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Meglio le bollicine per i brindisi oppure sempre?

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Il fascino dello Champagne è anche nel rito del brindisi. Ecco perché la diffusione di bollicine a basso costo, per il pasto, le rende tristemente normali

Bollicine-e-brindisi

Bollicine-e-brindisi

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia, Fattoria del Colle

Indubbiamente ebbrezza aiuta e l’anidride carbonica delle bollicine porta immediatamente nel sangue l’alcol del vino. Così come il botto del tappo, che esce dalla bottiglia, fa allegria anche se non è affatto professionale e soprattutto elegante.
Ma basta questo per trasformare Champagne e Spumanti nel vino più adatto ai brindisi? No.
C’è dell’altro e il delizioso articolo di Tom Jarvis pubblicato in “Wine searcher” lo racconta in modo spassoso.

bollicine-e-brindisi-Spumante-DonatellaCinelliClombini

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Il mito dello Champagne, come complemento dei momenti più sexy e come sigillo dei festeggiamenti nasce nella Belle Epoque e negli ambienti più allegri e peccaminosi a cavallo fra Ottocento e Novecento. C’è un alone di lusso e di mistero che circonda le bottiglie da quando, la messa a punto dello champenoise, portò nei calici un liquido effervescente e cristallino. Una magia che è poi rimasta per sempre incollata al vino al punto che persino le cantine più grandi, hanno delle pupitre con le bottiglie infilate dentro e un cantiniere ( ma potremmo considerarlo un attore) che fa il remouage davanti ai turisti come fosse il mago di un misterioso rito.
Tutto concorre al fascino delle bollicine nobili: dai manifesti di Toulouse Lautrec, ai film di James Bond -007 con licenza di uccidere e la voglia di spassarsela- fino ai festeggiamenti dopo le gare di Formula 1. E’ il mito del successo, del lusso, del momento unico che si associa inscindibilmente all’immagine dello Champagne. Leggi tutto…

E’ il momento dei vigneti ad alta quota?

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1.200-1500 metri di altitudine, una gara verso l’alto. Un tempo la chiamavano viticultura eroica ora sembra la nuova frontiera contro il global warming

Vigneti-ad-alta-quota-Val d'Aosta - Morgex -

Vigneti-ad-alta-quota-Val d’Aosta – Morgex – Cave du Vin Blanc – Nicola del Negro, enologo e responsabile commerciale, controlla la vigna “Piagne” di uva Priè Blanc

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agritusirmo
Parto da Wine searcher e da un intrigantissimo articolo di Wink Lorch che vi suggerisco di leggere, per una riflessione sui vigneti ad alta quota di cui i produttori parlano sempre più spesso.

Altitudine significa freschezza: le temperature medie sono più basse e quindi scende l’alcol e salgono gli acidi con il risultato di vini più fini ed eleganti. Inoltre spesso ad alta quota c’è una forte escursione termica fra la notte e il giorno con risultati strepitosi nella sintesi degli aromi floreali e di frutta.
Altitudine significa intensità: ad alta quota la luce solare è più forte e con più radiazioni ultraviolette UV-B. Questo riempie l’uva di antiossidanti, la buccia si

Vigneti-di-alta-quota-Cave Mont Blanc, Cave del Monte Bianco

Vigneti-di-alta-quota-Cave Mont Blanc,

ispessisce e porta nel vino quantità di tannini, antociani eccezionali. Crescono l’intensità del frutto e la capacità di invecchiamento.
La testimonianza diretta di chi ha vigneti oltre i mille metri sull’Etna, come Santa Maria la Nave, conferma tutto questo e pone l’accento sul minor inquinamento dell’aria e la migliore ventilazione.
Altitudine significa contrasto al global warming: nelle zone viticole tradizionali mantenere il giusto equilibrio alcol-acidi diventa sempre più difficile a causa dell’innalzamento delle temperature. I vigneti in alta quota possono essere una valida alternativa. Leggi tutto…


La quercia che addolcisce il vino

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Si chiamano QTT querco triterpenoidi e sono molecole 800 volte più dolci dello zucchero. Si trovano nel rovere delle botti e passano nel vino

botti-in-rovere-Fattoria-del-Colle

botti-in-rovere-Fattoria-del-Colle-Donatella-Cinellicolombini

Di Donatella Cinelli Colombini, cantina e agriturismo in Toscana

Ci sono Chardonnay con un nettissimo gusto dolce che non hanno residuo zuccherino. Impossibile? Invece succede e un gruppo di studiosi dell’Università di Bordeaux guidati dal compianto Professor Denis Dubourdieu è riuscito a svelare il mistero.
La scoperta è di Axel Marchal che ne fece la sua tesi di dottorato e poi la pubblicò nel 2010. Invece di usare le consuete analisi chimiche il giovane enologo usò la spettrometria di massa e la cromatografia riuscendo a individuare i querco triterpenoidi molecole

