Posts Tagged ‘Donatella Cinelli Colombini’

W Riccardo Cotarella presidente mondiale degli enologi

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E’ bravo, competente, ha un’energia vitale travolgente, il coraggio di accettare le sfide e persino quello di cambiare idea come sui solfiti nel vino

Vespa, D'Alema, Cotarella

Vespa, D'Alema, Cotarella

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Vi racconto un episodio. Due anni fa partecipò a una cena dedicata all’olio extravergine nel ristorante di Vissani a Baschi, vicino a Orvieto. Al mio tavolo c’è il proprietario di un frantoio della zona che racconta della recente alluvione <<la mattina dopo, quando l’acqua si è ritirata, rientriamo nei capannoni ma c’è fango dappertutto, siamo paralizzati dalla disperazione. Poi arriva Riccardo Cotarella, è un amico, abita vicino a noi con il fratello Renzo, e ci dice – forza stasera ricominciamo a molire le olive, vi mando anch’io qualcuno – lo guardiamo increduli ma le sue parole ci danno la spinta. Arrivarono i suoi operai, lavoriamo tutto il giorno e nel pomeriggio Riccardo torna con una zuppa calda. Dopo ricominciamo a frangere l’olio. Senza di lui non ce l’avremmo fatta>>
Questo racconto ci fa conoscere Riccardo Cotarella più della sua intera biografia.
Ci fa capire come la sua elezione, a presidente degli enologi mondiali, sia un onore per lui e per tutto il vino italiano, ma soprattutto sia un’opportunità per ripartire, per farcela nonostante la crisi, per crederci e andare avanti.
Per questo gli è stata affidata una “mission impossible” con la presidenza del Comitato vitivinicolo di Expo 2015. Ma se non riuscirà lui, a far partire il padiglione del vino, non ci riuscirà nessuno! Lui è davvero il migliore!

12 cibi da non mettere in frigo e quelli da soste brevi

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Persino lo spumante si rovina se tenuto in frigo per mesi, figuriamoci pomodori, formaggi stagionati o pane! Cosa mettere in frigo e cosa no, ecco le istruzioni

cipolla

cipolla

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Se siete ghiotti non rovinate ciò che avete comprato conservandolo male. Ecco qualche consiglio utile dettato dall’esperienza e dalle mie ricerche. Cominciamo con le 12 cose che proprio non vanno messe nel frigo di casa e poi vediamo quelle da “brevi soggiorni”
1. OLIO EXTRAVERGINE va tenuto al buio ma non al freddo. Se poi si rapprende congelandosi, e questo avviene a una temperatura di 4-6°C, cioè nel reparto carne del frigo, lo rovinate del tutto
2. PATATE il freddo del frigo le fa germogliare, molto meglio in un panierino nella zona più fresca della cucina insieme a pomodori, cipolle e aglio. Meglio se coperte da un canovaccio, ancora meglio se il canovaccio è a quadretti bianchi e rossi, fa molto country e lo trovo decisamente shabby chic.
3. POMODORI mai in frigo perché poi non sanno di niente
4. AGLIO in frigo secca
5. CIPOLLE in frigo diventano flaccide e muffite
6. BASILICO meglio metterlo sul davanzale con i gambi immersi nell’acqua
7. ARANCE, BANANE, MELE, MELONI perdono il profumo, il frigo rallenta la maturazione in modo innaturale. Si tratta di frutti climaterici, che maturano anche staccati dalle piante e vanno tenuti separati per evitare che il processo sia troppo veloce.

I Gourmets senesi celebrano l’autunno

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Tartufi bianchi delle Crete senesi, castagne e nebbiolo per l’Union Europèenne des Gourmets al ristorante Il Mestolo di Siena

Tartufo bianco su carne di chianina tagliata al coltello

Tartufo bianco su carne di chianina tagliata al coltello

Posto d’onore ai magnifici tartufi delle Crete senesi che quest’anno sono stati raccolti in abbondanza e alle castagne che invece hanno avuto, nel 2014, una stagione molto più difficile.
Una serata dedicata all’autunno, dunque, con un’attenzione particolare agli abbinamenti, studiati dal Console di Siena Alessandro Bonelli, con vini di altre regioni e soprattutto provenienti dal Piemonte. Le mani sapienti dello chef Nicoletta, sotto la regia di patron Gaetano, hanno realizzato un menù capace di valorizzare i sapori con equilibri costruiti sulle assonanze e sui contrasti.
Primo vino Vetere 2013, rosato prodotto da San Salvatore di Giungano (Salerno) fresco, fruttato con una leggera vena acida, ottimo esempio di vinificazione in rosato dell’Aglianico accompagnato da una battuta di manzo con tartufo bianco delle Crete senesi.
Segue un passaggio tutto piemontese con un Langhe Nebbiolo 2010, cru Bricco Boschis di Cavallotto (Castiglione Falletto), un vino di ottima struttura, deliziosamente fruttato e speziato al naso e galoppante di tannini e freschezza in bocca. Abbinato con riso al naturale con fonduta di toma e tartufo bianco delle crete

Gourmet - cena al Mestolo - coniugi Adorno e S.Campatelli

Gourmet - cena al Mestolo - coniugi Adorno e S.Campatelli

Rimanendo in Piemonte, è stato servito il Nebbiolo d’Alba 2009 di Moscone di Monforte d’Alba. Colore rosso rubino con riflessi granati , sapore ben strutturato, profumo intenso. Perfetto l’equilibrio con il coniglio farcito con castagne e marinato nel latte e parmigiano , con zucca gialla stufata.

