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Nascono i Superitalian vini di grande qualità ottenuti da vitigni autoctoni

 

 

Valerie Lavigne

Valerie Lavigne

In occasione della sua visita alle cantine di Donatella Cinelli Colombini, l’enologa Valerie Lavigne ha rilasciato un’intervista sui vitigni autoctoni e la possibilità di usarli in blend per creare una nuova generazione di vini: con più identità, più caratteri distintivi e soprattutto con una grande qualità organolettica.

 

 

 

DCC. Cosa significano le parole diversità, identità e tipicità? In un’ era di globalizzazione sembra che abbiano sempre più importanza ma possono essere compatibili con la ricerca di alta qualità?

VL. Identità e tipicità definiscono la personalità del vino. E’ attraverso loro che il vino è  riconoscibile  per il suo sapore, sapore che è la specifica espressione di una o più varietà di uva cresciuta in una determinata regione. Senza autenticità non ci può essere diversità. La ricerca di qualità è quindi, secondo me, indissolubilmente legata ai concetti di autenticità, identità e quindi diversità.

DCC. Le varietà autoctone come il Sangiovese, Foglia Tonda e Sagrantino. Cosa possono offrire in più o di meno in comparazione con varietà internazionali come Cabernet e Merlot?

VL. Le varietà autoctone quando sono collegate con l’immagine di un grande vino prodotto in questa regione, Sangiovese Brunello per esempio, sono sempre coltivate al loro limite nord, dove c’è sempre un poco più di difficoltà che da altre parti per raggiungere una completa maturazione. E’ in queste condizioni che l’espressione dell’ uva è la più originale e la più inimitabile.
Le varietà internazionali come Merlot, Cabernet Sauvignon o Chardonnay, quando crescono in Borgogna o a Bordeaux sono al loro limite nord. Gli aromi di queste varietà, in queste circostanze sono molto unici e identificabili. I vini prodotti in climi più caldi o più secchi possono essere buoni ma non grandi vini. La loro espressione aromatica perde il suo particolare carattere. E’ invece  privilegio delle varietà autoctone di uva generare vini i cui profumi non possono essere replicati.

DCC. La scelta di preferire le botti anziché le barriques per invecchiare il Brunello è dettata soprattutto da ragioni enologiche o anche da ragioni culturali ? In altre parole questa scelta mostra un desiderio di fare un vino con più identità o solo di produrre un vino migliore?

VL. Come ho detto, i vini sono riconoscibili per una speciale espressione, tipica di uno o più varietà di uva prodotte in una determinata regione. Il legno non deve disturbare questa autenticità, deve rimanere un supporto, un elemento della complessità del vino. Meno legno per vini più autentici e quindi più “grandi”.

DCC.  Tutti noi dobbiamo collaborare per ridurre l’impatto sull’ambiente. Quale è il futuro del vigneto eco-compatibile? Molti pensano di andare verso il biologico altri verso il biodinamico... Come si possono fare grandi vini e anche conservare la natura ?

VL. Non c’ è scelta. Il vigneto deve essere sia eco compatibile che produrre grandi vini.
Gli obbiettivi di eco compatibilità sono diversi: nessun residuo di pesticidi non solo nei vini ma anche nel terreno, nell’acqua e nell’aria, una campagna non rovinata e bella, diventa un territorio arricchito sia economicamente che socialmente e culturalmente.
La diversità tra biologico e biodinamico è puramente semantica. Dobbiamo fare qualsiasi sforzo per raggiungere gli obbiettivi di difesa ambientale. Se certe pratiche di biodinamico hanno un effetto benefico evidente, esse sono giustificabili. In caso contrario esse non hanno alcun interesse.

DCC.  Oggi i Supertuscans, basati su Sangiovese e varietà di uva internazionali, non sono più così di moda. E’ l’inizio di un periodo che vede favorevolmente i blends basati su varietà autoctone ? Cosa pensa di un vino con uve Sagrantino e Sangiovese ?

VL. Penso che sia il momento di blend con varietà autoctone, sempre basati sullo stesso concetto: produrre vini tipici di una zona, con un sapore riconoscibile e inimitabile. Perché non immaginare l’effetto della combinazione  di colore, potenza, bassa acidità e forte tannino del Sagrantino con la maggiore delicatezza, maggiore acidità e meno colore del Sangiovese? E’ la qualità del tannino di ciascuna delle due uve che deve guidare il blend. Ma ci sono probabilmente altre strade  per esplorare ed approfondire. Il Colorino per esempio?

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La Fattoria del Colle ospita il Pasqua Eco Trail

  • Pubblicato in Forum
Gara podistica - Cappella di San Clemente

Gara podistica - Cappella di San Clemente

Oggi pomeriggio, sabato 23 Aprile  la Fattoria del Colle di Trequanda  è stata attraversata dalla gara podistica “Pasqua Eco Trail”. 120 partecipanti coraggiosi e amanti della natura hanno attraversato le colline delle Crete Senesi percorrendo strade bianche  e sentieri a volte anche molto impegnativi. Arrivati alla Fattoria del Colle un piccolo punto di ristoro li ha accolti e dissetati, hanno proseguito  attraverso  i vigneti di Foglia Tonda poi lungo il Fantabosco e, passando di fronte alla

gara podistica - vigneto Foglia Tonda

gara podistica - vigneto Foglia Tonda

Cappella  di San Clemente, sono tornati a Montisi, borgo organizzatore della gara.

