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Tag Archives: Donatella Cinelli Colombini

Cibi e vini dei dittatori

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Cibi vini e dittatori Hermann Goering, Heinrich Himmler, and Adolf Hitler

Cibi vini e dittatori Hermann Goering, Heinrich Himmler e Adolf Hitler

Cibi e vini dei dittatori. Cercare un nesso fra cibi vini e ferocia indagando nelle abitudini alimentari dei dittatori è molto difficile: fra loro ci sono comportamenti molto diversi. A dispetto della convinzione che la carne renda aggressivi e inclini alla violenza molti dei personaggi più sanguinari del Novecento preferivano la verdura. Adolf Hitler, per esempio era vegetariano e pressoché astemio. Alla fine della sua vita mangiava quasi solo purea di patate ma aveva 15 assaggiatori per accertarsi di non venire avvelenato, si avvicinava al cibo 45 minuti dopo di loro ovviamente se nessuno mostrava sintomi sospetti.

Cibi vini e dittatori Stalin a tavola

Cibi vini e dittatori Stalin a tavola

Benito Mussolini amava le insalate condite con olio sale, aglio e succo di limone. Non era un gran buongustaio e disprezzava cibi e vini francesi considerandoli “inutili”.
Amava l’aglio anche Stalin insieme a noci, prugne, melograni e vino. La sua cucina preferita era quella tradizionale georgiana e il suo cuoco era Spiridon Putin, nonno dell’attuale presidente russo Vladimir. Pare che Stalin amasse organizzare banchetti con giochi alcolici e balli.
Ma vediamo le abitudini alimentari di alcuni dittatori particolarmente sanguinari. Leggi tutto…

Comune Valdorcia: si all’unione se c’è Trequanda

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Nasce il comitato “Per il Comune della Valdorcia” per raccoglie le firme e indire il referendum sulla fusione. Io sono unionista se c’è anche Trequanda

Di Donatella Cinelli Colombini, Agriturismo, Toscana, Fattoria del Colle

Pienza Possibile aggregazione nel Comune della Valdorcia figure a cavallo di Piero Sbarluzzi

Pienza Possibile aggregazione nel Comune della Valdorcia figure a cavallo di Piero Sbarluzzi

Il comitato guidato da Glauco Guidotti propone la costituzione di un solo comune fra quelli appartenenti al Parco della Val d’Orcia: Castiglion d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia. Tutti comuni piccolissimi escluso Montalcino che ora conta circa 6.000 abitanti e un’organizzazione comunale oltre che una solidità finanziaria di gran lunga superiore a tutti gli altri anche grazie alla recente fusione con San Giovanni d’Asso. E infatti Silvio Franceschelli, giovane e volitivo sindaco di Montalcino dice no al Comune della Valdorcia << Se si tratta di condividere servizi, riscuotere tributi, realizzare piani urbanistici, gestire il turismo, anche domattina. Ma nessuna fusione. Il nostro percorso lo abbiamo già fatto con San

Montalcino-San-Giovanni-nuovo comune

Montalcino-San-Giovanni-nuovo comune

Giovanni d’Asso. E poi il nostro Comune non può prescindere dal nome esclusivo di Montalcino in quanto marchio di un prodotto territoriale>> ha detto Franceschelli a MontalcinoNews. Come dagli torto?
Ma il Comitato per il Comune della Valdorcia non si scoraggia <<«anche senza Montalcino arriveremmo a una popolazione di circa 9 mila abitanti: un Comune piccolo, ma più forte sulle politiche di area>> ha dichiarato Guidotti al Corriere Fiorentino << in particolare si avvertirebbe un notevole progresso per l’intero settore turistico, un ritorno di immagine che andrebbe a vantaggio del territorio, un miglioramento amministrativo, e, non ultimo, ingenti incentivi economici>>. Leggi tutto…


Dalla storia del Colle alla novella dei Gangheretti

Il genius loci, l’anima buona della Fattoria del Colle diventa una fiaba intitolata 92 Gangheretti e poi banderuole giganti dipinte da Alessandro Grazi

Gangheretti-Alessandro-Grazi

Gangheretti-Alessandro-Grazi

Di Donatella Cinelli Colombini

Spero di non avervi annoiato con i miei racconti da vecchia signora di campagna e di accogliervi presto alla Fattoria del Colle per mostrarvi come il passato riemerga pieno di magia e di fascino. La cosa strana è che il “Genius Loci” cioè lo “spirito del luogo” che gli antichi riconobbero in specifici posti come un misterioso agente soprannaturale, agisce alla Fattoria del Colle su di me ma anche sui turisti. Chi soffre d’insonnia qui riesce ad addormentarsi senza sonnifero, chi è in preda alla depressione ritrova la serenità, tutti affermano di sentirsi rigenerati dopo pochi giorni.
Una circostanza così misteriosa ma così evidente che, durante le mie prime estati alla Fattoria del Colle, insieme agli amici che accorrevano per incoraggiarmi e aiutarmi, inventammo la favola dei Gangheretti. Nata come per scherzo per spiegare ai nostri figli le forze benigne che risiedono nella fattoria divenne sempre più consistente. Il

Gangheretti-Fattoria-del-Colle-Dorian

Gangheretti-Fattoria-del-Colle-Dorian

nome dipende dal detto toscano <<mi fai uscire dai gangheri >> cioè dai supporti metallici che tengono ancorate al muro porte e sportelli. I gangheretti sono dunque qualcosa di malizioso e dispettoso. Ma c’è anche un altro detto toscano << mi hai dato un ganghero>> cioè una fregatura e i nostri folletti sono grandi imbroglioni. Sono usciti dalla terra, hanno un colore azzurro e un odore di lavanda che ne rivela la presenza.

