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Il pranzo di nozze di Harry e Meghan

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Qualche indiscrezione del segretissimo pranzo di Harry e Meghan al Castello di Windsor. Champagne Pol Roger e non British fizz, piccola torta nuziale

tequila Casamigos George Clooney

tequila Casamigos George Clooney

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Tutti aspettavano l’ingresso trionfale dei vini UK, i così detti British Fizz che non possono chiamarsi Champagne ma spesso sono più cari delle bollicine francesi. Invece al pranzo di nozze di Harry e Meghan è stato servito Pol Roger brut non millesimato. Questa è una delle poche notizie pubblicate sul sito della Royal Family. La stessa marca di Champagne usata per il matrimonio del principe William e Kate nel 2011. Pol Roger era lo Champagne preferito da Winston Churchill, è stato calcolato che ne abbia consumato 42.000 bottiglie nel corso della sua vita e, alla sua morte, nel 1965, la maison uscì con etichette listate a lutto.

Harry e Meghan Champagne Pol Roger brut-

Harry e Meghan Champagne Pol Roger brut

Come sempre la parte privata del royal wedding è segretissima. Al contrario dei comuni mortali che fanno di tutto per mostrare su Facebook ogni piccolo dettaglio del loro matrimonio, i reali dividono la parte pubblica, con il bagno di folla e le riprese TV, dalla parte privata che nessuno può vedere. Ricordo che al matrimonio di William e Kate il gelato servito durante il pranzo nuziale, era preparato da una pasticcera senese che, al ritorno, raccontò del rigore con cui impedivano di fare foto e video persino in cucina. Top secret come fosse in gioco la sicurezza nazionale.
Ma c’è chi è riuscito a penetrare, almeno in parte, il muro di riservatezza: The Drinks Business ha pubblicato piccole indiscrezioni riguardanti il dopo pranzo di Harry e Meghan quando è stata servita Bohemia, una birra artigianale lager che piace molto al Principe ed è prodotta a Nord di Londra nella birreria Two Tribes che collabora con Clare Smyth attualmente considerata la migliore chef donna del mondo.
Dopo pranzo è stata servita anche la tequila Casamigos dal produttore in persona, il famoso attore George Clooney.
Qualche indiscrezione anche sui dolci, sono stati serviti tre tipi di dessert, al rabarbaro, arancia e pistacchio. La torta nuziale era invece piccola rispetto all’importanza degli sposi. Per questo ne sono state realizzate 3 per servire i 200 ospiti del pranzo di nozze. Leggi tutto…

Graziana Grassini e Eleonora Marconi regine di Bolgheri

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Hanno la responsabilità dei vini super star d’Italia: Graziana Grassini firma il Sassicaia e Eleonora Marconi è appena stata nominata wine maker di Masseto

Eleonora Marconi Masseto

Eleonora Marconi Masseto

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Ecco le due enologhe dei vini italiani che sbancano le aste internazionali e portano il tricolore nel mondo dorato delle bottiglie di lusso Graziana Grassini detta “Lady Sassicaia” e Eleonora Marconi appena nominata wine maker di Messeto. Due vini cult dove la qualità intrinseca si associa al prestigio, a una clientela abituata al meglio e all’esclusività di luoghi dove può entrare solo chi ha enormi ricchezza o grande potere.
Entrambi i vini nascono a Bolgheri, e entrambi hanno la polvere di stelle di un blasone millenario. Delle cornici talmente sbalorditive che sembrano incredibili. Sassicaia nasce

Graziana Grassini Sassicaia

Graziana Grassini Sassicaia

nella Tenuta San Guido del Marchese Incisa della Rocchetta. Per arrivarci c’è il viale di cipressi della celebre poesia di Carducci vicino alla cantina ci sono le stalle della Razza Dormello Olgiata, quella del famoso cavallo Ribot e poco distante l’Oasi primo rifugio faunistico italiano WWF. Lo scrigno delle barriques del Sassicaia è stato progettato da Agnese Mazzei con un’eleganza sobria squisitamente toscana. Da qui escono le bottiglie che il nostro Capo del Governo ha portato a Obama e che è stata servita a Madonna durante l’intervista televisiva. Leggi tutto…


Donne del Vino e Confindustria Alto Milanese

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La Confindustria Alto Milanese punta sulle Donne del Vino ed è un successo: 200 wine lovers a Busto Arsizio nel Campus Reti

Donne-del-Vino-Legnano-Longo-Speciality

Donne-del-Vino-Legnano-Longo-Speciality

Di Donatella Cinelli Colombini
Un entusiasmo che riempie il cuore, quello di Paola Longo vera madrina dell’appuntamento che fa incontrare le Donne del Vino con gli imprenditori di un distretto industriale fra i più performanti  del mondo. Entusiasmo delle produttrici arrivate da tutta Italia per offrire in assaggio 39 vini di assoluta eccellenza. Entusiasmo dei 200 wine lovers intervenuti alla degustazione e testimoni di uno stile di vita giovane che associa l’apprezzamento per le bottiglie di pregio con la voglia di affermarsi nella vita sociale e nel lavoro.
La giornata delle Donne del Vino nel distretto Alto Milanese era iniziata con la visita nel