 


Basta barriques il Brunello torna nelle botti

Esaltazione delle specificità del Sangiovese e ritorno alle botti ecco le indicazioni dell’enologa francese Valerie Lavigne per la perfetta armonia del più grande Brunello.
L’affermazione è di quelle che fanno discutere soprattutto perché arriva da una francese come francesi sono le barriques che hanno imperversato nelle cantine italiane negli ultimi dieci anni.
A parlare è Valerie Lavigne, la nuova strepitosa enologa delle cantine toscane di Donatella Cinelli Colombini. Docente della più celebre università di enologia del mondo, quella di Bordeaux, la Lavigne è consulente, insieme a Denis Dubordieu e Christophe Olivier, in alcune delle più importanti cantine del mondo come gli Châteaux d’Yquem, Margaux e Cheval Blanc.
Più il vino è concentrato e ricco di composti fenolici meglio sopporta i piccoli contenitori in legno.” afferma l’enologa che continua “Ma anche se il vino resiste a un eccesso di legno non è detto che sia giusto imporglielo“. Da questo assunto iniziale Valerie sviluppa la sua filosofia per i grandi rossi di MontalcinoIl Brunello deve affinare in botte almeno due anni. Per una conservazione così lunga, il produttore deve scegliere il contenitore che gli permette di beneficare dei vantaggi associati all’utilizzo del legno (ossigenazione, chiarificazione, apporto aromatico e gustativo) preservando contemporaneamente la personalità del vino (frutto, freschezza e equilibrio). Il legno non deve sovrastare il vino, deve rimanere un supporto, un’”épice “.
Botti nel Casato Prime Donne in Montalcino

Botti nel Casato Prime Donne in Montalcino

Ecco arrivare il suo giudizio: “Questo obiettivo si ottiene meglio utilizzando le botti“.

E’ la perfetta armonia, il tratto distintivo dei grandi vini, che l’enologa francese intende privilegiare nel Brunello e per ottenerla propone alcune regole d’oro: se il vino deve cambiare contenitore durante il suo affinamento in legno è preferibile iniziare con piccoli fusti e proseguire poi con quelli più grandi. Il bisogno di ossigeno decresce infatti col passare del tempo. Ma ancora una volta insiste sui tonneaux (5 hl) e sulle botti che “permettono meglio delle barriques (specialmente se vecchie) di preservare gli aromi del vitigno Sangiovese della Toscana evitando che la secchezza dei tannini disturbi l’equilibrio del vino“.
Il riferimento è a quel finale leggermente amaro che la Lavigne chiama “secco” presente in molti vini toscani di Sangiovese e poco apprezzabile da un punto di vista qualitativo.
Viva le botti dunque! Un’affermazione che sembra un ritorno al passato e contiene invece elementi di novità nel maggiore rispetto dell’identità culturale del vino, inoltre parte da motivazioni scientifiche ineccepibili. Un approccio in sintonia con l’entusiasmo manifestato da Valerie Lavigne per i vitigni autoctoni – Sangiovese e Foglia Tonda.
Valerie Lavigne alla degustazione di Prime Donne
Valerie Lavigne alla degustazione di Prime Donne
Durante la sua ultima visita nelle cantine di Donatella Cinelli Colombini, avvenuta dal 23 al 25 novembre, l’enologa francese ha assaggiato i vini della vendemmia 2010 giudicandoli strepitosi.
La sua ultima scoperta è il Sagrantino importato dalla vicina Umbria (18 km) nei vigneti della Fattoria del Colle di Trequanda che, a suo parere, può essere un ottimo partner per il Sangiovese nei vini prodotti nel Sud della Toscana.
Le botti e i vitigni autoctoni italiani hanno dunque un nuovo portabandiera ed è motivo di orgoglio sapere che è francese.
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PER MAGGIORI INFORMAZIONI
Casato Prime Donne Montalcino SI – Fattoria del Colle Trequanda SI
Alessia Bianchi
 

+39 0577 662108

pr@cinellicolombini.it

 

 

Antonio Gnassi

press@cinellicolombini.it

 

Addetto stampa
Marzia Morganti Tempestini
Tel 3356130800

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Vitigno Foglia Tonda: tracce di storia della viticoltura in Toscana

NOZIONI PRATICO/TECNICHE:

Donatella Cinelli Colombini - Foglia Tonda

Donatella Cinelli Colombini - Foglia Tonda

Il vitigno Foglia Tonda ha un’origine molto antica, se ne trova traccia anche in trattati di viticoltura della metà dell’Ottocento, è originario della Toscana ed in particolar modo della zona Sud del senese, proprio quella dove ci troviamo noi. La sua coltivazione fu abbandonata perché, con il tipo di potatura a tralcio rinnovabile (guyot o capovolto), produceva tantissima uva, dando però vini di scarsa qualità.

