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Champagne più cercati, quelli che tutti sognano

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Quali sono gli Champagne più cercati on line, quelli che, potendo, verrebbero comprati per primi? Dom Pérignon, Cristal, Krug, Moët & Chandon

Dom Pérignon Brut fra gli Champagne più cercati

Dom Pérignon Brut fra gli Champagne più cercati

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Ho trovato la lista degli Champagne più cercati in Wine Searcher e mi ha decisamente intrigato perché nello Champagne il mito e il reale, i valori simbolici e la qualità intrinseca, il marketing e il prodotto sono intimamente intrecciati come nella moda.
Insomma la frase di Don Kavanagh è verissima <<For many years, people thought the sparkling wines of Champagne were better purely because they were reassuringly expensive>> per anni e anni la gente ha pensato che le bollicine di Champagne fossero i migliori perché erano famose e care.
Chi non è caduto in questa trappola? Tutti, almeno prima di avere un’idea chiara della qualità degli sparkling prodotti altrove.
L’azione aggressiva degli champagnotti contro chiunque usasse il nome Champagne ha contribuito al mito ma soprattutto è l’azione di comunicazione che ha fatto la differenza con le bollicine del resto del mondo.

Louis Roederer Christal Champagne più cercati

Louis Roederer Christal Champagne più cercati

Nella lista che segue la metà dei brand sono del colosso internazionale del lusso LVMH, una macchina di marketing di dimensione enorme per competenze tecniche e presenza in tutti i canali di comunicazione che contano: dalle grandi riviste di moda, alla televisione, ai canali social fino agli eventi più glamour.
Il risultato è il mito di un vino circondato da polvere di stelle.
Ed ecco la lista degli Champagne più cercati su Wine Seacher il primi è addirittura il vino più cercato in assoluto fra le 9.297.160 etichette presenti nel portale. Leggi tutto…

 Charles Heidsieck – Champagne Charlie un uomo da leggenda

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E’ un mito dello Champagne e infatti Charles fondatore delle maison Piper Heidsieck è diventato protagonista di un libro e poi di un film

Charles Heidsieck Champagne

Charles Heidsieck Champagne

Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne 

Figlio di un commerciante di Champagne che andava in Russia a vendere le sue bottiglie con uno stallone bianco,  Charles Heidsieck nacque nel 1822  e a soli ventinove anni fondò la sua cantina Heidsieck & Co Monopole puntando su un mercato praticamente vergine: gli stati Uniti.  Il giovane produttore francese va in America nel 1852 con un enorme successo e poi ritorna con azioni di comunicazione, banchetti ed eventi sempre più grandi finchè anche l’alta società di

Charles Heidsieck Champagne

Charles Heidsieck Champagne

New York comincia a comprare le sue bollicine. Riceve anche un soprannome Champagne Charlie tale è grande la sua popolarità. Ma nel 1861 la sua compagna e lui stesso si trovano coinvolti nella guerra civile americana. Un’avventura rocambolesca che vede  Charles Heidsieck viaggiare di nascosto fra gli stati in guerra cercando di ottenere il pagamento dei suoi vini e finendo invece per venire imprigionato due volte come spia.  Un disastro umano e professionale che lo porta alla bancarotta. Ma qui inizia una seconda avventura, questa volta a lieto fine. L’agente americano di Charles Heidsieck, che per primo aveva dato inizio al disastro con le sue incaute vendite, aveva un fratello che per riscattare i misfatti del congiunto, dona a Champagne Charlie dei terreni in Colorado. Ebbene si tratta degli appezzamenti  su cui sorgerà la città di Denver, una delle più grandi e ricche del Nord America. Ed è proprio la vendita di queste terre che fornisce a  Charles Heidsieck le risorse per tornare a Reims, riaprire la sua maison e portarla al successo. Leggi tutto…


Meglio le bollicine per i brindisi oppure sempre?

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Il fascino dello Champagne è anche nel rito del brindisi. Ecco perché la diffusione di bollicine a basso costo, per il pasto, le rende tristemente normali

Bollicine-e-brindisi

Bollicine-e-brindisi

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia, Fattoria del Colle

Indubbiamente ebbrezza aiuta e l’anidride carbonica delle bollicine porta immediatamente nel sangue l’alcol del vino. Così come il botto del tappo, che esce dalla bottiglia, fa allegria anche se non è affatto professionale e soprattutto elegante.
Ma basta questo per trasformare Champagne e Spumanti nel vino più adatto ai brindisi? No.
C’è dell’altro e il delizioso articolo di Tom Jarvis pubblicato in “Wine searcher” lo racconta in modo spassoso.

