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Cosa ha insegnato l’annata 2017 nelle vigne

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Gelate, siccità, temperature da deserto, grandinate l’annata 2017 ha fatto tremare i vignaioli ma ha anche insegnato l’umiltà e l’ascolto della natura

L'annata 2017

L’annata 2017

di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Montalcino, Casato Prime Donne

Insieme alle dichiarazione choc sulla vendemmia 2017 di Riccardo Cotarella arriva il suo auspicio di pensare al futuro insieme ai tecnici e non affidarsi all’improvvisazione << I colleghi dicano la verità …. Aborro quando sento alcuni colleghi parlare di annata del secolo, è un’annata povera anche sul piano qualitativo: gli enologi non devono seguire logiche di mercato né cercare di indorare la pillola, non è utile per nessuno>>.
In realtà le cose sono poi andate meglio di come sembrava il I° ottobre, data delle

annata-2017-nel-vigneto-italiano-Donatella-Cinelli-Colombini

annata-2017-nel-vigneto-italiano-Donatella-Cinelli-Colombini

frasi di Cotarella, ma i cali produttivi sono stati enormi e la qualità dei vini è buona a tratti molto buona ma non arriva ai vertici di altri anni. I vini rossi sono mediterranei: potenti, alcolici e sicuramente daranno il meglio di sé nella giovinezza. Per noi si prospettano forse i migliori Rossi di Montalcino mai prodotti e piccole quantità di grande Brunello da vigneti e uve sceltissime.
L’annata 2017 ha insegnato molto a tutti, l’importanza di avere vigneti vecchi e di coltivarli in modo biologico cercando l’equilibrio delle piante. Avere terreni soffici perché coltivati con leguminose d’inverno e zappati spesso in estate, significa avere viti in buona salute nonostante il caldo e la siccità così come in caso di annate piovose. Molti hanno detto <<le zappature servono più dell’irrigazione di soccorso>> e probabilmente è vero. Leggi tutto…

Capodanno 2017 con Brunello, vinoterapia e panforte

Lasciatevi andare ai piaceri della tavola, alla bellezza del paesaggio, coccolati con massaggi e bagni nel vino nella campagna del Brunello e della Doc Orcia

Capodanno-Agriturismo-Toscana-FattoriaDelColle

Capodanno-Agriturismo-Toscana-FattoriaDelColle

Un ponte mai visto quello del prossimo Capodanno, con 3 giorni di ferie è possibile fare una vacanza di 10 giorni e aggiungendone altri quattro si arriva a due settimane intere. Un’occasione da non perdere per rigenerarsi dallo stress in un luogo intimo e antico, con un programma pieno di esperienze capaci di arricchire in modo divertente.
Fra le attività previste ci sono le visite alla cantina di Brunello del Casato Prime Donne della stessa proprietaria (Donatella Cinelli Colombini) e della Fattoria del Colle. In entrambe ci sono proposte capaci di emozionare: la degustazione itinerante con la musica, il selfie nella cornice davanti ai vigneti e la visita delle sale storiche della villa del Colle dove il Granduca di Toscana e la sua amante Isabella si incontravano segretamente.
Ci sono poi l’assaggio “verticale” di 4 annate Brunello –dalla botte alla riserva- e la produzione del proprio supertuscan diventando “Enologi per un giorno” esperienza che consente di portare a casa la bottiglia con la propria etichetta.

Capodanno-Agriturismo-Toscana-FattoriaDelColle

Capodanno-Agriturismo-Toscana-FattoriaDelColle

Per i golosi ci sono le piccole lezioni di cucina che insegnano a cucinare il panforte e i ricciarelli oltre che a “tirare” i pinci, la tipica pasta senese. Poi tanti pranzi a tema: a base di bue chianino che è tipico della stessa zona e i salumi di cinta senese (maiale medioevale), il cacio pecorino e la ricotta a filiera supercorta ottenuti da pecore che mangiano foraggio e cereali biologici dello stesso podere.
Quest’anno, per la prima volta proponiamo dei menù degustazione di 4 piatti con 4 vini diversi al bicchiere per far scoprire le tradizioni culinarie associate ai vini del territorio: Brunello e Rosso di Montalcino, Orcia DOC, Chianti Superiore DOCG, Supertuscan, Vin Santo e Passito. Leggi tutto…


Donatella e le sue valigie

Nella mia vita ho riempito e vuotato migliaia di valigie fino a odiarle eppure fanno parte di me e della mia vita da produttrice di vino

Valigie Felix triste accanto alla valigia preferita di Donatella

Valigie Felix triste accanto alla valigia preferita di Donatella

Di Donatella Cinelli Colombini

L’episodio più buffo con le valigie mi è capitato a New York. Ero andata nella grande mela con mia madre sostituendo all’ultimo momento mio fratello che aveva perso il passaporto. Arrivate all’ aeroporto Kennedy prendiamo un taxi per andare in albergo e la mamma scopre di aver preso il bagaglio di un altro. Nel frattempo il proprietario della valigia era riuscito a identificarci guardando il nome, su quella simile alla sua, che era rimasta sul nastro del ritiro bagagli. Molto intraprendente, il tizio aveva chiamato in azienda in Italia sollecitandoci a restituire la sua valigia all’aeroporto. A Montalcino si erano sbellicati da ridere e ci avevano chiamato a New York. Invece mia madre non rideva affatto, anzi era agitatissima e in grande imbarazzo per aver “rubato” la valigia di un altro passeggero. Riprendemmo dunque il taxi per tornare all’ aeroporto e qui le cose non si misero bene. Il personale del desk Alitalia prese in consegna la valigia “rubata” dalla mamma ma si