Noi lo abbiamo recuperato con l’obiettivo di rivalutare le uve del territorio, abbiamo cambiato il tipo di potatura e ora il risultato ha prodotto un cordone speronato (così come avviene nelle vigne di Brunello). Questo tipo di potatura invernale permette di avere una distribuzione più uniforme dei grappoli sulla pianta.

In estate al momento dell’invaiatura, cioè quando il grappolo da verde diventa rosso, i grappoli che non sono buoni perché troppo compatti o troppo grossi o non ben colorati, vengono tagliati e gettati a terra, in questo modo la produzione di uva per ogni pianta è molto bassa salvaguardandone così la qualità. Il vino che se ne ottiene è molto corposo, ricco di colore e con un alto tenore alcolico, che si fonde perfettamente con il Sangiovese.

Il Foglia Tonda ha questo nome perché la sua foglia si presenta rotondeggiante sui bordi, senza troppe irregolarità della superficie, tutto il contrario di quella del Sangiovese.

CURIOSITÀ:
Il Foglia Tonda, come abbiamo detto precedentemente, è un vitigno autoctono e come tale molto raro, non esiste infatti un vivaio che produca queste piantine per poi poterle piantare per creare un nuovo vigneto, quindi la propagazione di questa uva è affidata totalmente all’abilità dei nostri operai, con una pratica vecchissima e attuale insieme: l’innesto.

Per gli innesti abbiamo scelto 2 vigneti in due zone differenti. A febbraio e marzo si sega la vite adulta, ad un’altezza di circa 30/40 cm da terra si pratica uno spacco in senso orizzontale e qui si inseriscono i piccoli pezzetti di tralcio con due gemme di Foglia Tonda prelevati da una “pianta madre”.
Si richiude poi lo spacco con del mastice e l’innesto viene protetto legando della carta intorno alla pianta al cui interno viene messa della sabbia.
Una volta attecchito l’innesto, e vi assicuro non è una cosa facile, potete provarci, ma mi raccomando non innestate una vite d’uva su un melo o un pesco, non creiamo degli ibridi mostruosi!!… stavo dicendo, una volta attecchito l’innesto la pianta si svilupperà con rapidità durante la primavera e l’estate supportata dalla forza delle radici della pianta adulta e darà la prima uva già nell’autunno successivo.

Per maggiori informazioni e foto:

Alessia Bianchi

Fattorie di Donatella Cinelli Colombini

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Diario del vino. Nella patria del Brunello, aspettando le 5 stelle

Ancora una volta Montalcino si conferma un territorio viticolo di eccellenza.


Il clima favorevole, il terreno scosceso e pieno di sassi, la scelta di produrre poca uva, ma soprattutto la presenza di tecnici e vignaioli di prim’ordine fanno di Montalcino un territorio capace di portare a perfetta maturazione l’uva prima dell’arrivo delle piogge autunnali.

Quest’anno sono stati determinanti i diradamenti che hanno buttato a terra moltissima uva poco dopo l’invaiatura (cambio di colore dei grappoli) aiutando le viti a portare a maturazione quella rimasta sulle piante.  Questa operazione insieme alla sfogliatura, che ha scoperto i grappoli, hanno accelerato l’ultima parte del ciclo vegetativo.

Alla fine di settembre avevamo tutte le migliori vigne pronte per la vendemmia, contemporaneamente. Ci aspettavamo questa accelerazione e abbiamo accelerato anche la vendemmia aumentando la squadra dei coglitori. Persino le addette all’amministrazione hanno dato una mano piazzandosi al tavolo di cernita dove toglievano i pezzettini di raspo sfuggiti alla diraspatrice.

Nella settimana appena trascorsa, e precisamente martedì  5 ottobre, la nostra vendemmia 2010 è finita.

Una vendemmia facile e qualitativamente strepitosa.

E’ iniziata il 13 settembre con il Traminer e il Merlot, il 21 i coglitori sono entrati nei vigneti del Sangiovese per il Brunello. Il 27 è stato raccolto il Foglia Tonda e poi dopo il Sangiovese per la Doc Orcia e per il Chianti, infine il Rosso di Montalcino e ultimo il Sagrantino.

Durante la vendemmia c’è stata una sola grande pioggia la notte del 18 settembre quando sono scesi 50 mm d’acqua alla Fattoria del Colle di Trequanda e 30 al Casato Prime Donne di Montalcino. Le nebbie e la pioggerella autunnali sono arrivate dalla fine di settembre.

Uva sanissima con acini molto piccoli. Il futuro Brunello aveva alcool potenziale a sfiorare il 14% vol,  acidità intorno a 7,  polifenoli estraibili per circa 600 mg/lt e vinaccioli ben lignificati

La vinificazione 2010 è stata caratterizzata da macerazioni più lunghe del solito. Il mosto e poi il vino sono rimasti a contatto con le bucce dell’uva dai 18 ai 25 giorni.

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