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Corri, leggi, assaggia: ecco i 3 libri che ti consiglio

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Come tutti quelli che hanno amici intellettuali anch’io ricevo molti libri. Qualcuno lo leggo, alcuni li sfoglio e altri li butto. Questi 3 sono da leggere

Libri-Roberto-di-Sante-Corri-dall'inferno-al-Central-Park

Libri-Roberto-di-Sante-Corri-dall’inferno-al-Central-Park

Di Donatella Cinelli Colombini, Casato Prime Donne, Fattoria del Colle

Roberto Di Sante Corri dall’inferno al Central Park (Ultra Novel €14,5 pp. 138) L’inizio scoraggia perché parla di una depressione talmente feroce da spingere al suicidio ma poi è tutta una corsa verso la vita. Chi, come me, ha avuto una depressione, si riconosce in ogni riga. Roberto di Sante è un giornalista del “Messaggero” uno bravo, uno buono, uno versatile al punto di essere anche autore teatrale. Questo libro racconta di come la “corsa può salvarti la vita” o parafrasando Churchill “ quando traversi l’inferno non ti fermare. Continua a correre” ed è così che Roberto, nel 2013, sconfigge la depressione, diventando maratoneta. Il racconto inizia con un miracolo mentre tenta il suicidio e finisce con un miracolo perché il nipote morto

Libri Patrizia Passerini Andare per vigne e vitigni

Libri Patrizia Passerini Andare per vigne e vitigni

giovanissimo di fibrosi cistica corre con lui le maratone a Londra, Berlino e Tokio. Alla faccia di quelli che non credono agli angeli. Più che un romanzo è un manuale per affrontare la vita. Va tenuto sul comodino e applicato in caso di bisogno perché a tutti può succedere qualcosa di enormemente distruttivo , come un grande insuccesso professionale, come la fine di un grande amore … ebbene ricostruire la fiducia nella vita passa attraverso qualcosa che ricrea la fiducia nell’affrontare le proprie debolezze come la corsa per chi non l’ha mai praticata e, dopo i cinquant’anni diventa un maratoneta.
Carlo Dottor Giorni dell’erba (Kellermann Editore € 13 pp. 192) Ho conosciuto Carlo a Montalcino dove sua moglie Lucia Carle ha effettuato il più interessante e approfondito studio antropologico sulla capitale del Brunello, la patria locale, l’identità dei montalcinesi dal XVI al XX secolo. Leggi tutto…

La certificazione delle cantine turistiche

Dal Grand Wine Tour e il suo enoturismo lussuoso all’accoglienza coi fiocchi del Movimento Turismo del vino. Perché  certificare le cantine aperte al pubblico

Certificazione-delle-cantine-turistiche-Barone di Villagrande-Sicilia

Certificazione-delle-cantine-turistiche-Barone di Villagrande-Sicilia

Di Donatella Cinelli Colombini, Casato Prime Donne, Fattoria del Colle

Ha riscosso una grande interesse la presentazione del marchio The Grand Wine Tour.Si tratta di un tour operator che propone qualcosa di nuovo  rispetto alle normali agenzie di wine-winery tour, si basa infatti su un manifesto e una carta della qualità che danno origine a un marchio.  Il manifesto è suddiviso in 10 punti sugli scopi del Grand Wine Tour; esso si ispira ai viaggi settecenteschi di chi percorreva la Francia e soprattutto l’Italia acculturandosi attraverso la vista delle opere d’arte   e il rapporto con i circoli culturali delle varie località.  Il Gran tour era una sorta di rito iniziatico per i più talentuosi rampolli dell’aristocrazia europea e apriva loro la mente verso le diverse civiltà del presente e del passato, in certi casi durava più di un anno.

Certificazione-delle-cantine-turistiche-visita in cantina

Certificazione-delle-cantine-turistiche-Donatella-Cinelli-C0olombini

Il Grand Wine Tour ha dunque un obiettivo ambizioso e per realizzarlo chiede alle cantine la sottoscrizione di una carta della qualità con 50 criteri suddivisi in tre sezioni di valutazione:  tour e tasting, ristorante e ospitalità, vino. Dei tecnici verificano l’esistenza dei  requisiti che puntano decisamente sul lusso. Una proposta turistica sicuramente gradita al segmento più danaroso dei viaggiatori  che vuole dormire in strutture cinque stelle superiore, predilige i ristoranti stellati e compra i vini più cari.  Per ora le cantina prescelte sono 19 sparpagliate nelle principali regioni . Leggi tutto…


10 packaging del vino rivoluzionari

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E’ possibile lanciare messaggi e valori attraverso il packaging del vino? Si e i 10 esempi rivoluzionari scelti da The Drinks Business lo dimostrano

