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Si fa presto a dire organico attenti alle parole

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Biologico, organico, da uve biologiche, biodinamico, naturale ….. tante parole e anche leggi diverse confondono i consumatori

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Di Donatella Cinelli Colombini

Per orientarci fra termini, norme e differenze, a livello internazionale, ci facciamo guidare da Tom Jarvis e dal suo articolo su Wine Searcher per capire nel dettaglio tutta la questione che è molto più complicata e controversa di come appare a prima vista. Per esempio molti traducono biologico con “organic” ma in realtà le due parole indicano cose diverse.

VINO BIOLOGICO E ORGANICO

Vino biologico è regolamentato sua dall’Unione Europea che negli USA. Da noi la legge ha inizialmente regolato la coltivazione della vigna e poi si è estesa anche alla cantina. Per questo un tempo esistevano “Vini da uve biologiche” mentre dopo il nuovo

uva-organica-biologica-Montalcino-Casato-Prime-Donne

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regolamento del 2012 ci sono solo “vini biologici” cioè prodotti secondo precise regole sia in vigna che in cantina. Fra queste norme c’è l’uso dei solfiti limitatamente a 100 parti per milione per i rossi e 150 per bianchi e rosati. La confusione nasce dal fatto che i vini organici USA non contengono solfiti aggiunti mentre possono ancora usare la dizione “Vini da uve organichebiologiche” quando solo la coltivazione della vigna è fatta secondo il protocollo di legge che limita l’uso della chimica.
Un garbuglio normativo e terminologico che ha spinto molti produttori europei contrari all’aggiunta di solfiti nel vino a usare il termine “vini naturali”
CERTIFICAZIONE
E’ il controllo del vino biologico viene fatto da 300 società esterne alle cantine e non tutte di assoluta affidabilità. La certificazione serve a dimostrare che la produzione sia fatta secondo i regolamenti approvati dagli stati. Leggi tutto…

Scandalo degli whisky più cari falsi

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Bottiglie con 80 anni in etichetta che in realtà ne hanno 10. Ora gli acquirenti dei Whisky più cari vogliono le expertise 

Whisky Macallan del 1878

Whisky Macallan del 1878

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne, Brunello

Tutto inizia nell’albergo svizzero , quando un cliente cinese paga 9,999 Franchi svizzeri per un assaggio di  Whisky Macallan del 1878.
Quando le immagini della vendita iniziano a circolare gli esperti di bottiglie false rizzano le orecchie segnalando qualcosa di sospetto nell’aspetto esteriore della bottiglia. A quel punto il Sandro Bernasconi, proprietario dell’albergo, si rivolge a dei grandissimi esperti la “Rare Whisky 101” per fare chiarezza. Un campione del Whiskey viene analizzato dal laboratorio di archeologia e storia dell’arte dell’Università di Oxford che certifica, con il 95% di certezza, la data di produzione fra il 1970 e il 1972 mentre i test di Tatlock and Thomson dicono che si tratta di un bend di malto (40%) e gran whiskey.

Waldhaus am See

Waldhaus am See

Ovviamente l’albergo rimborsa il cliente ma l’intero mondo del whiskey da collezione e da investimento si mette in allarme. Attenzione ai falsi!
I fake whiskey sono concentrati fra le bottiglie antiquarie di marche prestigiose,con i single malt scozzesi in testa. Vengono vendute soprattutto nelle aste ma dopo l’episodio del fake Macallan c’è da aspettarsi che i compratori chiedano sempre l’expertise. Si tratta infatti soprattutto di bottiglie da investimento che rimangono chiuse nei caveau insieme a titoli e lingotti d’oro in attesa del momento migliore per rivenderle. Senza un certificato autenticità rischiano di non trovare acquirenti. Leggi tutto…


Vino: essere indimenticabili a qualunque costo

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Indimenticabili o imperdonabili? Per farsi ricordare è ormai frequente l’uso dell’esagerazione oppure dell’azione controversa al punto da essere offensiva

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Di Donatella Cinelli Colombini

Oscar Wilde diceva “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” e certe volte si ha l’impressione che la comunicazione, e anche la comunicazione del vino, sia basata sulla stessa logica sensazionalistica: basta farsi notare.
Ed ecco una corsa all’esagerazione senza precedenti: cantine che devono sbalordire, processi produttivi sempre più strani, eventi dove l’importanza si misura sul costo …. con una ricerca di eccessi che lascia perplessi. Infatti se è vero che uscire dal coro è l’unico modo per essere notati e per sopravvivere, dall’altra parte diventa difficile capire la correttezza e la convenienza di comportamenti in evidente contraddizione rispetto alla cultura attuale dove l’ambiente, i rapporti, l’autenticità … riprendono valore ogni giorno di più.
Una visione strabica su cui invita a riflettere un articolo di Oliver Styles per Wine Searcher intitolato <<Wine Branding: Unforgettable or Unforgivable?>> dove il concetto di base è nelle parole indimenticabili o imperdonabili.

