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Enoturismo: cosa cambia con l’emendamento Stefano

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Le cantine che fanno enoturismo – 20.000 in Italia – hanno finalmente una disciplina fiscale e amministrativa chiara e uguale in tutta la nazione

Enoturismo-SebastianoDiCorato-Vittoria-Cisonno-Dario-Stefano-Donatella-CinelliColombini

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Di Donatella Cinelli Colombini, enoturismo, Montalcino, Casato Prime Donne

Fino ad ora c’erano enormi diversità da regione e a regione: in Toscana le attività enoturistiche di somministrazione e animazione erano legittimate e regolamentate all’interno delle attività agrituristiche. In Veneto invece ogni compenso per assaggi o visite guidate era praticamente vietato salvo per cifre irrisorie.
Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2018 entra in vigore l’emendamento sul turismo del vino del Senatore Dario Sefano, capogruppo nella commissione agricoltura di Palazzo Madama. L’enoturismo è finalmente definito nell’Art 1 commi dal 502 al 505.

Enoturismo-Dario-Stefano

Enoturismo-Dario-Stefano

Con i termini enoturismo o turismo del vino si intendono tutte le attività di conoscenza del prodotto vino espletate nel luogo di produzione cioè degustazioni, visite, wine class, trekking nei vigneti e altre offerte di tipo ludico o didattico delle cantine. Esse diventano attività complementari a quella agricola in tutto il territorio nazionale. La nuova normativa riguarda le aziende agricole e a quelle di imbottigliamento, se nei territori dei vini Docg, Doc e Igt che producono, in pratica esclude gli imbottigliatori industriali. Leggi tutto…

Tappi di sughero e ossidazione del vino

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Forse i tappi di sughero sono più magici di quanto sembra e cambiano nel tempo preservando il vino. L’Università di UC Davis li testerà per 100 anni

Tappo-in-sughero-Fattoria del Colle infernotto

Tappo-in-sughero-Fattoria del Colle infernotto-del-Brunello-antiquario

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

<<Un esperimento che forse durerà più della vita umana sulla terra>> ha commentato W. Blake Gray raccontando su Wine searcher la ricerca in atto nella più grande università statunitense d’agricoltura, la mitica UC Davis che sforna gran parte dei migliori enologi a stelle e strisce.
Fare un esperimento che dura 100 anni è infatti qualcosa di difficile da capire nella nostra società basata sulla velocità e sull’oggi. Ricorda piuttosto l’empirismo settecentesco ma forse proprio per questo, si adatta allo studio di un tipo di chiusura che, proprio nel XVIII secolo, perfezionò i suoi caratteri: il tappo sulle bottiglie di vetro contenenti vino.
L’esperimento parte da un mistero: come mai l’ossigeno che penetra attraverso il tappo in sughero nella misura di un milligrammo per anno non ossida il vino?

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Potremmo pensare che sia l’anidride solforosa immessa all’atto dell’imbottigliamento (generalmente 20-25 milligrammi per litro) che protegge il vino ma è proprio l’ossigeno che la consuma nell’arco di 5-6 anni e quindi dopo 10 anni o oltre niente difende il nettare di bacco, come ha spiegato il professor Andy Waterhouse autore dell’ardito progetto di ricerca sui tappi in sughero e l’ossidazione del vino.
Waterhouse ha una teoria per spiegare perché le bottiglie di 50 o 60 anni siano ancora bevibili contro ogni logica di chimica enologica; secondo lui anche il sughero si modifica diventando impermeabile all’ossigeno. Leggi tutto…


La cantina del futuro sarà piccola, nuova e digitale

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2025: comunicazione e acquisti sempre più digitali, trionfa il local e il nuovo con consumatori che guardano il display del telefono 400 volte al giorno

digitale-vino-nel-2025

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Di Donatella Cinelli Colombini, Casato Prime Donne, Montalcino

Qualche giorno fa i tecnici di Expedia mi hanno spiegato il rapporto che si sta instaurando con il telefono: una persona normale lo guarda circa 100 volte al giorno mentre un giovane di una zona ad alta tecnologia, come la California o Hong Kong, arriva a 400 volte e non riesce a staccare gli occhi neanche quando fa sesso. L’evoluzione futura della tecnologia è ancora sconosciuta ma presto il nostro frigo ordinerà la spesa da solo e l’insalata suonerà alla porta di casa.
Già adesso il rapporto con gli altri passa sempre più attraverso il display per questo il cliente scontento del soggiorno in albergo non protesta ma scrive una recensione negativa. Per evitarla Expedia gli chiede il gradimento mentre è ancora in camera ,

Digitale-in-rapporto-con-il-cliente-ecco-il-vino-del-futuro

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attraverso internet, e avvertire il gestore.
Un primo esempio di incomunicabilità reale nell’epoca dell’iper comunicazione digitale.
Un’evoluzione che riguarda anche il vino. Kantar società specializzata nelle studiare le tendenze del mercato ci dice che già nel 2018. <<Brands will embrace new story telling opportunities, look to entertain in innovative ways, and even start experimenting with voice-activated marketing,>> i brand useranno nuove opportunità di narrazione, cercheranno di intrattenere in modi innovativi e inizieranno anche a sperimentare il marketing a comando vocale.
La tecnologia sarà sempre più forte e più capace di condizionare i consumatori. Ancora Kantar formula previsioni spingendosi fino al 2025. Seguendo WineNews vediamo come l’intelligenza artificiale interferirà anche sui consumi del vino.
Compreremo le bottiglie quasi solo via internet.
La spesa per le commodity sarà sempre di meno: <<già oggi il 58% dei consumatori risparmia nelle spese quotidiane per spendere in ciò che più ama>>
Il consumatore del futuro sarà infedele e preferirà cambiare, scoprire e cercare maggiore appagamento in ciò che compra. Leggi tutto…