Valigie-vita-da-produttore-di-vino

Valigie-vita-da-produttore-di-vino

rifiutò di darle la sua. Mamma era disperata e dopo un’ora di trattative, quando ormai mia madre aveva descritto nel dettaglio il contenuto della sua valigia, il motivo del suo viaggio a NY …. il capo scalo le restituì il bagaglio. Dopo quattro ore dall’arrivo riuscimmo finalmente a metterci a letto.
Anche a me è capitato un episodio simile. Una volta all’aeroporto di Roma la mia valigia fu presa da un altro passeggero. Io lo fermai <<ha la mia valigia>> e lui <<no, si sbaglia, questa è la mia>> mi rispose e usci. Quando andai a denunciare lo smarrimento mi convinsero a non prendere in “ostaggio” la valigia dell’altro passeggero che in effetti era identica alla mia. Per fortuna il mio bagaglio arrivò a casa dopo qualche giorno con dentro un biglietto di scuse del ladro involontario. Leggi tutto…

Le storie in etichetta che fanno ricomprare il vino

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Basta descrizioni generiche mettiamo le storie in etichetta con ciò che rende unico quello specifico vino. O ancora usiamo i vitigni come eroi

Tio Pepe racconto in etichetta

Tio Pepe racconto in etichetta

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Difficilmente il cliente si mette a leggere una storia in etichetta mentre compra una bottiglia in enoteca o al supermercato. Molto più probabilmente lo fa al ristorante mentre aspetta di mangiare oppure a casa mentre sorseggia dopo cena sul divano cercando di rilassarsi dopo una lunga giornata di lavoro. E’ questo il momento in cui la storia scritta in etichetta può fargli aumentare l’apprezzamento per il vino. Una storia che trasmette emozione è molto più memorizzabile di una sequenza di informazioni tecniche e quindi, il nostro cliente sarà più propenso a scegliere di nuovo quel vino nel futuro perché avrà un legame emozionale con esso.
Un recente studio dell’Università di Adelaide ha rivelato l’inefficacia di descrizioni che potrebbero adattarsi a tutti i vini dello stesso territorio o dello stesso vitigno. Funziona invece raccontare ciò che rende unica proprio quella bottiglia – della serie “ se non ti

Flexo lampada spagnola esempio di racconto in etichetta

Flexo lampada spagnola esempio di racconto in etichetta

distingui ti estingui”- basta la spiegazione di un particolare, anche piccolo, e il nostro vino esce dal coro e finalmente diventa visibile. Per spiegare il metodo The Drinks business fa l’esempio di una lampada da comodino spagnola in alluminio a basso prezzo. Sarebbe passata del tutto inosservata se non ci fosse stata una spiegazione che, solo in UK, ha colpito 30 milioni di lettori << The Flexo is an integral part of Spanish life, having been in continuous production since 1925. Although the designer is unknown, the Flexo is a design classic, a version being in the Design Museum in London>> Leggi tutto…


Damas del Pisco in Italia accolte dalle Donne del Vino

Per la prima volta in Italia i produttori di Pisco e vino del Perù grazie alle Donne del vino che hanno aperto loro le porte delle cantine e il cuore

Damas del Pisco, in visita dalle Donne del vino

Damas del Pisco, in visita dalle Donne del vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Un incontro fra culture che Glays Torres ha voluto con tutte le forze. Piccola, sempre sorridente e ottimista, Gladys ha realizzato quello che sembrava un sogno impossibile: portare in Piemonte, Toscana, Umbria e Trentino Alto Adige una delegazione di 50 Damas del Pisco e altri personaggi del vino peruviano senza lasciare a casa nessuno. Per questo il gruppo ha un carattere estremamente misto e comprende dal presidente dell’associazione peruviana di produttori di vino e pisco Marco Antonio Zuniga Diaz, al

Gladys-Torres.Presidente-Damas-del-Pisco

Gladys-Torres.Presidente-Damas-del-Pisco

milionario con cantina, alla piccola produttrice che ha risparmiato per mesi in modo da pagarsi il viaggio in Italia. Le Damas del Pisco, associazione fondata da Gladys nel 2014,  sono la maggioranza ma ci sono anche uomini soprattutto enologi e titolari di cantine. Nell’insieme un gruppo rappresentativo della realtà produttiva del Perù ma anche e soprattutto un gruppo in grado di trasformare l’esperienza italiana in un acceleratore del proprio settore. Le Donne del vino di 4 regioni hanno aperto le cantine e il cuore alle colleghe peruviane dando concreta applicazione agli scopi dell’associazione che parlano esplicitamente di diffusione delle cultura del vino. Leggi tutto…

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