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Rosato o rosati? Le nuove 5 tipologie

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Una riflessione sul rosato: come cambia verso tipologie più complesse, raffinate con un maggior uso del legno, ma anche quanti luoghi comuni lo affliggono

Rosato-Rosa di Tetto 2013 Fattoria del Colle

Rosato-Rosa di Tetto 2013 Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, IGT rosato, Rosa di Tetto

Elisabeth Gabay Master of Wine ci mostra come il successo del rosato abbia spinto i produttori a cercare la complessità creando diverse tipologie. Come scrive Gianluca Atzeni di Trebicchieri << Quasi una bottiglia su dieci consumata nel mondo è rosé, in uno scenario che vede questa tipologia crescere progressivamente da 15 anni, fino ai 22,3 milioni di ettolitri del 2014, pari a quasi il 10% del consumo di tutti i vini fermi>> un successo lento ma costante e <<segue una precisa direttrice: dalle latitudini meridionali e centrali verso quelle del Nord del mine/ non si riferisce ai rosati inadatti ad essere maturati in botte che risultavano disarmondo>> infatti 4 bottiglie su 10 varcano i confini prima di

Rosati-Elisabeth-Gabay-Master-of-Wine

Rosati-Elisabeth-Gabay-Master-of-Wine

essere consumate, in altre parole il rosato nasce a Sud e viene bevuto a Nord.
La cosa certa è che quasi tutti lo considerano un vino fun – divertente, fresco, immediato, adatto a momenti di svago e anche a palati meno esigenti … anche se qualcosa sta cambiando. La sperimentazione, il recupero di vecchie tecniche ha creato tipologie più complesse e adatte ad abbinarsi con piatti speziati importanti. Elisabeth Gabay non si riferisce ai vini tradizionali che perdevano la freschezza del frutto a favore di un soverchiante effetto “falegname”, bensì a rosati di nuova generazione che fino dalla vigna e dalla vinificazione sono pensati per diventare vini premium per pasti importanti.
Rimane da vedere se i consumatori più esigenti e disposti a spendere cambieranno la loro opinione sui rosati e accetteranno di provare le nuove tipologie e se queste ultime riusciranno a distinguersi come qualcosa di più artigianale e raffinato rispetto alla massa dei rosati tradizionali. Leggi tutto…

Curiosità e business del vino 2017 in Italia

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Utili da capogiro delle grandi cantine mondiali e italiane, Brunello e Donnafugata predilette nell’e-commerce, il Traminer vince al ristorante fra i vini bianchi

Costellation-brands-la cantina-con-il-maggiore-business-del-vino

Costellation-brands-la cantina-con-il-maggiore-business-del-vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Tante notizie e curiosità dal mondo del vino fotografano un comparto in salute ma anche in piena evoluzione

I BIG DEL MONDO NEL BUSINESS DEL VINO  
L’Ufficio studi di Mediobanca, come ogni anno, propone il report sui colossi del vino in Italia e nel mondo. Il gruppo più grande del pianete è la Costellation Brands che nel 2015 ha fatturato 6.014.900.000€ con circa il 33% di utile. La seconda nella lista è l’australiana Treasury distanziatissima con 1.573 milioni di Euro

Marchesi-Antinori-la-maggiore-impresa familiare-del-vino-italiana

Marchesi-Antinori-la-maggiore-impresa familiare-del-vino-italiana

di business. In borsa il settore vino è più profittevole degli altri comparti economici e le migliori performance delle società nordamericane, australiane e francesi .
I BIG IN ITALIA NEL BUSINESS DEL VINO
Un mondo internazionale di fatturati e utili stellari dove la nostra GIV –Cantine Riunite che svetta su tutte le cantine italiane, con 566.000.000€ di fatturato, appare un nanetto. Sul podio nazionale delle grandi imprese del vino anche Caviro (304), Antinori (2018) e Zonin (193). Quello che sbalordisce sono, anche a livello nazionale, i margini di guadagno dei grandi gruppi che, nel caso del Marchese fiorentino è addirittura del 21%. Meglio di lui l’altra dinastia toscana dei Frescobaldi con il 22,5 % di risultato netto sul fatturato. Roba da far venire l’acquolina in bocca! Leggi tutto…


Lieviti autoctoni e i profumi del vino

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Lieviti autoctoni influenzano l’aroma dei vini più del terreno. La rivoluzionaria scoperta arriva dalla Nuova Zelanda ed è rilanciata da Attilio Scienza

lieviti-autoctoni-mosto

lieviti-autoctoni-mosto

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

E pensare che fino a vent’anni fa l’inoculo di lieviti industriali, selezionati chi sa dove, sembrava l’unico modo per effettuare fermentazioni perfette! Chiedere a un enologo di vinificare in modo spontaneo equivaleva a una minaccia e portava a risposte del tipo << ma lei vuole fare del buon vino o no?>> .
Poi, come in tanti altri casi, la natura ha dimostrato di saper fare meglio dell’uomo e i lieviti addomesticati ( si chiamano proprio così per la plasticità del loro genoma) hanno manifestato una spinta all’omologazione che è l’esatto opposto della direzione della civiltà attuale.

vendemmia-2016-scelta-acini-sangiovese-Casato-Prime-Donne

vendemmia-2016-scelta-acini-sangiovese-Casato-Prime-Donne

Trebicchieri periodico web del Gambero Rosso pubblica un articolo di Attilio Scienza che commenta le recenti scoperte di un gruppo di ricercatori neo zelandesi sui lieviti indigeni e la loro enorme influenza sui caratteri identitari dei vini. Le indagini effettuate su Sauvignon di sei zone diverse hanno addirittura rivelato che i lieviti influenzano i caratteri sensoriali dei vini più del terreno o del clima. In termini più tecnici i ricercatori hanno visto che l’aroma di questi vini dipendeva da 39 metaboliti che i lieviti producevano durante la fermentazione. 29 di questi metaboliti variavano da zona a zona. Leggi tutto…

Vigna delle mie brame qual è la più cara del reame? Cartizze

E’ il Veneto la star dei vigneti con prezzi in ascesa nell’Amarone e nel Prosecco, il vigneto più caro d’Italia a Cartizze seguito dal lago di Caldaro a Bolzano

Cartizze

Cartizze

Di Donatella Cinelli Colombini

Nonostante la crisi i migliori terreni vitati d’Italia hanno mantenuto anzi aumentato i loro valori, questo il verdetto di Assoenologi, l’associazione presieduta da Riccardo Cotarella che riunisce 4 mila tecnici delle cantine italiane. Ecco che nella zona della Valpolicella dove nasce l’Amarone il prezzo di un ettaro è di 530-550.000€ con un incremento di +5% che gli fa superare di slancio persino Montalcino dove i terreni vitati a Sangiovese per il Brunello vengono venduti a 4-500mila Euro l’ettaro. Ancora in Veneto, volano in alto anche i prezzi del vigneto del Prosecco, forte del successo planetario delle sue bollicine, nella zona di Conegliano Valdobbiadene un ettaro costa 3-400 mila Euro e la metà nel trevigiano anche se entrambi hanno accresciuto i loro valori del 5 e il 10% rispetto al 2009. Cala solo la zona Cartizze che, nel caso ci sia qualcun che vende, costa la cifra astronomica di 1.200.000€ l’ettaro.

Anche la collina di Cannubi ha vigneti carissimi e rarissimi. Parliamo di 700.000€ cioè quasi il doppio di un normale vigneto di Barolo. Svettano i vigneti dell’Alto Adige intorno al lago di Caldaro dove i prezzi oscillano fra 600.000 e un milione di Euro. Leggi tutto…


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