IRIDE il sistema per sapere se il vino verrà pagato

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I produttori italiani snobbano il mercato nazionale perché paga male ma ora arriva IRIDE il TripAdvisor del vino con i giudizi sui buoni e cattivi pagatori

Convegno-Vino-e-Crediti-IRIDE-sistema-creato da Eurocredit e da Studio-Giuri

Convegno-Vino-e-Crediti-IRIDE-sistema-creato da Eurocredit e da Studio-Giuri

Di, Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Il vino è una delle merci che, in Italia, vengono pagate più lentamente. In teoria sarebbe in vigore il celebre articolo 62 della legge 27 del 2012 che impone il pagamento entro 60 giorni ma quasi nessuno lo rispetta. <<Anzi >> ha detto a WineNews l’Avvocato Giuri << dalla nostra esperienza, visto che abbiamo come clienti oltre 50 tra le più importanti cantine italiane, possiamo affermare che nel vino i ritardi sono più consistenti che in altri settori. In media, se nell’agroalimentare si incassa a 90 giorni, nel vino si arriva tranquillamente a 120>>. Considerando la tradizione agricola di pagamenti quasi “stagionali” constatare che le bottiglie vengono incassate, se va bene, dopo quattro mesi,fa cascare le braccia.

Marco-Giuri

Marco-Giuri-Studio-legale-specializzato-sul-vino

Una situazione che purtroppo tutte le cantine possono confermare. Incassare comporta perdite di tempo e tanto impegno: se il cliente non paga alla data stabilita il primo passo è un sollecito scritto, poi si procede con una telefonata, ma se anche questa non ottiene effetto l’avvocato scrive con termini più minacciosi e infine agisce la società di recupero crediti oppure il tribunale con i decreti ingiuntivi. Ma la procedura ha un costo: una fattura di 400 € con l’insolvenza diventa di 1.300€, e il cliente spesso chiede di pagare solo il prezzo del vino mostrandosi offeso per l’insistenza e l’ammontare della cifra. Magari la cantina riesce a recuperare i soldi ma quel cliente è perso per sempre.
Un comportamento che presuppone una visione capovolta del rapporto fra il fornitore e il cliente dove il ristorante o l’enoteca si comportano come se avessero fatto un piacere alla cantina comprandogli il vino. Anzi più questi clienti sono importanti e più ritengono in diritto pagare in ritardo di mesi e persino di anni. C’è infatti la convinzione che questa prassi sia una sorta di contropartita dovuta al “posizionamento” del vino in un luogo prestigioso. Leggi tutto…


Bottiglie che rendono: i migliori vini da investimento

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Chi pensa che le bottiglie capaci di moltiplicare i loro valore siano solo quelle più famose sbaglia. I migliori vini da investimento costano meno di 150€

Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Vini-da-investimento-Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

I cinque vini che hanno fatto guadagnare di più i collezionisti che li tengono in cantina, sono stati acquistati a cifre decisamente abbordabili e molti sono davvero sorprendenti. Chi si aspetta di trovare in questa lista i più famosi Borgogna, Bordeaux o California rimarrà deluso. C’è tuttavia un elemento che accomuna tutte le 5 bottiglie che hanno moltiplicato il loro prezzo: un ottimo giudizio da parte di WineAdvocate-Robert Parker. Anzi, se c’è un consiglio che è giusto dare a chi vuole investire, è quello di tenere d’occhio i rating del famoso critico americano e investire velocemente sui vini premiati.
La lista dei migliori 5 vini da investimento è ottenuta dall’analisi degli ultimi 5 anni ed commentata in un delizioso articolo di Don Kavanagh. I prezzi sono quelli registrati nell’enorme data base di Wine Searcher che riceve i cataloghi di 90.161 rivendite di tutto il modo. Incrociare i prezzi del 2011 e quelli odierni escludendo le special edition in pochi esemplari, deve essere stato un lavoro di alta ingegneria ma alla fine ha

Vini-da-investimento-Alto Moncayo Garnacha

Vini-da-investimento-Alto Moncayo Garnacha

selezionato i 5 campioni di guadagni.
In effetti il vino ha dato rendimenti superiori a immobili, oro … e solo la moneta elettronica Bitcoin ha fatto meglio. Ma, rispetto alla finanza, come diceva Gianni Agnelli <<preferisco il vino perché nella peggiore delle ipotesi, lo bevo>>.

N° 1- 2010 Peter Michael Ma Danseuse Pinot Noir, Sonoma Coast Alla sua seconda vendemmia questo vino ha ottenuto 100/100 da Robert Parker e il suo prezzo è schizzato da 124 a 552 Dollari. Leggi tutto…

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