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I Merlot più cari del mondo

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Masseto, Tua Rita Redigaffi, Miani …. 8 dei 10 Merlot più cari del mondo sono italiani. Alla faccia del vitigno piacione! Ma il re dei Merlot è Petrus

Merlot-più-cari-del-mondo-Petrus

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Di Donatella Cinelli Colombini, Il Drago e le 8 colombe

Merlot, il vitigno che da vini piacioni, che cresce ovunque …. Vero ma non troppo. Pochi lo prendono davvero sul serio ma chi lo fa, ed ha il terreno giusto, arriva a livelli straordinari. Insomma è un vitigno “ubiquitario” ma non troppo.

Evidentemente il Merlot ama i suoli argillosi, cresce bene ovunque ed infatti è uno dei vitigni più diffusi del mondo, ma arriva all’eccellenza solo in piccolissimi vigneti dove riceve cure straordinarie. La cosa bella è che molti di questi terreni sono in Italia anzi in Toscana.

Un articolo di Don Kavanagh pubblicato su Wine Searcher, il maxi portale con i prezzi di 9milioni e mezzo di vini da 89.822 rivendite di ogni parte del globo, ha messo in fila i 10 vini Merlot più cari del mondo.

Merlot-più-cari-del-mondo-Masseto

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E’ forse la sua enorme diffusione, il suo carattere piacione che lo rende adatto al taglio con altri vitigni e gli ha appiccicato un’etichetta di banalità. In realtà come nelle discipline sportive più diffuse, tipo il tennis, o il calcio, il grande numero dei praticanti porta a una selezione straordinaria dei migliori e questi toccano vertici impressionanti. La stessa cosa succede con i vitigni molto diffusi come il Merlot.
Una cosa spicca nell’indagine di Don Kavanagh: l’eccellenza del Merlot non ha più una targa francese ma bensì italiana e specificamente toscana: 5 dei più cercati dai wine lover nell’immenso catalogo di WineSeracher e 8 dei più cari provengono dal nostro Paese. Tuttavia i prezzi stellari rigurardano solo Petrus e Masseto – $ 4975. Vi invito a leggere l’articolo originario per maggiori dettagli mentre io qui mi limito a qualche breve nota sui TOP 10 MERLOT Leggi tutto…

Il vino n°1 al mondo è La Tâche di Romanée-Conti

Ha una reputazione enorme ma siamo certi che La Tâche sia il vino n°1 al mondo oppure è Tetrus o Salon? E esiste davvero un primato calcolabile a punti?

1° vino al mondo La Tâche di Romanée Conti

1° vino al mondo La Tâche di Romanée Conti

Di Donatella Cinelli Colombini , Brunello, Casato Prime Donne

Nell’epoca della “società liquida” teorizzata da Zygmunt Bauman e descritta come la crisi ogni certezza e dell’apparire a tutti costi … l’arrivo della super classifica mondiale di Wine Lister fa sorridere, soprattutto perché cerca una precisione matematica – addirittura in millesimi- che nella realtà non esiste. C’è poi qualcosa in questa formula che punta alla sovraesposizione, al primato a tutti i costi, che richiama immediatamente alla mente i talent show televisivi.
Tuttavia esistono effettivamente dei vini circondati da un’aurea quasi magica, storie straordinarie, clientela di altissimo livello e soprattutto un’immutabilità che sfida il tempo come le certezze assolute. …. Insomma si tratta di icone che durano da secoli. Sono proprio i vini su cui si concentra l’attenzione di Wine Lister. Vediamo i 3 del podio.

Petrus

Petrus

Di Romanée è nota la contesa che nel 1760 oppose l’amate e il pupillo del Re di Francia Luigi XV – Madame de Pompadour e Louis Francois di Borbone Principe di Conty- per accaparrarselo. Vinse lui e il nome del domaine cambiò in Romanée Conti. La Tâche si unì agli altri vigneti di questa prestigiosa proprietà dopo la rivoluzione francese e costituisce il cuore del vigneto forse più prezioso del mondo: secondo Slow Food ogni acino costa 16€.
Ma anche Petrus è qualcosa di sacrale con i suoi 11,4 ettari di misterioso terreno argilloso dove nasce il Merlot perfetto. Ricordo che rimasi sorpresa dalla piccola dimensione delle sue cantine ma ora accanto al celebre edificio con le arcate c’è la nuova cantina progettata da Herzog & de Meuron gli architetti svizzeri dell’Allianz Arena di Monacoe del National Stadium di Beijing. Lo Champagne Salon, Come dire, li è tutto al massimo! Leggi tutto…


Condannato Kurniawan il più grande falsario del vino

Rudy Kurniawan era uno degli esperti più stimati e ammirati finché non è stato scoperto a fabbricare Pétrus, Romanée Conti e soprattutto bottiglie mai prodotte