indimenticabili-del-vino-Diamonds-Champagne

indimenticabili-del-vino-Diamonds-Champagne

Abbiamo molti esempi di personaggi molto discutibili e diventati celebri proprio per i loro comportamenti border line. Pensiamo a Fabrizio Corona e a quante volte viene pagato per partecipare a serate e eventi. Pensiamo alle intemperanze verbali di Vittorio Sgarbi che senza i suoi comportamenti al limite della rissa sarebbe stato un anonimo storico d’arte sperduto in biblioteche e musei.
Ecco che la notorietà può appoggiarsi anche su atteggiamenti controversi e persino negativi. Questo è vero in ogni settore, il vino non fa eccezione. Oliver Styles porta l’esempio dei vini naturali. Il bisogno di schierarsi, di gridare le proprie convinzioni, caratterizza il comportamento di molti produttori pro o contro questa scelta, un’esibizione che va oltre l’argomento tecnico e diventa esibizione. Leggi tutto…

Screaming Eagle il nuovo mito del vino

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Costa quattro volte più di Chateau Lafite, Screaming Eagle è un vino cult avvolto dal mistero e sostenuto dagli stratosferici punteggi di Robert Parker

Screaming-Eagle

Screaming-Eagle

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

L’inizio dell’articolo di W. Blake Gray per Wine Searcher colpisce: Screaming Eagle e il suo proprietario Stan Kroenke appaiono come inaccessibili e misteriosi. <<This is a brand that makes its money through mystique. Everyone has heard of it, but few have tasted it.>> questa cantina fa soldi con il suo mito quasi mistico. Tutti ne hanno sentito parlare ma pochissimi hanno assaggiato il vino.
Se c’è un modo per incuriosire sulle 10 cose che tutti vorrebbero sapere Blake Grayl ha trovato.
Screaming Eagle Cabernet Sauvignon è un vino cult vino fino dalla nascita. La prima annata, 1992, ebbe 99/100 da Robert Parker e la sei litri di questo vino, battuta a

Screaming-Eagle

Screaming-Eagle

un’asta benefica, nel 2000, per la vertiginosa cifra di 500.000 Dollari è considerata la bottiglia più cara del mondo. Le quantità limitate, la lista d’attesa dei clienti e i punteggi altissimi di Robert Parker che spesso gli ha assegnato 100 centesimi, hanno fatto lievitare i prezzi fino a una media di 3.000$. Prezzi che non sono affatto scesi quando i punteggi dei critici sono stati più bassi. Leggi tutto…


I Merlot più cari del mondo

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Masseto, Tua Rita Redigaffi, Miani …. 8 dei 10 Merlot più cari del mondo sono italiani. Alla faccia del vitigno piacione! Ma il re dei Merlot è Petrus

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Di Donatella Cinelli Colombini, Il Drago e le 8 colombe

Merlot, il vitigno che da vini piacioni, che cresce ovunque …. Vero ma non troppo. Pochi lo prendono davvero sul serio ma chi lo fa, ed ha il terreno giusto, arriva a livelli straordinari. Insomma è un vitigno “ubiquitario” ma non troppo.

Evidentemente il Merlot ama i suoli argillosi, cresce bene ovunque ed infatti è uno dei vitigni più diffusi del mondo, ma arriva all’eccellenza solo in piccolissimi vigneti dove riceve cure straordinarie. La cosa bella è che molti di questi terreni sono in Italia anzi in Toscana.

Un articolo di Don Kavanagh pubblicato su Wine Searcher, il maxi portale con i prezzi di 9milioni e mezzo di vini da 89.822 rivendite di ogni parte del globo, ha messo in fila i 10 vini Merlot più cari del mondo.

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E’ forse la sua enorme diffusione, il suo carattere piacione che lo rende adatto al taglio con altri vitigni e gli ha appiccicato un’etichetta di banalità. In realtà come nelle discipline sportive più diffuse, tipo il tennis, o il calcio, il grande numero dei praticanti porta a una selezione straordinaria dei migliori e questi toccano vertici impressionanti. La stessa cosa succede con i vitigni molto diffusi come il Merlot.
Una cosa spicca nell’indagine di Don Kavanagh: l’eccellenza del Merlot non ha più una targa francese ma bensì italiana e specificamente toscana: 5 dei più cercati dai wine lover nell’immenso catalogo di WineSeracher e 8 dei più cari provengono dal nostro Paese. Tuttavia i prezzi stellari rigurardano solo Petrus e Masseto – $ 4975. Vi invito a leggere l’articolo originario per maggiori dettagli mentre io qui mi limito a qualche breve nota sui TOP 10 MERLOT Leggi tutto…

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