bollicine-e-brindisi-Spumante-DonatellaCinelliClombini

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Il mito dello Champagne, come complemento dei momenti più sexy e come sigillo dei festeggiamenti nasce nella Belle Epoque e negli ambienti più allegri e peccaminosi a cavallo fra Ottocento e Novecento. C’è un alone di lusso e di mistero che circonda le bottiglie da quando, la messa a punto dello champenoise, portò nei calici un liquido effervescente e cristallino. Una magia che è poi rimasta per sempre incollata al vino al punto che persino le cantine più grandi, hanno delle pupitre con le bottiglie infilate dentro e un cantiniere ( ma potremmo considerarlo un attore) che fa il remouage davanti ai turisti come fosse il mago di un misterioso rito.
Tutto concorre al fascino delle bollicine nobili: dai manifesti di Toulouse Lautrec, ai film di James Bond -007 con licenza di uccidere e la voglia di spassarsela- fino ai festeggiamenti dopo le gare di Formula 1. E’ il mito del successo, del lusso, del momento unico che si associa inscindibilmente all’immagine dello Champagne. Leggi tutto…

E’ il momento dei vigneti ad alta quota?

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1.200-1500 metri di altitudine, una gara verso l’alto. Un tempo la chiamavano viticultura eroica ora sembra la nuova frontiera contro il global warming

Vigneti-ad-alta-quota-Val d'Aosta - Morgex -

Vigneti-ad-alta-quota-Val d’Aosta – Morgex – Cave du Vin Blanc – Nicola del Negro, enologo e responsabile commerciale, controlla la vigna “Piagne” di uva Priè Blanc

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agritusirmo
Parto da Wine searcher e da un intrigantissimo articolo di Wink Lorch che vi suggerisco di leggere, per una riflessione sui vigneti ad alta quota di cui i produttori parlano sempre più spesso.

Altitudine significa freschezza: le temperature medie sono più basse e quindi scende l’alcol e salgono gli acidi con il risultato di vini più fini ed eleganti. Inoltre spesso ad alta quota c’è una forte escursione termica fra la notte e il giorno con risultati strepitosi nella sintesi degli aromi floreali e di frutta.
Altitudine significa intensità: ad alta quota la luce solare è più forte e con più radiazioni ultraviolette UV-B. Questo riempie l’uva di antiossidanti, la buccia si

Vigneti-di-alta-quota-Cave Mont Blanc, Cave del Monte Bianco

Vigneti-di-alta-quota-Cave Mont Blanc,

ispessisce e porta nel vino quantità di tannini, antociani eccezionali. Crescono l’intensità del frutto e la capacità di invecchiamento.
La testimonianza diretta di chi ha vigneti oltre i mille metri sull’Etna, come Santa Maria la Nave, conferma tutto questo e pone l’accento sul minor inquinamento dell’aria e la migliore ventilazione.
Altitudine significa contrasto al global warming: nelle zone viticole tradizionali mantenere il giusto equilibrio alcol-acidi diventa sempre più difficile a causa dell’innalzamento delle temperature. I vigneti in alta quota possono essere una valida alternativa. Leggi tutto…


La quercia che addolcisce il vino

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Si chiamano QTT querco triterpenoidi e sono molecole 800 volte più dolci dello zucchero. Si trovano nel rovere delle botti e passano nel vino

botti-in-rovere-Fattoria-del-Colle

botti-in-rovere-Fattoria-del-Colle-Donatella-Cinellicolombini

Di Donatella Cinelli Colombini, cantina e agriturismo in Toscana

Ci sono Chardonnay con un nettissimo gusto dolce che non hanno residuo zuccherino. Impossibile? Invece succede e un gruppo di studiosi dell’Università di Bordeaux guidati dal compianto Professor Denis Dubourdieu è riuscito a svelare il mistero.
La scoperta è di Axel Marchal che ne fece la sua tesi di dottorato e poi la pubblicò nel 2010. Invece di usare le consuete analisi chimiche il giovane enologo usò la spettrometria di massa e la cromatografia riuscendo a individuare i querco triterpenoidi molecole

Querce-e-vino-un-legame-indissolubile

Querce-e-vino-un-legame-indissolubile

precedentemente poco conosciute che vengono liberate dal legno in cui viene fatto maturare il vino conferendogli un’impronta suadente all’olfatto e al gusto perché sono 800 volte più dolci dello zucchero.
In realtà sapevamo da tempo che l’uso di piccole botti di rovere conferisce al vino un effetto morbido particolarmente adatto a certe tipologie e particolarmente gradito in certi mercati, ma la vera scoperta di Axel Marchal è l’individuazione della molecola e della tipologia di quercia che più di ogni altra cede al vino il sapore dolce. Si tratta della “Quercus petraea” cioè del rovere o della Farnia un tipo di querce bianca originaria dell’Europa che predilige terreni rocciosi. Leggi tutto…

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