Omdesign 2106- packaging del vino-scatola vaso per querce

Omdesign 2106- packaging del vino-scatola vaso per querce

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Il packaging del vino è fra i più vecchi e scomodi: la bottiglia di vetro è pesante, difficile da aprire e da immagazzinare, protegge poco il liquido che contiene dalla luce e dagli sbalzi termici …. Questo perché il vino è una dei prodotti più tradizionalisti che esistano: piace il rito del cavatappi e addirittura il rumore del turacciolo che esce si associa all’idea di qualità. La cassetta di legno inchiodata è la più prestigiosa anche se decisamente meno pratica da aprire.
Nel vino “l’immaginario supera il reale” come diceva Fabio Taiti, cioè la percezione della qualità dipende più da valori simbolici (prezzo, posizionamento commerciale, luogo di origine, prestigio …) che dal liquido vino vero e proprio. Per questo risulta più difficile

blossom-cava-bouquet-Omdesign 2106- packaging del vino- ricoluzionar

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che per altri prodotti evolvere il packaging in base alle novità della tecnologia oppure alla moda o alla praticità d’uso. Vi immaginate un Romanée Conti con il tappo a vite oppure con un’etichetta meno brutta? No, niente deve cambiare in questa icona di qualità, tradizione, prestigio e esclusività.
Tuttavia esiste una spinta opposta: il bisogno di distinguersi. Ogni cantina cerca di farsi notare e di avere elementi distintivi che la facciano uscire dalle centinaia di migliaia di referenze che affollano il mercato. Ed ecco che alcuni produttori chiamano architetti famosi per costruire cantine sbalorditive, altri organizzano feste faraoniche, c’è chi sponsorizza eventi pieni di celebrità e chi trasforma le bottiglie in opere d’arte. Leggi tutto…

Investimenti cinesi nelle vigne con luci e ombre

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L’attivismo degli investimenti cinesi riguarda anche i vigneti e soprattutto quelle francesi ma c’è anche chi compra gli Château di Bordeaux con denaro sporco

Investimenti-cinesi-a-Bordeaux

Investimenti-cinesi-a-Bordeaux

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

La corsa all’acquisto di vigneti e cantine sembra inarrestabile. E’ questo infatti il bene rifugio che ha moltiplicato maggiormente il suo valore dall’inizio del millennio e che promette di crescere ancora la sua quotazione. Fondi d’investimento, industriali, banchieri, attori … tutti a caccia di griffe enologiche. I più attesi sono statunitensi ma la compagine degli acquirenti è multietnica e crea una certa preoccupazione anche ai governi.

investimenti-cinesi-chateau-renon

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Infatti la frenetica compravendita ha luci e ombre. Da noi le problematiche riguardano il riciclaggio del denaro sporco di mafia, camorra e co. Un problema maggiormente presente al Sud d’Italia ma non certo circoscritto a quest’area.
In Francia invece il denaro sporco è arrivato nei vigneti dall’Asia e in quantità ingente. All’inizio del 2015 i giornali transalpini avevano annotato, con una certa preoccupazione il superamento della soglia psicologica dei 100 Château acquistati da gruppi asiatici nella zona del Bordeaux. Leggi tutto…


Vinitaly 2018: ecco i dati  

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I dati su Vinitaly 2018: tipo di visitatori e loro interessi. Cosa hanno cercato on line: Toscana, Piemonte ma anche cantina con assaggio e pernottamento

Maurizio-Danese-Vinitaly-2017-Donne-del-Vino

Bruno-CinelliColombini-Kim-Danese-Mantovani-Vinitaly e Donne-del-Vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Tutti noi produttori abbiamo avuto la sensazione di uno strepitoso Vinitaly 2018. A distanza di qualche mese arrivano i dati statistici che confermano d’impressione a caldo. Un autentico boom di business che premia il lavoro della dirigenza di Veronafiere -il Presidente Danese e il DG Mantovani- ma soprattutto il Vinitaly manager Gianni Bruno e il Vinitaly international manager Stevie Kim. Squadra vincente che ha saputo ben impiegare le risorse, in parte governative- per rilanciare il vino italiano dopo un Prowein, poco brillante per i colori nazionali. Speriamo che il ministro Gian Marco

Vinitaly 2018 Donatella-CinelliColombini, Violante, Debora e Sabrina davanti a Cenerentola

Vinitaly 2018 Donatella-CinelliColombini, Violante, Debora e Sabrina davanti a Cenerentola

Centinaio non cambi rotta e punti, come ha promesso, sul vino come locomotore di tutto l’agroalimentare italiano sui mercati esteri.
Vediamo dunque i dati. Prima di tutto chi sono i 128.000 visitatori di Vinitaly 2018: 27% specialisti (cioè sommelier, agenti,, consulenti, esperti ….) poi il gruppone dei buyers 43,2% divisi in HORECA, grossisti e distributori. Si è abbassata l’età media dei visitatori di Vinitaly, elemento non trascurabile in un Italia dove i giovani non sono certo i maggiori consumatori. Potrebbe indicare un cambiamento di tendenza molto positivo.
L’impressione su Vinitaly è positiva nell’81,4% degli italiani e nell’84,6% degli stranieri. I connazionali tendono alla toccata e fuga, con visite di un giorno, mentre gli operatori esteri visitano la fiera più giorni ma tutti sfruttano l’intera giornata per incontrare gli espositori e partecipare alle degustazioni. I nuovi arrivati rappresentano circa un terzo dei visitatori.

Il 77% dei buyer esteri dichiara di voler tornare. Evidentemente ha fatto buoni affari visto che le motivazioni dichiarate sono l’incontro con i produttori e il desiderio di ordinare il vino. Circostanza ancora più importate alla luce del fatto che il 96,1% degli esteri è un decisore d’acquisto cioè la persona che compra. Leggi tutto…

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