Kurniawan le bottiglie false al processo

Kurniawan le bottiglie false al processo

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Che fosse bravo non c’è il minimo dubbio, infatti le sue bottiglie false non erano mai state scoperte tanto somigliavano, nell’aspetto esterno e nel sapore, a quelle originali. La truffa è emersa solo quando ha esagerato “producendo” vini falsi di vendemmie mai prodotte come i Clos St. Denis di Ponsot 1945 – 1971 mentre questo vino inizia dal 1982. Oppure 6 bottiglie di  Bonnes Domaine Georges Roumier del 1023 cioè un anno prima che fosse messo in bottiglia per la prima volta. Solo da questo affare Ruby aveva intascato 95.000$.
Senza questi inciampi il miliardario americano, nato a Jakarta in Indonesiana nel 1976, Ruby Kurniwan, bello, brillante, raffinato … sarebbe andato avanti per anni. In effetti questo personaggio è tutto un bluff, persino il nome. Quello vero è Zhen Wang Huang. Era arrivato in USA nel 1998 con un visa student ma già nel 2000 cominciava a comprare vini francesi carissimi per 1 milione di Dollari arrivando poi fino a 10 milioni di transazioni in una sola asta. Per Rudy Kurniawan i guai cominciarono nell’aprile del 2007 quando mise all’asta, a Los Angeles, alcune magnum di 1982 Château Le Pin. La prestigiosa casa d’aste Cristie’s stampò il catalogo e lo diffuse. Fu a quel punto che ricevette una telefonata dalla Francia, i  Le Pin titolari dalla cantina  gridavano furiosi<<queste bottiglie sono false>>. Leggi tutto…

Vino vino delle mie brame, qual è il tappo migliore del reame?

Una costante delle discussioni del mondo del vino è la spinosa questione del tappo, tra sostenitori del sughero e dello screw cap.

Letto per voi da Bonella Ciacci

tappo di sughero vs. tappo a vite

tappo di sughero vs. tappo a vite

Seguendo Marilena Barbera (@marilenabarbera) e il produttore proprietario di Cascina Garitina, Gianluca Morino (@gianlucamorino) su Twitter, leggo alcuni giorni fa di un’interessante ma accesa discussione che si è scatenata sul social network per via di un articolo di Slow Food dove si riportano le idee di Robert Parker. Il celebre e stimato esperto di vino del Wine Advocate sostiene che entro il 2015 il tappo di sughero sarà in minoranza sul mercato mondiale.

Da queste poche parole, quasi lapidarie per il povero tappo tradizionale, si scatena una guerra a colpi di posizioni forti, sostenute da una parte da chi protende per abbracciare le nuove tecnologie, come lo screw cap, che garantiscono l’eliminazione di rischi come l’ossidazione, e dall’altra chi invece difende tradizione, gestualità, poesia e “rischi naturali da mettere in conto”. L’articolo di Slow Food, che ha anche un programma per sostenere la produzione del sughero, si schiera nettamente dalla parte del tappo tradizionale, riportando i dati di uno studio dall’Associazione portoghese del Sughero (Apcor): l’85%  dei 2001 intervistati vede nel tappo di sughero simbolo di alta qualità e prestigio. Idea comune e anche condivisibile, visto che i più grandi vini del mondo (da un Brunello Biondi Santi ad un Pétrus, sono rigorosamente tappati in sughero), ma il punto è forse un altro. Per sostenere strenuamente questa immagine, non stiamo perdendo di vista la qualità e la preservazione del vino? Leggi tutto…


Pétrus il mito del Merlot perfetto

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Le bottiglie di Petrus hanno un prezzo medio di 2.000€ che per le grandi annate sale fino a 68.000€. La storia breve e folgorante di un non chateau

Pétrus 1961

Pétrus 1961

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

E’ fuori da ogni classifica ma è il mito più mito del Merlot a livello mondiale e ha il prezzo massimo più alto fra i 50 vini più costosi del mondo di Wine Searcher.
Ci sono andata una sola volta durante un corso alla Facoltà di enologia dell’Università di Bordeaux e ricordo che rimasi basita per la dimensione piccola e poco monumentale. Il vigneto arrivava quasi al cancello davanti alla cantina, su un terreno piatto. Era inverno e le viti erano state appena potate, ricordo che io e gli altri corsisti ci impossessammo di alcune marze che riportammo in Italia in valigia con l’intento di avere, nei nostri vigneti, un briciolo della stella del Pomerol.

chateau-petrus

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L’edificio della cantina è basso dritto e decorato con archetti, solo recentemente è stato ampliato da un refettorio progettato da Herzog & de Meuron gli architetti svizzeri dell’Allianz Arena di Monaco e del National Stadium di Beijing.
Tutto, sia la parte antica che quella moderna, è di un’austerità quasi sacrale. Così come i tini di cemento che, all’epoca della mia visita, ci sembrarono arretrati e oggi, alla luce della nuova moda di vinificatori ovoidi di cemento purissimo, ci sembrano i precursori di una modernità dalle radici antiche.
Il merlot di Pétrus sta 21 mesi in barrique nuove e poi in 54.000 bottiglie con un’etichetta retrò quasi bruttarella. Niente di più. Il mito è solo negli 11,4 ettari di vigna e in quel suo misterioso terreno argilloso e ricco di ferro che, secondo loro, si differenzia da tutte le vigne circostanti. Il dubbio sulla diversità di questo terroir viene quando scopriamo che i proprietari Moueix hanno controllano tantissimi appezzamenti intorno. Leggi tutto…

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