Perché mangiare in ristoranti storici ha più sapore

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I 64 ristoranti italiani di antica tradizione hanno nomi celebri: La Bersagliera a Napoli i Dodici Apostoli a Verona Savini a Milano l’Osteria del Bai a Genova

Dodici Apostoli Verona

Dodici Apostoli Verona

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Luoghi in cui la tradizione la mangi, la vedi e la abiti …. Insomma un fascino impalpabile che assomiglia a quello dei teatri, dove aleggia lo spirito degli artisti che ci hanno lavorato. Questi ristoranti sono popolati dal ricordo di grandi chef e di clienti celebri, ogni piatto ha una storia che lo distingue e lo rende unico. In alcuni casi, come la focaccia al formaggio di Manuelina di Recco, i piatti sono proprio nati li. Per questo mangiarci fa entrare nel mito. E’ insomma un’esperienza che rimane impressa nella memoria anche quando la cucina non è da stella Michelin ( ma Del Cambio ce l’ha) e la gestione è cambiata decine di volte.

Ristorante_Savini_Milano

Ristorante_Savini_Milano

Il nostro viaggio nei ristoranti storici parte da un delizioso articolo del blog dissapore e prosegue nell’annuario dell’Associazione dei locali storici d’Italia che mi arriva ogni anno da un vecchio e caro amico, Enrico Guagnini.
La maggior parte di questi ristoranti sono dell’Ottocento ma tre affondano le loro radici fino al Quattrocento: l’Antica locanda del Mincio (1407) a Valeggio, l’Onkel Taa di Parcines in provincia di Bolzano (1430) e l’Albergaccio a San Casciano Val di Pesa (1450). Tutti e tre hanno storie incredibili, nella locanda si fermò Napoleone nel 1796 quando cacciò gli austriaci al di là del Mincio. Nel ristorante Museumstube Bagni Egart Onkel Taa ci sono le tinozze per acqua termale in cui fare il bagno mangiando come usava nel medioevo, qualcosa che attrasse qui anche l’Imperatrice Sissi e Francesco Giuseppe d’Asburgo. Infine l’Albergaccio si chiama anche Tavernetta Macchiavelli perché l’autore del Principe vi dimorò durante il suo esilio fuori da Firenze.

Il Chianti superiore 2012 a 5 stelle di Donatella

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Una vendemmia incredibile in cui Donatella Cinelli Colombini è passata dalla disperazione all’entusiasmo e le viti hanno dimostrato la loro intelligenza

Chianti Superiore Donatella Cinelli Colombini

Chianti Superiore Donatella Cinelli Colombini

2012, tre mesi di caldo torrido senza una goccia di pioggia e un diradamento grandissimo dei grappoli per aiutare le viti assetate …. poi il miracolo: arriva la pioggia i primi di settembre ed ecco una vendemmia 5 stelle.

Poca uva ma strepitosa, sanissima, con grappoli piccoli aperti, assolutamente maturi e con vinaccioli perfettamente lignificati. Acini piccoli che coloravano le dita al primo tocco per cui i mosti presentavano un colore rosso intensissimo, tipico dei grandi vini.
I vigneti del Chianti Superiore si trovano alla Fattoria del Colle nella parte meridionale del Chianti, su colline di 400 metri di altitudine con terreni caratterizzati da sabbie marine. Un territorio antico e incontaminato che viene coltivato con grandissima attenzione all’ambiente.

Tipologia: rosso secco.
Zona di produzione: Toscana, Trequanda, Fattoria del Colle
Caratteri dell’annata: la vendemmia è stata preceduta da 12 mesi aridi e da un’estate torrida con temperature molto alte anche di notte. Le foglie e i tralci verdi delle viti sono usati per ombreggiare l’uva. I grappoli sono stati diradati due volte.
Uvaggio: 90% Sangiovese, 10% Canaiolo
vendemmia: L’uva è stata raccolta a mano e deposta in cassette da 20 kg con cui è arrivata in cantina in meno di mezz’ora. Le temperaute fresche e addirittura freddine hanno portato in cantina uva a 20°C. Dopo la diraspatura gli acini migliori sono stati selezionati sul tavolo di cernita meccanicamente e manualmente.