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Le origini del vino. La Toscana sempre in prima fila. 2° Parte

Dagli Etruschi a Wine Spectator, la Toscana insegna a fare il vino e detta le regole della qualità

di Sara Mazzeschi

barone_Ricasoli . Le Origini del vino e la formula del Chianti di Brolio

barone_Ricasoli . Le Origini del vino e la formula del Chianti di Brolio

Ieri eravamo rimasti al Risorgimento del vino italiano: Bettino Ricasoli, detto il “barone di ferro”, voleva creare un rosso toscano di qualità in grado di inserirsi nel mercato nazionale ed internazionale, per questo nella metà dell’800 scrive un vero e proprio Regolamento agrario imponendo ai suoi fattori e contadini la presenza di tecnici preparati durante tutto il ciclo produttivo e regole rigidissime che dovevano essere scrupolosamente seguite. Ed ecco che viene alla luce la formula del Chianti di Brolio, poi detta del Chianti Classico, arrivata a noi: 7/10 di Sangiovese 2/10 di Canaiolo e 1/10 di Malvasia.  Negli stessi anni – 1865 – ma su altre colline, Clemente Biondi-Santi vinifica il sangiovese in purezza vincendo il primo premio all’esposizione vinicola di Montepulciano e ponendo le basi del famoso Brunello. Insomma è chiaro che Firenze e la Toscana tutta erano allora come oggi il centro nevralgico dell’enologia.

La rinascita del vino del XIX secolo non fu dovuta solo ai grandi maestri come Ricasoli ma anche alle cosi dette “Cattedre ambulanti”. Nel 1839, in occasione della Prima riunione degli scienziati italiani a Pisa, venne capita la necessità di diffondere le conoscenze in campo agrario e vinicolo soprattutto ai piccoli produttori, da qui la nascita delle famose cattedre che per oltre un secolo e mezzo furono la principale fonte di istruzione nelle campagne.  Ultimo ma non per importanza: il fiasco. La Toscana ha una tradizione di mastri

Il fiasco e la commercializzazione del vino Chianti

Il fiasco e la commercializzazione del vino Chianti

vetrai millenaria ma è nel XIV secolo che il tipico contenitore per il vino si veste dell’erba palustre dell’Arno dando inizio alla leggenda del fiasco! Nei secoli successivi questo buffo bottiglione divenne sinonimo di vino toscano ma fu dall’800 che il Chianti, grazie alla tappatura ermetica che ne permetteva la spedizione in quantità, prese letteralmente il volo a livello internazionale, contribuendo così alla realizzazione del sogno di Ricasoli ossia la sua diffusione… ovunque.

Ancora oggi il Chianti è la parola ed il vino più conosciuto al mondo!

Ultima curiosità legata al XIX arriva da Pasteur che nel 1866 , nel suo scritto “Etudes sur le vin”, dichiarò:  <<il vino è la più salutare ed igienica di tutte le bevande>> . Dopo 150 anni nessuno è ancora riuscito a smentirlo.

Tra studi, esportazioni e fiaschi in giro per i continenti arriviamo al secolo scorso, il vino italiano ma soprattutto toscano è sinonimo di eccellenza e, come era accaduto in precedenza, si sente la necessità di tutelarlo, valorizzarlo e regolare la produzione per garantirne la qualità. I vignaioli si uniscono dando vita ai Consorzi ed i disciplinari diventano più rigidi, ogni area vinicola ha sempre più regole e limiti da rispettare.

Nobile di Montepulciano

Nobile di Montepulciano

Ancora una volta la Toscana “non ne ha per nessuno”: 1966 Nobile di Montepulciano, Brunello di Montalcino ed in primis la Vernaccia di San Gimignano sono tra le prime DOC italiane, il Chianti solo – si fa per dire – nel 1967, nel 1980 di nuovo il Nobile subito seguito dal Brunello sale di grado con la DOCG.

