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90/100 al Brunello Prime Donne da Tanzer alias Ian D’Agata

Si scrive Stephen Tanzer ma in Italia si legge Ian d’Agata il paladino dei vitigni autoctoni che assaggia i vini per l’International Wine Cellar 

Di Donatella Cinelli Colombini

Ian d'Agata wine critic

Ian d'Agata wine critic

90/100 al Brunello Prime Donne 2008 da una guida nota per i suoi giudizi severi è un gran bel punteggio. Tanzer è, dal 1985, il rivale diretto del Wine Advocate alla cui prosa fiammeggiante contrappone uno stile più composto e un uguale rigore. Fra le maggiori testate di wine critic, Tanzer è la più vicina ai consumatori come ha dimostrato il confronto con i pareri pubblicati su Cellar tracker il sito dove ogni appassionato può dire la sua.
In Italia Tanzer si avvale di un giovane e espertissimo collaboratore: Ian d’Agata il paladino dei vitigni autoctoni su sta scrivendo un’opera monumentale. Ma c’è dell’altro, Ian scrive per la principale rivista britannica sul vino “Decanter” e, udite udite, per il “Figaro” . Inoltre insegna. Ma non all’università di rocca cannuccia ma alla New York University. Insomma quanto a prestigio non gli manca niente. Su Montalcino è uno fra quelli che chiedono la zonazione cioè una divisione del territorio del Brunello che metta in evidenza le specificità. Non una graduatoria, precisa Ian d’Agata perché Pauillac e Margaux sono diversi ma producono entrambi dei grandi vini. Leggi tutto…

L’enologo Giacomo Tachis e il mio colpo della strega

  • Pubblicato in Forum

Donatella Cinelli Colombini racconta come il celebre enologo Giacomo Tachis, genio dei vitigni autoctoni, sia anche un genio leonardesco

Giacomo_e_Ilaria_Tachis_con_Franco_Ricci_Bibenda

Giacomo_e_Ilaria_Tachis_con_Franco_Ricci_Bibenda

Da anni non soffrivo più di sciatica ma quest’anno, complici il caldo africano dell’estate seguito da giornate quasi invernali e piovose, il mio lato B è di nuovo dolorante. Per questo mi è tornato alla mente un episodio che rivela la genialità eclettica di Giacomo Taschis. Tutti lo conoscono come il padre dei Super tuscan cioè dei blend fra vitigni toscani e internazionali che, partendo dal Tignanello, ha creato una moda internazionale. Giacomo Tachis ha riscoperto i vitigni autoctoni sardi e siciliani mettendo le basi per vini di altissima qualità e di impronta locale.

Insomma tutti riconoscono a quest’uomo doti di straordinaria competenza, creatività, coraggio, lungimiranza nel settore del vino ma pochi sanno che è anche un raffinato bibliofilo e soprattutto un genio poliedrico capace di emergere in qualunque campo. Per dimostrarlo vi racconto un episodio che ci riguarda entrambi. Leggi tutto…


Nascono i Superitalian vini di grande qualità ottenuti da vitigni autoctoni

 

 

Valerie Lavigne

Valerie Lavigne

In occasione della sua visita alle cantine di Donatella Cinelli Colombini, l’enologa Valerie Lavigne ha rilasciato un’intervista sui vitigni autoctoni e la possibilità di usarli in blend per creare una nuova generazione di vini: con più identità, più caratteri distintivi e soprattutto con una grande qualità organolettica.

 

 

 

DCC. Cosa significano le parole diversità, identità e tipicità? In un’ era di globalizzazione sembra che abbiano sempre più importanza ma possono essere compatibili con la ricerca di alta qualità?

VL. Identità e tipicità definiscono la personalità del vino. E’ attraverso loro che il vino è  riconoscibile  per il suo sapore, sapore che è la specifica espressione di una o più varietà di uva cresciuta in una determinata regione. Senza autenticità non ci può essere diversità. La ricerca di qualità è quindi, secondo me, indissolubilmente legata ai concetti di autenticità, identità e quindi diversità.

DCC. Le varietà autoctone come il Sangiovese, Foglia Tonda e Sagrantino. Cosa possono offrire in più o di meno in comparazione con varietà internazionali come Cabernet e Merlot?

VL. Le varietà autoctone quando sono collegate con l’immagine di un grande vino prodotto in questa regione, Sangiovese Brunello per esempio, sono sempre coltivate al loro limite nord, dove c’è sempre un poco più di difficoltà che da altre parti per raggiungere una completa maturazione. E’ in queste condizioni che l’espressione dell’ uva è la più originale e la più inimitabile.
Le varietà internazionali come Merlot, Cabernet Sauvignon o Chardonnay, quando crescono in Borgogna o a Bordeaux sono al loro limite nord. Gli aromi di queste varietà, in queste circostanze sono molto unici e identificabili. I vini prodotti in climi più caldi o più secchi possono essere buoni ma non grandi vini. La loro espressione aromatica perde il suo particolare carattere. E’ invece  privilegio delle varietà autoctone di uva generare vini i cui profumi non possono essere replicati.

DCC. La scelta di preferire le botti anziché le barriques per invecchiare il Brunello è dettata soprattutto da ragioni enologiche o anche da ragioni culturali ? In altre parole questa scelta mostra un desiderio di fare un vino con più identità o solo di produrre un vino migliore?

VL. Come ho detto, i vini sono riconoscibili per una speciale espressione, tipica di uno o più varietà di uva prodotte in una determinata regione. Il legno non deve disturbare questa autenticità, deve rimanere un supporto, un elemento della complessità del vino. Meno legno per vini più autentici e quindi più “grandi”.

DCC.  Tutti noi dobbiamo collaborare per ridurre l’impatto sull’ambiente. Quale è il futuro del vigneto eco-compatibile? Molti pensano di andare verso il biologico altri verso il biodinamico... Come si possono fare grandi vini e anche conservare la natura ?

VL. Non c’ è scelta. Il vigneto deve essere sia eco compatibile che produrre grandi vini.
Gli obbiettivi di eco compatibilità sono diversi: nessun residuo di pesticidi non solo nei vini ma anche nel terreno, nell’acqua e nell’aria, una campagna non rovinata e bella, diventa un territorio arricchito sia economicamente che socialmente e culturalmente.
La diversità tra biologico e biodinamico è puramente semantica. Dobbiamo fare qualsiasi sforzo per raggiungere gli obbiettivi di difesa ambientale. Se certe pratiche di biodinamico hanno un effetto benefico evidente, esse sono giustificabili. In caso contrario esse non hanno alcun interesse.

DCC.  Oggi i Supertuscans, basati su Sangiovese e varietà di uva internazionali, non sono più così di moda. E’ l’inizio di un periodo che vede favorevolmente i blends basati su varietà autoctone ? Cosa pensa di un vino con uve Sagrantino e Sangiovese ?

VL. Penso che sia il momento di blend con varietà autoctone, sempre basati sullo stesso concetto: produrre vini tipici di una zona, con un sapore riconoscibile e inimitabile. Perché non immaginare l’effetto della combinazione  di colore, potenza, bassa acidità e forte tannino del Sagrantino con la maggiore delicatezza, maggiore acidità e meno colore del Sangiovese? E’ la qualità del tannino di ciascuna delle due uve che deve guidare il blend. Ma ci sono probabilmente altre strade  per esplorare ed approfondire. Il Colorino per esempio?

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