Querce-e-vino-un-legame-indissolubile

Querce-e-vino-un-legame-indissolubile

precedentemente poco conosciute che vengono liberate dal legno in cui viene fatto maturare il vino conferendogli un’impronta suadente all’olfatto e al gusto perché sono 800 volte più dolci dello zucchero.
In realtà sapevamo da tempo che l’uso di piccole botti di rovere conferisce al vino un effetto morbido particolarmente adatto a certe tipologie e particolarmente gradito in certi mercati, ma la vera scoperta di Axel Marchal è l’individuazione della molecola e della tipologia di quercia che più di ogni altra cede al vino il sapore dolce. Si tratta della “Quercus petraea” cioè del rovere o della Farnia un tipo di querce bianca originaria dell’Europa che predilige terreni rocciosi. Leggi tutto…

Lo Champagne e la corsa agli sconti: un suicidio?

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Forse è ”l’effetto Prosecco” ma ci sono case di Champagne che offrono le loro bottiglie con sconti incredibili. Resisterà il mito delle bollicine più famose del mondo?

Champagne

Champagne

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

Se consideriamo che l’uva per lo Champagne costa 6€ al Kg e il prezzo di produzione si aggira sui 9€ a cui vanno aggiunte le tasse, c’è da chiedersi come sia possibile vendere una bottiglia di Champagne a 10 Euro. Eppure succede.  Teniamo conto che lo Champagne non può essere commercializzato sfuso ma deve compiere il suo affinamento sui lieviti nel territorio di produzione fino al degorgement e alla tappatura con il tradizionale sughero a funghetto. Quindi le grandi catene di distribuzione lo comprano in bottiglia dalle cantine di Champagne. Tuttavia esiste una scorciatoia:  la vendita “sur latte” cioè quando il vino è ancora a contatto dei lieviti e prima della ritappatura. Un sistema che serve a dare liquidità alle cantine e fa uscire le cuvée

Champagne o Spumante?

Champagne o Spumante?

meno pregiate anche se con una deciso sacrificio sul prezzo.   Ovviamente queste partite, che generalmente portano l’etichetta di una catena di supermercati, sono qualitativamente peggiori e, anche a causa del loro basso prezzo,  danneggiano la reputazione allo Champagne. Per questo  Toubart del Syndicate des Vignerons, ha detto a Wine Searcher “Champagne’s strength is that it is a beverage that is consumed on special occasions; because of its relatively high price, it has always been a rarity, to be treasured. Price dumping endangers this, it can turn Champagne in to a commodity>> lo Champagne va bevuto in occasioni speciali; perchè è caro, è raro e va considerato un tesoro. La corsa agli sconti lo trasforma in un bene di consumo. Come dargli torto, in effetti anche il prezzo è un messaggio.  Leggi tutto…


Marijuana e vino una somma che fa riflettere

In Italia inizia l’uso terapeutico del cannabis-marijuana ma cosa succede negli stati che l’anno legalizzata e come si concilia con l’uso del vino?

Marijuana-e-vino

Marijuana-e-vino

Di Donatella Cinelli Colombini agriturismo Fattoria del Colle Toscana

Lo scorso autunno 7 Stati USA hanno legalizzato l’uso del cannabis: California, Maine, Massachusetts e Nevada per uso ricreativo e Arkansas, Florida e North Dakota per uso terapeutico. Precedentemente altri, come Colorado e Washington, ne avevano autorizzato il commercio in forma sperimentale e limitata, come sta iniziando a fare l’Italia.
Il rapporto marijuana e vino è ben illustrato da un articolo di Wine searcher che vi invito a leggere. Molti si aspettavano che questa legalizzazione avrebbe portato a un calo di consumi di vino soprattutto per coloro che usavano l’alcool per darsi una

Colorado-megozio-cannabis

Colorado-megozio-cannabis

spinta oppure per contrastare la depressione. Invece è successo il contrario: i primi dati indicano un aumento nel consumo di entrambi i prodotti, vino e marijuana. Il segmento principale pare quello femminile sopra i cinquant’anni cioè un target in cui abbondano casi di solitudine e depressione.
Apparentemente calano le vendite di vino di peggiore qualità e aumentano quelle dei vini di prezzo più alto. Un fenomeno da mettere forse in relazione all’aumento del turismo del cannabis; qualcosa di simile a ciò che è avvenuto ad Amsterdam dopo la legalizzazione della vendita. Leggi tutto…

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