sorprendente è la corsa all’acquisto che sembra inarrestabile nonostante la salita dei prezzi e anzi apparentemente li spinge sempre più su.
Posso testimoniare personalmente di ricevere, almeno una volta al mese, una

Brunello Biondi-Santi-Riserva

Valore-dei-vigneti-in-Italia-Biondi-Santi-recentemente acquistato-da-EPI

telefonata o un e-mail che mi chiede <<non sa mica di qualche proprietà in vendita a Montalcino?>> frase che poi, spesso, ha un proseguo nella richiesta <<la cifra dell’investimento è molto importante, lei per caso non sarebbe interessata?>>
Ma torniamo alle analisi di WineNews. Le quotazioni più alte per i vigneti italiani sono in tre aree: Barolo, Cartizze e Alto Adige. Nelle zone alpine i valori superano il milione di Euro l’ettaro ma le compravendite sono rarissime come del resto nei 106 ettari del Cartizze che tuttavia spunta cifre fra 1,5 e i 2 milioni per ettaro. Invece nella zona più famosa del vigneto piemontese si è assistito a diverse acquisizioni negli ultimi mesi. I prezzi sono arrivati alle stelle, da 1 a 1,5 milioni di Euro con punte di 2 milioni per i cru più prestigiosi. Leggi tutto…


Giappone: racconti di viaggio e di vino

Dietro le quinte di una missione all’estero: in Giappone con il Brunello per scoprire i wine lovers con gli occhi a mandorla e le curiosità nipponiche 

Giappone, viaggio di vino con il Brunello

Giappone, Osaka viaggio di vino con il Brunello

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Fra gli inconvenienti più frequenti dei viaggi di lavoro all’estero c’è quello di sentirsi male; il Jet-lag, gli appuntamenti di lavoro troppo fitti, il cambio di clima … fanno un mix terribile. Una volta Violante si è salvata dalla bronchite rastrellando tutti gli antibiotici nelle valige dei produttori di Brunello che erano con lei. Questa volta, durante il viaggio in Cina, sono diventata verde come un ramarro con capogiri e vomito. Sono andata all’ospedale di Shenhzen e posso testimoniare che è enorme, attrezzatissimo, efficientissimo e ha dei medici formidabili. Nonostante il mio scetticismo la cura che mi hanno dato ha funzionato e sono arrivata alla tappa successiva del viaggio, in Giappone, sulle mie gambe anche se vedendo le scale ondeggiare e con continui attacchi di mal di mare.

Giappone Donatella Cinelli Colombini al tempio per il lavaggio rituale

Giappone Donatella Cinelli Colombini al tempio per il lavaggio rituale

Però si va avanti!
Altro inconveniente dei viaggi di lavoro è di andare in giro senza vedere niente. A Tokyo ho scoperto per la prima volta la baia quest’anno dopo essere stata nella capitale nipponica altre tre volte. Beh, meglio tardi che mai!
Gli inconvenienti di viaggio più piccoli sono i meno i più fastidiosi, come quello di dimenticare cose che non si possono comprare. Questa volta ho lasciato a casa la spazzola per i capelli, quella senza i pallini in cima alle punte. Sembra una cosa da niente ma è indispensabile per le chiome mediterranee come la mia. In Cina o in Giappone hanno capelli dritti come spaghetti per cui le spazzole senza pallini non ci sono e ora io ho letteralmente i capelli dritti. Leggi tutto…

Rebecca Meïr-Liebman sommelier blogger rock

Qualche giorno fa mi è arrivata una splendida foto rock della sommelier-blogger canadese Rebecca Meïr-Liebman, con il mio Brunello Prime Donne in mano

Rebecca Meïr-Liebman-by-Bill-Leontaritis

Rebecca Meïr-Liebman-by-Bill-Leontaritis

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Una foto talmente intrigante e inconsueta da spingermi a indagare su questa giovane donna che assaggia mille vini all’anno e recensisce solo quelli che le piacciono. Ho scoperto un personaggio appassionato, talentuoso ma soprattutto capace di raccontarsi e raccontare il vino in un modo nuovo e affascinante. Per questo voglio presentarvela.
Il suo linguaggio è diretto, sincero, fino a raccontare le sue vicende sentimentali quasi come un’adolescente: <<amo Eyal Liebman e ogni anno che passa lo amo di più>> scrive riferendosi al bravissimo chef e pubblica immagini che li ritraggono abbracciati fra pentole e calici di vino.

Rebecca Meïr-Liebman-

Rebecca Meïr-Liebman-

La foto che mi riguarda la ritrae vestita di nero seduta a terra mentre versa il Brunello in un calice in primo piano. Ha un’espressione dura del viso e guarda diritto davanti a sé. Insomma pare una cantante rap più che una sommelier. E’ fatta da Bill Leontaritis un grandissimo fotografo e l’accompagna un frase che, per me, suona come musica <<Donatella Cinelli Colombini wine bottle that symbolizes a lot to me>>. Brava Rebecca e W la donne!
L’articolo che accompagna la foto è pubblicato nel blog di Rebecca Meïr-LiebmanSommelier Selects” dove lei si diletta a condividere le sue esperienze di assaggio, dopo 10 anni di lavoro come sommelier nei migliori ristoranti di Toronto << I’m excited to share the knowledge and palate I have developed>>. Leggi tutto…


Cosa ha insegnato l’annata 2017 nelle vigne

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Gelate, siccità, temperature da deserto, grandinate l’annata 2017 ha fatto tremare i vignaioli ma ha anche insegnato l’umiltà e l’ascolto della natura

L'annata 2017

L’annata 2017

di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Montalcino, Casato Prime Donne

Insieme alle dichiarazione choc sulla vendemmia 2017 di Riccardo Cotarella arriva il suo auspicio di pensare al futuro insieme ai tecnici e non affidarsi all’improvvisazione << I colleghi dicano la verità …. Aborro quando sento alcuni colleghi parlare di annata del secolo, è un’annata povera anche sul piano qualitativo: gli enologi non devono seguire logiche di mercato né cercare di indorare la pillola, non è utile per nessuno>>.
In realtà le cose sono poi andate meglio di come sembrava il I° ottobre, data delle

annata-2017-nel-vigneto-italiano-Donatella-Cinelli-Colombini

annata-2017-nel-vigneto-italiano-Donatella-Cinelli-Colombini

frasi di Cotarella, ma i cali produttivi sono stati enormi e la qualità dei vini è buona a tratti molto buona ma non arriva ai vertici di altri anni. I vini rossi sono mediterranei: potenti, alcolici e sicuramente daranno il meglio di sé nella giovinezza. Per noi si prospettano forse i migliori Rossi di Montalcino mai prodotti e piccole quantità di grande Brunello da vigneti e uve sceltissime.
L’annata 2017 ha insegnato molto a tutti, l’importanza di avere vigneti vecchi e di coltivarli in modo biologico cercando l’equilibrio delle piante. Avere terreni soffici perché coltivati con leguminose d’inverno e zappati spesso in estate, significa avere viti in buona salute nonostante il caldo e la siccità così come in caso di annate piovose. Molti hanno detto <<le zappature servono più dell’irrigazione di soccorso>> e probabilmente è vero. Leggi tutto…

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