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Vota la foto più bella della Val d’Orcia, le cinque finaliste sono on line!

‘Genti e Terre dei vini Brunello e Orcia’ è il tema del concorso. Il Premio Casato Prime Donne dedica come di consueto una sezione alla fotografia e allo scatto più bello della Val d’Orcia, una campagna meravigliosa che l’Unesco ha iscritto nel Patrimonio dell’Umanità nel 2004.

Le 5 foto finaliste sono state scelte dalla giuria del Premio composta da Donatella Cinelli Colombini, Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione.
Da oggi fino al 4 settembre sarà possibile accedere alla casella di voto per decretare il vincitore del concorso. E’ sufficiente accedere al pannello cliccando qui sotto, visualizzare le 5 foto e scegliere la preferita, si può votare una sola volta.

www.cinellicolombini.it/it/vota-la-foto-premio-casato-prime-donne-2016

Concorso fotografico Premio Casato Prime Donne

Concorso fotografico Premio Casato Prime Donne

Il Premio Casato Prime Donne, è giunto quest’anno alla 18° edizione. Valorizza i migliori contributi giornalistici e fotografici sui territori del vino a Sud di Siena e ogni anno sceglie una “Prima Donna”, un personaggio del mondo femminile che si sia particolarmente distinta nella sua vita o nel suo lavoro tanto da diventare esempio per le altre donne e non solo. L’albo d’oro delle vincitrici vanta nomi come, l’astronauta Samantha Cristoforetti, la scienziata Ilaria Capua, l’astrofisica Sandra Savaglio e Giuseppina Maria Niccolini, sindaco di Lampedusa. Al Casato Prime Donne ognuna di loro ha lasciato una dedica che è stata trascritta su cippi di travertino posti accanto a opere d’arte contemporanea di giovani artisti. Il percorso d’Autore che si snoda tra i vigneti di Brunello e intorno alla cantina è diventato negli anni un itinerario meditativo, oltre che un esempio di land art.
Anche la foto vincitrice rimarrà per sempre esposta al pubblico all’interno della Sala Ilda Bartoloni – la giornalista a cui si deve il format del Premio – insieme a quelle dei vincitori delle 17 precedenti edizioni. Uno spettacolare panorama del territorio del Brunello e dell’Orcia visto dai più grandi fotografi di paesaggio rimasti impressionati da una vignaiola a lavoro, da un’alba eterea tra la foschia, dai colori di un vigneto in autunno o da un cipresso solitario tra le colline. Mille affascinanti aspetti dello stesso territorio a Sud della Toscana dove nascono vini meravigliosi come il Brunello e l’Orcia e che ci regalano ogni giorno lo spettacolo dell’armonioso incontro tra la natura e la mano dell’uomo che l’ ha rispettosamente modellata.

Per maggiori informazioni
Casato Prime Donne – Antonella Marconi – 0577 849421 casato@cinellicolombini.it
Fattoria del Colle – Alessia Bianchi – 0577 662108 pr@cinellicolombin.it

I panorami in Toscana più belli

  • Pubblicato in Video

I cipressi più famosi del mondo, luoghi magici da cartolina e finestre aperte sull’infinito: ecco i panorami in Toscana più belli

di Alice Bracciali, Fattoria del Colle

Che sia per un week end o per un soggiorno più lungo, la Toscana vi regalerà emozioni uniche. A pochi Km dalla Fattoria del Colle troverete scorci mozzafiato resi famosi da colossal holliwodiani o spot pubblicitari e angoli nascosti e incontaminati dove  un’esplosione di colori vi accecherà.

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Il vino Orcia per l’uso corretto del paesaggio della Val d’Orcia

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Il Consorzio del vino Orcia appoggia l’azione del Comune di San Quirico d’Orcia contro la pubblicità del panino “Gran Chianina” dalla McDonald’s

Gran Chianina panino McDonalds

Gran Chianina panino McDonalds

<< Giudico positivamente che McDonald’s utilizzi la carne di chianina per i suoi panini, perché è  un’eccellenza alimentare originaria del nostro territorio, così come trovo apprezzabile la scelta della celebre cipressaia di San Quirico come icona di paesaggio integro e armonioso>> ha detto la Presidente del Consorzio del vino Orcia Donatella Cinelli Colombini << quello che invece ritengo sbagliato è la mancanza dell’indicazione del luogo in cui si trova tale paesaggio, una straordinaria armonia fra natura uomo e storia >>.  Il Consorzio si schiera dunque a fianco del Sindaco di San Quirico d’Orcia Roberto Rappuoli nel chiedere il rispetto dei regolamenti comunali in vigore dal 2011 al fine di evitare una banalizzazione dell’immagine del territorio.

