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Tag Archives: Cenerentola

Orcia 7° Doc toscana più citata nei giornali esteri

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Klaus Davi presenta la classifica delle denominazioni toscane più citate dalla stampa estera: sorpresa l’Orcia Doc è 7° evviva!

Donatella-Cinelli-Colombini-Anteprime-di-Toscana

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Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Orcia Doc Cenerentola

Nessun vino ha un territorio più bello dell’Orcia e pochissimi hanno il privilegio di presentarsi al pubblico in palazzi straordinari come quello Chigi di San Quirico d’Orcia creato per Papa Alessandro VII che invece non ci venne mai. In questa cornice da sogno c’è la sede ONAV di Siena con una sala da degustazione perfettamente allestita dove, la Doc Orcia spera di veder nascere la sua wine class. Un progetto di valenza turistica che, il 12 febbraio, viene attivato nei confronti di 30 buyer esteri di 13 nazionalità. L’incoming di questi operatori è realizzato da PromoFirenze per conto della Regione Toscana all’interno di Buy Wine, che giunto alla settima edizione, è la più grande iniziativa di internazionalizzazione del vino in Toscana.

Orcia-Cenerentola-a-BuyWine-degustazione-Piccole-DOC

Orcia-Cenerentola-a-BuyWine-degustazione-Piccole-DOC-Toscane

<<Si tratta di una grande opportunità per le piccole cantine dell’Orcia che possono avvicinarsi ai mercati esteri e persino portare gli importatori in visita nella propria realtà produttiva >> spiegano dal Consorzio vino Orcia un’associazione che riunisce 40 delle 70 imprese della denominazione. L’Orcia è nata nel 2000 nella fascia di territorio che si stende fra l’area di produzione del Brunello e del Vino Nobile. Leggi tutto…

Vino italiano e potenti del mondo

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Donatld Trump si dice astemio ma produce vino e nella notte delle elezioni brinda con l’Amarone. Le bottiglie italiane sulle tavole presidenziali 

Vino-italiano-e-potenti-del-mondo-Briatore-Trump-Amarone

Vino-italiano-e-potenti-del-mondo-Briatore-Trump-Amarone

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia Doc, Cenerentola

Partiamo da un episodio recente; la mattina del 9 novembre scorso, quando la vittoria di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti è ormai sicura, il suo amico Flavio Briatore fa recapitare al suo grattacielo newyorkese – Trump Tower- tre magnum di Amarone con etichette personalizzate a tempo di record e un biglietto con la frase «Dear Donald, we did it >> cioè ce l’abbiamo fatta. La cosa è abbastanza strana perché Trump si proclama astemio anche se possiede, dal 2011, un’azienda vinicola a Charlottesville, in Virginia gestita dal figlio Eric Donald. In effetti, comprandola all’asta Trump disse alla precedente proprietaria

vino-italiano-e-potenti-del-mondo- Aneri

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Patricia Kluge, <<Lei ha un grande fiuto per il vino, io no>>. L’affare nasceva infatti da un’intento speculativo piuttosto che dalla passione per il vino <<Questo posto ha un’ipoteca da 28 milioni di dollari e io l’ho comprato per 6,2 milioni. E’ un Trump-affare>> disse ma, come è sua abitudine, ha poi messo il suo nome sulle etichette. Quello di brandizzare tutto è un’altra delle sue manie: acqua, the e cioccolato … tutto con il nome Donald Trump. Leggi tutto…


Vitigni autoctoni e critica enologica è vero amore?

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Gli esperti ne parlano tanto ma li assaggiano poco. Vitigni autoctoni, le denominazioni minori sembrano più amate dai consumatori che dai critici del vino