Confindustria Alto Milanese Fabrizio Sala Vicepresidente Regione Lombardia

Confindustria Alto Milanese Fabrizio Sala Vicepresidente Regione Lombardia e Anna Prandoni

show wine Longo che propone nuove modalità di esposizione e conservazione del vino usando tecnologia, materiali e soluzioni innovative. Spettacolosa la cantina circolare sotterranea con porta telescopica a filo pavimento e 1.600 bottiglie all’interno.
Lo show room e gli uffici sono nel luogo in cui, nel 1961, il padre di Paola, Consiglio Longo, aveva creato la sua cantina e la prima attività di distribuzione di vino. Oggi ospita il cervello della Longo Speciality una impresa creata nel 1990 e diventata leader in Italia nella regalistica enogastronomica – nel periodo natalizio vi lavorano 120 persone solo per preparare i pacchi dono – ad essa si affianca l’enoteca di Legnano che commercializza vini di alta gamma anche all’estero. Nel 2000 e nel 2014 le imprese Longo hanno ricevuto l’Oscar di Bibenda e dal 2008 pubblicano la guida “Fuoricasello” in 600.000 copie, con le indicazioni sui migliori ristoranti a 5 minuti dalle uscite autostradali. Leggi tutto…

Château d’Yquem il vino da dessert più famoso del mondo

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Storia, piccoli segreti, assaggi e prezzi di Château d’Yquem il vino cult di chi ama la dolcezza nel bicchiere. E non guardate me io ammiro solo il mito

Château d'Yquem

Château d’Yquem

Di Donatella Cinelli Colombini, vignaiola al Casato Prime Donne di Montalcino

STORIA
La sua storia parte con regalità: era proprietà del re di Francia finchè non fu acquistata nel 1593.
Già a quell’epoca la zona di Sauternes produce vini da vendemmie tardive. Il nostro chateau, dove nel frattempo viene costruito l’edificio con le torri reso celebre dal disegno nell’etichetta, inizia ad avere vigneti nel 1711 quando diviene proprietà di Léon de Sauvage d’Yquem appartenente a una famiglia che, nei secoli successivi, si imparenterà strettamente con Re Luigi XV.
Il colpo di fortuna arriva quando Thomas Jefferson visita la proprietà e letteralmente si innamora del nettare biodo che vi si produce. Ordina 250 bottiglie della vendemmia 1784 per sé e una per George Washington.
Come in molte notissime cantine la svolta che porta al successo avviene per mano di una donna, la giovane vedova Françoise Joséphine de Sauvage d’Yquem che la guida dal 1788 in tutto il burrascoso periodo della rivoluzione quando, la donna, viene

Château d'Yquem

Château d’Yquem

gettata per due volte in prigione. Con lei Yquem assume il carattere di una vera impresa enologica e viene e messo a punto il sistema di raccolta con tre passaggi successivi nella vigna.
In occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, nel 1855, quando viene stilata la celebre classifica dei domaine bordolesi, Yquem è l’unica cantine del Sauternes a essere indicato come Premier Cru Supérieur cioè fra quelli che chiamiamo oggi First Growth.
La longevità del suo nettare biondo è leggendaria. Nel 1996 è organizzata una degustazione con bottiglie dal 1811 in poi e Robert Parker rimane così estasiato dal Sauternes di 181 anni da dargli 100/100 come giudizio di assaggio. Leggi tutto…


Olivier Chadebost l’architetto di Cheval Blanc e Yquem

Ingegnere prima che architetto, ha iniziato con la moda e poi è arrivato al vino: Olivier Chadebost il genio creativo che accresce il valore delle cantine

Olivier-Chadebost -alla-Fattoria-del-Colle

Olivier-Chadebost -alla-Fattoria-del-Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

L’occasione di ricevere uno degli archistar più celebrati del mondo era davvero ghiotta, per questo ho accettato la richiesta dell’UIV Unione Italiana Vini e Simei – Salone Internazionale delle Macchine Enologiche e Imbottigliamento, di organizzare alla Fattoria del Colle l’incontro con Olivier Chadebost l’architetto che ha creato la più famosa tinaia del mondo a Chateau Cheval Blanc: una doppia vela bianca che si curva dolcemente e contiene dei tini in cemento progettati appositamente.
La fama di architetto haute couture, interprete della bellezza in tutte le sue forme, ha preceduto Chadebost creandomi una notevole preoccupazione. La semplicità campagnola della Fattoria del Colle è sicuramente lontana dal lusso da milionari a cui è abituato lui, ma, nonostante l’imbarazzo di sapermi inadeguata a un giudice di quel calibro, ho accettato con entusiasmo di riceverlo.
La curiosità era troppo forte.

Olivier-Chadebost-Giulio-Somma-CorriereVinicolo

Olivier-Chadebost-Giulio-Somma-CorriereVinicolo

Ed ecco Olivier Chadebost fisico da sportivo, espressione sorridente, occhi vigili e anello con stemma nobiliare al dito mignolo; i suoi antenati hanno fatto le crociate e attualmente la famiglia si occupa di foreste. Indossa una giacca azzurra con pochette troppo leggera per la fredda primavera 2018 ma sufficientemente eccentrica da rivelare il suo carattere creativo e l’attenzione alla moda. La sua carriera professionale è partita proprio da lì, dai progetti per LVMH, la multinazionale del lusso. Leggi tutto…

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