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British Fizz il nome dello spumante di Sua Maestà

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Mentre i produttori inglesi sono ancora alla ricerca di un nome per le loro bollicine gli americani l’hanno già battezzate in modo orribile: British fizz

British-Fizz-Nyetimber

British-Fizz-Nyetimber

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Agriturismo, Fattoria del Colle

British Fizz …..  suona anche male e fa pensare a frizzy, i capelli che con la pioggia diventano come un cespuglio selvatico. Poi ci sono le bevande FIZZ cioè miscelate con limone e soda. Chi non conosce il Gin Fizz?
Insomma dopo averci pensato tanto i produttori di spumante inglese potevano scegliere un nome che nobilitasse le loro bottiglie invece di un termine precedentemente utilizzato per l’effervescenza del seltz.
Mamma mia, e dire che le bollicine inglesi sono carissime! Altro che Fizz.
Poco convincente, direi anzi l’opposto di ogni logica di marketing, è il modo con cui è stato scelto il termine. La storia viene raccontata in un delizioso articolo di The Drinks Business. Pare che tutto sia nato dalla lista dei vini del Jones Wood pub di New York che è stata fotografata e postata su Twitter il 5 gennaio scorso. Il cartoncino elencava 6 British Fizz seguiti da 11 Champagne e sparkling fra cui un Lambrusco. Dopo questo fatto Bob Lindo

British-Fizz-Gusbourne

British-Fizz-Gusbourne

chairman dell’associazione dei produttori britannici UKVA ha dichiarato di voler registrare il nome FIZZ affinchè diventi quello della denominazione inglese dei vini spumanti inglesi prodotti con metodo classico . Anzi il progetto è più ampio perché le DOP inglesi sarebbero tre:
British Fizz
British Sparkling
Wine from Great Britain
La Duchessa di Cornovaglia, che è la presidente del UKVA ha commentato l’uscita di Bob Lindo con un tatto regale e britannico <<new name needs to be found to better describe English sparkling wine>> suggerendo un nome che descriva nel miglior modo gli spumanti britannici. Qualche giorno dopo, tuttavia mentre le polemiche sul nome infuriavano sulla stampa si è mostrata molto più positiva sul British Fizz. Leggi tutto…

Cocktail più cari del mondo

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Vale la pena spendere 37.500€ per bere un solo bicchiere? Evidentemente c’è chi lo paga e questi sono i tre cocktail più cari del mondo

Kocktail-più-cari-del-mondo-Tokyo-Diamonds-are-Forever-Martini

Kocktail-più-cari-del-mondo-Tokyo-Diamonds-are-Forever-Martini

Di Donatella Cinelli Colombini agriturismo, Toscana, Fattoria del Colle

The Drinks Business non smette di stupire con articoli davvero intriganti. Questa volta elenca i cocktail più cari del mondo. Il prezzo dipende dagli ingredienti che, in certi casi sono il top del top ma il conto è davvero salato. L’articolo ne elenca 10 ma io mi soffermerò sui tre dal prezzo più astronomico invitandovi a leggere l’articolo originale in inglese che è pieno di ironia.

RubyRose-TheWhiteBarnInn 2

RubyRose-TheWhiteBarnInn

A me sembrava già molto caro il primo della lista, un Mai Tai originale al prezzo di 1.120 Euro proposto dal Merchant Hotel di Belfast (albergo cinque stelle dove di maggio una camera matrimoniale costa intorno alle 300€ a notte). Caro ma tutto sommato abbordabile se consideriamo che contiene il Nephew Rum che costa 29.000 € a bottiglia e fu usato per la ricetta originale nel 1944.
Questo è il primo cocktail della serie dei 10 più cari del mondo ma vediamo i tre che fanno svenire all’arrivo del conto. Il punto centrale è nel concetto di lusso e di esclusività, il prezzo vale la cornice di stelle che brillano intorno alla scena. Leggi tutto…


Aeroporti e turismo del vino: alleanza possibile?