In realtà quello che solo gli amatori sanno è che c’è una vera e propria battaglia per la primogenitura sia della Doc che della Docg…tutti affermano di essere stati i primi, del resto siamo sempre in Italia! In realtà per lo più dipende dalle date di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e dai tempi di affinamento previsti dai disciplinari ma facciamo un po’di chiarezza: il 3 marzo ‘66 vengono istituite con DPR le Doc, la pubblicazione sulla Gazzetta però è diversa da vino a vino di qualche mese o di pochi giorni ed ecco che la Vernaccia diviene la prima Doc con il numero 110 del 6 maggio 1966! Una vera e propria guerra di carte si ha invece tra Nobile e Brunello, quest’ultimo effettivamente è stato il primo a trasformarsi da Doc a Docg ma è il Nobile alla fine ad averla spuntata avendo un invecchiamento obbligatorio più breve e dunque entrando in commercio prima. Il mondo del vino è affascinante anche in questo.

Wine Spectator e Brunello di Montalcino

Wine Spectator e Brunello di Montalcino

Data fondamentale per tutto il vino italiano è il 1999: la rivista Wine Spectator inserisce il Brunello di Montalcino tra i 12 migliori vini del XX secolo. Il rosso toscano realizzato con il Sangiovese grosso è simbolo del Made in Italy, un po’ come il portabandiera alle Olimpiadi! Nel 2006 sempre la Bibbia del vino incorona il Brunello della tenuta Casanova di Neri come migliore al mondo.

E dunque, consapevoli degli sforzi e della volontà dei nostri avi, una bottiglia di buon vino avrà per voi lo stesso sapore d’ora in avanti?

Le origini del vino. La Toscana sempre in prima fila. 1° Parte

Dagli Etruschi a Wine Spectator, la Toscana insegna a fare il vino e detta le regole della qualità

di Sara Mazzeschi

Andrea Pisano Noè e le origini del vino

Andrea Pisano Noè e le origini del vino

La storia del vino si intreccia con quella della civiltà umana fin dagli albori, non a caso Sapere e Sapore, Cultura e Coltura, Vita e Vite hanno la stessa radice etimologica. Alcune leggende, spesso legate al Cristianesimo, vogliono l’uva come frutto proibito al posto dell’anonima mela ed un passo della Genesi racconta di come Noè, passato il Diluvio Universale, avesse piantato una vite e bevuto il succo fino ad ubriacarsi. Bibbia a parte, in Toscana e più precisamente vicino ad Arezzo, sono stati ritrovati fossili di Vitis Vinefera di oltre 2 milioni di anni fa.

A testimonianza che il vino di eccellenza proviene sempre dalle stesse zone, a Montepulciano esiste un documento del 789 dC che sancisce il lascito di una vigna alla Chiesa e a Tenuta Capezzana, nella zona del Carmignano, è conservato un contratto di affitto della fattoria, con vigneti ed ulivi, datato 804 dC. Leggi tutto…


Chianti Classico ma non troppo

Il Chianti Classico , vino rosso della Toscana tra i più famosi, non è poi così “classico” anzi, quest’anno 300 candeline per lui ma in realtà è una Docg giovane e alla moda

Di Sara Mazzeschi

Chianti Classico Collection 2016

Chianti Classico Collection 2016

Lo scorso febbraio  si è svolta a FirenzeChianti Classico Collection”, presentazione delle nuove annate ed occasione per festeggiare un  compleanno importante, 300°annivesario dall’emanazione del bando di Cosimo III de Medici che fissò, per la prima volta nella storia, i confini delle zone di produzione del Chianti. Aveva capito l’importanza di tutelare un vino che secoli dopo sarebbe diventato il Chianti Classico e per questo creò anche delle Congregazioni di Vigilanza, veri e propri antenati dei Consorzi che oggi controllano e promuovono le denominazioni.  Nel 1932 viene

Mappa Chianti Classico

Mappa Chianti Classico

aggiunto il suffisso “classico” proprio per distinguere  quei Comuni, tra Siena e Firenze, delimitati nel 1716 da Granduca di Toscana.

Il Consorzio del Chianti Classico è prodotto oggi con uve Sangiovese  per almeno l’80%, nel restante 20% possono andare altri vitigni a bacca rossa – dal 2006 sono state vietate uve bianche – sia autoctoni come Canaiolo o Colorino sia internazionali come Merlot e Cabernet.  La produzione media annua si aggira sui 270 mila ettolitri che in termini di bottiglie equivale a circa 35 milioni, vendute in oltre 100 Paesi.  Questo vino ha caratteri simili a quelli del Chianti ma più eleganti e raffinati, i profumi che lo contraddistinguono richiamano giaggiolo, mammola e frutti di bosco, grazie poi ad un affinamento in legno di minimo 11 mesi (24 per la Riserva), note speziate e balsamiche rendono il rosso toscano particolarmente complesso ed armonico. Leggi tutto…