La Val d’Orcia fa parte del patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 2004 che

Cipressi San Quirico d'Orcia

Cipressi San Quirico d'Orcia

nella motivazione specifica  << un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel periodo Rinascimentale per rispecchiare gli ideali di buon governo>> . Si tratta dunque di un capolavoro creato dal lavoro agricolo e divenuto un’icona di bellezza. << I nostri vini Orcia, così come l’olio extravergine, i tartufi bianchi, il formaggio pecorino, le carni di chianina e di cinta senese … sono intimamente legati all’immagine di questo territorio >> continua Donatella Cinelli Colombini << un legame che riguarda anche il turismo e il turismo del vino;  per questo ogni immagine pubblicitaria che lo utilizza, soprattutto quando fa parte di una campagna di grandi dimensioni, deve rispettare regole a tutela di chi vive e lavora in questa terra>>.

 

Cibo per la mente

11 novembre, Siena Teatro dei Rinnovati convegno di Slow Food Toscana  intitolato “Cibo per la mente” . E’ l’occasione per una riflessione su Brunello e cultura

Vignaiola - Michael Austin Latka

Vignaiola - Michael Austin Latka

di Donatella Cinelli Colombini

Può un grande vino essere considerato un prodotto culturale? Si, sicuramente si. Oggi cibi e vini fanno parte della cultura dei luoghi al pari delle opere d’arte o del paesaggio. Possono addirittura fare qualcosa in più: possono contribuire a salvaguardare i contesti agricoli di pregio. Il Brunello esemplifica questo concetto.
Il Brunello di Montalcino nasce nel comune di Montalcino che insieme a quelli di Castiglion d’Orcia, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia formano il Parco della Val d’Orcia. Un territorio iscritto dal 1999 nel patrimonio dell’Umanità dell’Unesco per le sue piccole città d’arte ma soprattutto per  le sue colline coltivate considerate  capolavori di paesaggio antropizzato cioè fatto dall’uomo. Salvaguardare l’attività agricola, in questo contesto,  equivale quindi alla conservazione di un’opera d’arte.

Ma sopravviverà tanta bellezza all’assalto di milioni di turisti? La Val d’Orcia ha 13.890 residenti e 10.305 posti letto in strutture ricettive. Ai turisti veri e propri vanno poi aggiunti gli escursionisti, il così detto “mordi e fuggi” con oltre un milione di visite giornaliere. Tutto ciò ha innescato un aumento consistente dei pubblici esercizi. Secondo i dati del Centro Studi turistici elaborati per Confesercenti Siena la crescita degli ultimi 10 anni nell’area  Val d’Orcia – Monte Amiata è stata del 104% mentre a livello nazionale segna + 71%.  I fenomeni di degrado turistico nei centri storici della Val d’Orcia sono consistenti:  sostituzione dei negozi di vicinato con le attività turistiche, sparizione degli artigiani sostituiti dalle imitazioni asiatiche dei loro stessi prodotti, cambiamenti che investono  lo stile di vita della

Famiglia - Orlando Orlandini

Famiglia - Orlando Orlandini

 popolazione. Insomma  una progressiva trasformazione degli antichi centri rurali in “destination” a misura di turista.
Cosa può arginare questo fenomeno e il conseguente processo di massificazione e declino del turismo diretto in Val d’Orcia?

Un’agricoltura di eccellenza.
Un’agricoltura che non significhi marginalità cioè redditi, invecchiamento della popolazione, condizioni di vita inferiori a quelle urbane. Un’agricoltura che consenta il riscatto del mondo agricolo e la conquista di una dignità nuova. Questa agricoltura si chiama Brunello e forse in futuro si chiamerà anche Doc Orcia.
I grandi vini attraggono investimenti, consentono interventi edilizi, colturali estremamente curati  e costosi. Mantengono i giovani nelle campagne.
All’agricoltura dei grandi vini possiamo chiedere ancora di più, proporre una scommessa su un futuro ecosostenibile: ridurre l’erosione del suolo , eliminare i diserbi e contenere al massimo gli antiparassitari. Ridurre l’uso di acqua, energia e ridurre le emissioni delle cantine. Insomma mantenere il paesaggio capolavoro protetto dall’Unesco esattamente come se fosse un affresco. Un affresco che deve essere visibile al pubblico, illuminato ma deve conservarsi  per i nostri figli, i nostri nipoti.
A quel punto potremo dire, senza riserve, che il vino è cultura e produce cultura.