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I Duty free degli aeroporti e la zona ritiro bagagli sono i luoghi strategici per incuriosire al vino e al turismo del vino il viaggiatore che aspetta 

Vino-in-aeroporto-Feudi-di-San-Gregorio

Vino-in-aeroporto-Feudi-di-San-Gregorio

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle
Questa riflessione parte con le notizie sulle vendite dei Duty Free, cioè dei negozi aeroportuali dove non si pagano le tasse, qui vino e alcolici sono la seconda tipologia di shopping. Dopo un periodo difficile hanno ripreso a crescere.
In ogni aeroporto c’è un negozio che vende vini e alcolici, non solo negli hub. La possibilità di portare le bottiglie in cabina è un grosso incentivo allo shopping. Tuttavia anche questo settore ha risentito delle turbolenze degli ultimi mesi: cambi delle monete ballerini con un Dollaro forte e un Euro più debole, terrorismo, nuove leggi sui

Aeroporto-zona-adatta-per-promuovere-il-turismo-del-vino

Aeroporto-zona-adatta-per-promuovere-il-turismo-del-vino

prodotti di importazione in Cina … tutto ha contribuito a contrarre le vendite dei duty free che infatti hanno avuto cali generalizzati. Nel 2015 vino e liquori -2,7%, moda e accessori -3%, dolciumi e gastronomia -4%, tabacco -7%, e orologi e gioielli -10,1%.
Ma le prospettive, almeno per gli alcolici, sono buone anzi ottime, grazie all’accresciuto interesse per questo comparto nel sentiment dei viaggiatori. Essi percepiscono il vino come un prodotto territoriale e quindi capace di raccontare il Paese visitato, uno strumento per portare a casa sapori e atmosfere autentiche della vacanza e quasi di prolungarla. Leggi tutto…

Animali ubriachi: l’alcol piace anche a loro

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In certi casi gli animali ubriachi hanno mangiato frutta o bambù fermentato ma spesso rubano alcolici e li bevono diventando davvero pericolosi

Di Dontella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

The Drinks business racconta 12 episodi di animali ubriachi, alcuni comici e

Animali-ubriachi-Francis-Bacon-maiale-amante-della-birra

Animali-ubriachi-Francis-Bacon-maiale-amante-della-birra

alcuni davvero spaventosi per le persone coinvolte.
Ci sono gli uccelli canadesi che si ubriacano mangiando bacche gelate e fermentate. Le autorità di difesa della fauna sono stati costretti a catturarli e rinchiuderli per fargli smaltire la sbornia impedendo loro di farsi male con voli spericolati.
Francis Bacon è un maiale vietnamita che sgattaiola nel pub Conquering Hero a West Norwood per rubare pinte di birra e altre leccornie. I proprietari Vicky e Ian Taylor-Ross hanno notato che è socievole come un cane ma ha un olfatto strepitoso. Peccato non usarlo per i tartufi! In Australia i maiali selvatici rubano lattine di birra nei campeggi. Le rompono con i denti e poi bevono il liquido. I racconti dei turisti sono comici, con i suini che inseguono mucche, nuotano nel fiume e poi, per fortuna, crollano addormentati. Più che spaventati i campeggiatori sembrano arrabbiati per il furto della birra.
Poi c’è lo scoiattolo che mangia le mele fermentate e saltella sulla neve senza riuscire ad andare dritto. Il video è diventato virale ed è stato visto oltre cinque milioni di volte. Leggi tutto…


TOP 10 Champagne 2016

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La TOP 10 di Champagne di The Drinks Business comprende i brand più forti del mondo: Brut non millesimati scelti per volumi, qualità e capacità di innovare

TOP-10-Champagne-Moet-Chandon-brut-imperial

TOP-10-Champagne-Moet-Chandon-brut-imperial

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Le 10 marche di Champagne più forti è stata costruita da The Drinks business sui 10 best selling ma anche sulla qualità e la capacità di innovare per rispondere ai competitori esterni allo Champgane (come il Prosecco). La concorrenza è forte e tutte le grandi maison si sono orientate su tipologie Brut con dosaggi di 2,8g/l e un deciso sforzo per qualificare uve e attrezzature di cantina compreso un maggiore ricorso alla maturazione in legno; il risultato sono vini più complessi e eleganti. L’articolo è pieno di curiosità intriganti per chi ama le bollicine francesi deve leggerlo, mentre io vi propongo solo qualche notizia sui primi tre della lista.

Top-10-Champagne-Veuve-Clicquot

Top-10-Champagne-Veuve-Clicquot

1 – Moët & Chandon Brut Impérial Non- millesimato 40% Pinot Noir, 40% Pinot Meunier, 20% Chardonnay costa 35,7€ ed è stato prodotto in 30 milioni di bottiglie. Moët & Chandon è un brand di successo mondiale che ha alle spalle il gigante del lusso LVMH. Pensate che una bottiglia su dieci di Champagne, consumata nel mondo, è di questa marca. Piccola curiosità la versione destinata al mercato americano è leggermente più dolce. Ovviamente la gamma Moët & Chandon è molto ampia e comprende anche serie molto care come la cuvée, commercializzata a partire dalla fine del 2015, in sole 15.000 bottiglie dal costo di 450€ l’una. Leggi tutto…

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