Metti un giorno una ragazza di campagna a Pitti Immagine Uomo

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Incontro/scontro di due mondi: il racconto “in jeans e scarpe da ginnastica” della mia incursione nel mondo della moda maschile in occasione di Pitti Immagine Uomo a Firenze.

uomini_di_pezza

uomini_di_pezza

Come un’imbucata alla festa di Cenerentola (il riferimento al vino DOC Orcia prodotto alla Fattoria del Colle di Donatella Cinelli Colombini è tutt’altro che casuale, ma bensì voluto), martedì 8 gennaio, invitata da un gruppo di blogger, ho visitato la fiera della moda maschile che ogni anno (se ho ben capito per due volte, a gennaio e giugno) rende Firenze la città della moda maschile, nell’affascinante cornice della Fortezza da Basso.

Non ho competenze in merito, e quindi non provo neanche a descrivere pantaloni, giacche, camice o cravatte, di ogni forma colore e dimensione. Ma proprio perché fuori contesto, forse ho potuto apprezzare più di altri, con una sana incoscienza e in modo un po’ naÏf, la cornice pittoresca dell’evento.

distesa_di_libri_e_riviste

distesa_di_libri_e_riviste

 

C’era una distesa di libri nella piazza principale della fortezza con un claim che incitava alla lettura. Messaggio forte e giusto, ma allora perché vedere quei libri buttati là, come gettati via, mi rimandava più alle immagini di Fahrenheit 451 anziché ad inno alla cultura? Mi aspettavo che qualcuno appiccasse il fuoco da un momento all’altro.

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La Fondazione Marisa Bellisario arriva in Toscana

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[gplusone]

Donatella Cinelli Colombini, portabandiera dell’enologia al femminile al Casato Prime Donne di Montalcino, è andata a rappresentare il mondo del vino  alla riunione della Fondazione Marisa Bellisario l’8 luglio a Firenze

 

On. lella Golfo

On. lella Golfo

Un’ottantina di imprenditrici, manager e professoresse universitarie, si sono riunite con lo scopo di creare un network di donne toscane da collegare alle reti femminili della Fondazione Bellisario già esistenti nel resto d’Italia.  Ne fanno parte circa 1000 associate e 5.000 sostenitrici.
Marisa Bellisario è stata la prima importante manager donna italiana, morta prematuramente nel 1988. Per ricordarla Lella Golfo istituì un premio, giunto quest’anno alla 23° edizione, poi una fondazione e infine un seminario “ Donne economia e potere” da lei stessa definito un << pensatoio internazionale>>.  Le tre iniziative hanno lo scopo di accrescere la presenza femminile ai vertici della società e dell’economia. Agiscono su vari fronti e su vari scenari, dal sostegno ai Paesi in via di sviluppo, alle azioni di lobbying, alle iniziative culturali e di sensibilizzazione a mezzo stampa.
La dinamica Presidente della Fondazione Bellisario, Lella Golfo ha fatto di più: alla sua prima esperienza

Rosa Maria Di Giorgi Comune di Firenze

Rosa Maria Di Giorgi Comune di Firenze

alla Camera dei Deputati ha fatto approvare, la settimana scorsa, una legge che imporrà la presenza del 20% di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa e delle imprese con partecipazione pubblica.  Un’autentica rivoluzione di importanza enorme. Attualmente, fra i 2.815 consiglieri delle grandi imprese private ci sono solo 169 donne. Per effetto della nuova legge sulle quote rosa,  a partire da settembre 2012, entreranno nelle stanze dei bottoni delle maggiori aziende pubbliche e private  4.562 donne.
Il gentil sesso non ha ancora sfondato il tetto di cristallo che le impedisce di salire ai piani superiori ma certo ci sta facendo delle crepe.
A tale proposito è bene fare un piccolo approfondimento. La maggiore ragione addotta per spiegare lo squilibrio fra i generi all’interno dei consigli di amministrazione è la mancanza di donne con requisiti necessari. In realtà, se andiamo a vedere la situazione toscana, troviamo fra le donne occupate, il 26% di  laureate contro il 14% di uomini. E’ quindi probabile che la supposta mancanza di qualificazione non sia poi così vera.

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