Di seguito trascrivo la favola dei “92 Gangheretti” dove il numero di questi folletti deriva dalla data più ricorrente nella storia della Fattoria del Colle fondata da Claudio Socino nel 1592 ebbe il suo ospite più celebre in Pietro Leopoldo d’Asburgo Granduca di Toscana e poi imperatore d’Austria morto nel 1792. Insieme alla fiaba ci sono i disegni dei Gangheretti dipinte dal pittore senese Alessandro Grazi. Sono le stesse immagini che, al Casato Prime Donne, la mia cantina di Brunello, diventano banderuole giganti, ammirate da tutti i turisti. Leggi tutto…

Giappone: racconti di viaggio e di vino

Dietro le quinte di una missione all’estero: in Giappone con il Brunello per scoprire i wine lovers con gli occhi a mandorla e le curiosità nipponiche 

Giappone, viaggio di vino con il Brunello

Giappone, Osaka viaggio di vino con il Brunello

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Fra gli inconvenienti più frequenti dei viaggi di lavoro all’estero c’è quello di sentirsi male; il Jet-lag, gli appuntamenti di lavoro troppo fitti, il cambio di clima … fanno un mix terribile. Una volta Violante si è salvata dalla bronchite rastrellando tutti gli antibiotici nelle valige dei produttori di Brunello che erano con lei. Questa volta, durante il viaggio in Cina, sono diventata verde come un ramarro con capogiri e vomito. Sono andata all’ospedale di Shenhzen e posso testimoniare che è enorme, attrezzatissimo, efficientissimo e ha dei medici formidabili. Nonostante il mio scetticismo la cura che mi hanno dato ha funzionato e sono arrivata alla tappa successiva del viaggio, in Giappone, sulle mie gambe anche se vedendo le scale ondeggiare e con continui attacchi di mal di mare.

Giappone Donatella Cinelli Colombini al tempio per il lavaggio rituale

Giappone Donatella Cinelli Colombini al tempio per il lavaggio rituale

Però si va avanti!
Altro inconveniente dei viaggi di lavoro è di andare in giro senza vedere niente. A Tokyo ho scoperto per la prima volta la baia quest’anno dopo essere stata nella capitale nipponica altre tre volte. Beh, meglio tardi che mai!
Gli inconvenienti di viaggio più piccoli sono i meno i più fastidiosi, come quello di dimenticare cose che non si possono comprare. Questa volta ho lasciato a casa la spazzola per i capelli, quella senza i pallini in cima alle punte. Sembra una cosa da niente ma è indispensabile per le chiome mediterranee come la mia. In Cina o in Giappone hanno capelli dritti come spaghetti per cui le spazzole senza pallini non ci sono e ora io ho letteralmente i capelli dritti. Leggi tutto…


Angelo Gaja cosa ci ha insegnato l’annata 2017

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Riflessioni di Angelo Gaja sull’annata 2017: convenzionale o biologico? Irrigazione o zappature? Alla fine è la natura del suolo la cosa determinante

angelo-gaja-nel-vigneto

Angelo-Ggaja-nel-vigneto

A seguito dell’articolo di Donatella Cinelli Colombini su questo stesso blog, Angelo Gaja espone le sue riflessioni come sempre profonde, lontane da ogni luogo comune e a tratti provocatorie. Conferma quanto dice il grande Angelo, il diffondersi di un inerbimento a filari alternati (finalizzato a ridurre il vigore vegetativo), che viene rimosso in caso di stagione siccitosa e che quindi non è permanente.

Il consiglio di Angelo Gaja è chiaro: non innamorarsi del metodo ma del terreno da vigna!
Ecco l’e-mail che mi ha mandato

Cara Donatella,
complimenti per tuo articolo “Cosa ha insegnato l’annata 2017 nelle vigne”.
Prezioso l’appello all’umiltà.

Angelo-Gaja

Angelo-Gaja

Ho visto quest’anno vigneti condotti in modo “convenzionale” presentarsi alla vendemmia con un ottimo raccolto.
E vigneti inerbiti (dove si esitava a rompere la cotica confidando in una pioggia benefica che invece non arrivava mai) essere in sofferenza (è successo in parte anche a noi).
Mentre nel 2013 e 2014, annate caratterizzate da forte piovosità, quegli stessi vigneti mantenuti foltamente inerbiti si erano comportati ottimamente, proprio secondo i nostri desideri.
Lezione importante per noi: imparare ad essere flessibili, a non innamorarsi del metodo, ma di adattarlo alle condizioni esterne. Leggi tutto…

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