Asor Rosa, gli ecomostri e San Giovanni d’Asso

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[gplusone]

E’ utile costruire  una grande struttura ricettiva in un paese di 900 abitanti che ha già 527 posti letto?
E’ utile compromettere l’integrità di un paesaggio “opera d’arte” con decine di villette e altri edifici alberghieri nella speranza di nuovi posti di lavoro?

Come utilizzare 60.000 mc di ex capannoni industriali?

Questi gli argomenti  sul tavolo il 12 ottobre  nel castello di San Giovanni d’Asso

Il luogo è suggestivo, siamo nel regno del tartufo bianco, nel castello Salimbeni con muri di mattoni rossi e bifore gotiche. La giornata è estiva con 30°C. Gli organizzatori sono il Comitato per la difesa della Val d’Asso

Alberto Asor Rosa

Alberto Asor Rosa

 guidato da Giovanni Crescimanni e l’argomento del contendere è il costruendo albergo con spa, ristoranti e villette a Pavicchia, su una collina a 3 km dalla Fattoria del Colle.
Da un lato il giovane bravissimo Sindaco di San Giovanni Michele Boscagli e dall’altro Alberto  Asor Rosa e i suoi ecomostri.
Il comune punta al risanamento della zona industriale di Pavicchia che fu distrutta da un incendio doloso nel 1999. Circa 60.000 mc che Boscagli è riuscito a tagliare fino a 17.000 più 8.000 mc interrati. Pochi, rispetto ai volumi iniziali, ma ancora sufficienti a calamitare un investitore intenzionato a realizzare una struttura ricettiva con 230 posti letto. Il Sindaco spera in 50-70 nuovi posti di lavoro e un effetto di trascinamento verso l’alto per tutta l’offerta turistica locale.

castello di San Giovanni d'Asso

castello di San Giovanni d'Asso

La sua buona fede e la logica di questa strategia è più che evidente.
Esiste tuttavia un rovescio della medaglia cioè un “prezzo” da pagare per l’ambiente e la comunità locale. Un prezzo che, secondo il comitato, è più alto dei vantaggi.
I danni a un paesaggio miracolosamente integro e senza nuove costruzioni che ambirebbe a entrare nel patrimonio dell’umanità dell’ Unesco.
La capacità di sopravvivenza delle strutture ricettive esistenti che già oggi risultano occupate solo 60 notti all’anno.

Pare dubbia l’assunzione di mano d’opera locale vista la mancanza di chef, maitre, addetti al marketing con sufficiente qualificazione professionale.

Così come desta dei dubbi l’investimento: la logica di fare una spa dove non c’è acqua termale, la scelta di un sito industriale ancora molto inquinato dagli effetti dell’incendio ma soprattutto il carattere poco lussuoso di villette e camere. Cose che sembrano più riconducibili a una speculazione immobiliare che a un progetto turistico d’eccellenza.

Ultimo ma non meno importante il consumo del territorio da parte di una popolazione turistica che, con la nuova struttura di Pavicchia, quasi supera quella residente.

Il turismo consuma i luoghi verso cui si dirige, cioè li omologa in modo irreversibile. Cambia lo stile di vita dei

San Giovanni d'Asso esterno castello

San Giovanni d'Asso esterno castello

 residenti nelle loro abitudini storiche, cambia il paesaggio, cambiano i prezzi degli immobili e dei generi di consumo ma soprattutto trasforma il territorio agricolo a misura di contadino in destination a misura di turista.
Il numero massimo di turisti sopportabili da un territorio si chiama carico turistico massimo. Più il numero dei residenti è basso e la stagione turistica è lunga,  più il carico turistico (somma di presenza turistiche in strutture e seconde case, più gli escursionisti) va limitato per non accelerare, in direzione della fine, il ciclo di vita della destinazione.  I luoghi che non tengono conto di questi limiti sono destinati a massificarsi e a decadere più velocemente.

E’ questo il destino di San Giovanni d’Asso e delle zone limitrofe? Oppure ha ragione il Sindaco Boscagli e Pavicchia diventerà il locomotore dello sviluppo locale come è avvenuto a San Casciano dè Bagni
A questo punto si impone una riflessione su quale dei due piatti della bilancia sia più pesante, cosa che,  onestamente senza il nome dell’investitore, non è facile da capire.

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