Donatella-Cinelli-Colombini-Foglia-Tonda

Donatella-Cinelli-Colombini-Foglia-Tonda

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia Doc, Cenerentola

Una frase, di qualche giorno fa, di un amico giornalista, mi ha fatto molto riflettere <<la critica del vino fa poche scoperte, non esplora nuovi territori, o vitigni minori e non cerca nuove cantine>>. Forse non è del tutto vero ma in parte è così, soprattutto qui in Europa e soprattutto in Francia. I giudizi sui vini e le denominazioni sono molto stabili e rispecchiano rendite di posizione costruite nel tempo. Un mix di qualità intrinseca, rete commerciale, prezzo, investimenti nella comunicazione … elementi a cui va aggiunto l’istinto alla coerenza di ogni essere umano per cui anche i critici enologici tendono a non smentirsi e difficilmente stroncano le cantine che precedentemente hanno esaltato. Tutto questo creata una situazione quasi bloccata che penalizza le denominazioni, i vitigni autoctoni minori o le cantine che, pur non avendo grandi mezzi, meriterebbero più attenzione.

Donatella-CinelliColombini- Sangiovese.Vitigni autoctoni

Donatella-CinelliColombini- Sangiovese-Vitigni -autoctoni

Ecco che invece il mercato e i consumatori più evoluti cercano proprio queste rarità, premiano la diversità, vogliono sorprendersi. Ovviamente per le piccole denominazioni e per i vitigni minori la strada è tutta in salita perché le cantine devono convincere un importatore a scommetterci. E’ difficile perché comporta spese, viaggi, bottiglie omaggio … un’impresa titanica per i piccoli vignaioli sempre alle prese con i bilanci che non tornano. Poi però i risultati arrivano perché il pubblico cerca proprio quello che “è solo li” i vini che possono essere proposti ad altri come vere scoperte. Sono tanti, sempre di più, i wine lovers, di ogni parte del mondo, che si comportano da talent scout e poi diffondono la notizia dei loro vini del cuore on line mettendo recensioni nei portali come Vivino, CellarTracker, Snooth … oppure iniziando una comunicazione virale nei propri social network. Leggi tutto…

Dom Pérignon ha un testimonial come un profumo o un orologio

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Per un vino è giusto avere un testimonial diverso dal produttore o dall’enologo? L’attore Christoph Waltz lega il suo volto a Dom Pérignon P2

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Orcia DOC, Cenerentola 
Generalmente i produttori di vino associano la loro faccia al vino, in altre parole diventano i primi testimonial della loro produzione.
In certi casi la simbiosi uomo-vino è perfetta come per la Baronessa Philippine de Rothschild con il suo straordinario fascino di attrice di teatro e di discendente da una delle famiglie più ricche e potenti del mondo. Era l’immagine stessa di Château Mouton e dei suoi vini con etichette d’autore.

Champagne-Dom-Pérignon-P2

Champagne-Dom-Pérignon-P2

Potrei citare altri collegamenti perfetti: Angelo Gaja e il suo Barbaresco, entrambi esprimono la stessa forza entusiasta e innovatrice, Franco Biondi Santi e il suo Brunello con una uguale austera eleganza e un uguale rispetto delle tradizioni ….. con il passare del tempo la simbiosi fra i produttori e il loro vino è diminuita. Sarà forse la presenza di agronomi, enologi, addetti al commerciale e al marketing che diluiscono la personalità del creatore in mezzo a troppi apporti di natura tecnica o economica. Insomma gli uomini come Bepi Quintarelli che si rispecchiava nel suo Amarone e nelle sue etichette scritte a mano, sono sempre più rari. Leggi tutto…


Saywine: basta figuracce col nome del vino

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L’importanza del nome del vino: quelli impronunciabili, difficili da ricordare o molto lunghi sono un vero ostacolo alla vendita ma arriva “Saywine”

Di Donatella Cinelli Colombini

Le storpiature dei nomi dei vini sono il soggetto di un delizioso video di The Artists Movement in cui tre millennials provano a dire Aglianico, Zibibbo, Blaufränkisch … e scopriamo che il vino austriaco apparentemente impronunciabile, per uno statunitense, risulta più facile di quelli italiani. Soprendente vero?
In Cina, dove i nomi sono sempre composti da due sillabe, quelli lunghi sono decisamente tagliati fuori a meno che la loro fonetica non permetta una traduzione in concetti diversi. E’ ben nota la storia di quel vino il cui nome in cinese diventa “porta soldi” ed ha avuto un successo strepitoso. Leggi tutto…

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