Non solo vino ...

L’eredità di Veronelli

Idee, insegnamenti, progetti di Gino Veronelli sono un patrimonio collettivo di chi ama il vino italiano e lo produce. Il Seminario Permanente Luigi Veronelli

2° PARTE

Guida-Veronelli-2017-Super-3-stelle-al-Brunello-Riserva-2010

Guida-Veronelli-2017-Super-3-stelle-al-Brunello-Riserva-2010

Di Donatella Cinelli Colombini, cantina Casato Prime Donne, agriturismo Fattoria del Colle

Un’eredità pesante quella di un genio del calibro di Luigi Veronelli ma anche qualcosa di vivo, complesso, impegnativo e in parte privato, che continuata soprattutto grazie al Seminario permanente Luigi Veronelli. Fu istituito a Bergamo, dove il grande Gino viveva, nel 1986 riunendo intorno a lui un piccolo gruppo di vignaioli illuminati: Giacomo Bologna, Maurizio Zanella, Giannola Nonino, Marco Felluga, Angelo Gaja, Mario Schiopetto, Piero Antinori, Piermario Meletti

Gino-Veronelli

Gino-Veronelli

Cavallari, Ambrogio Folonari e Vittorio Vallarino Gancia.
Dopo la morte di Veronelli, nel 2004, l’opera di questa associazione senza scopi di lucro è continuata in modo coerente nel solco precedentemente tracciato. Oggi è presieduta da Angela Maculan della celebre famiglia del vino di Breganze.
L’attività principale del seminario è la pubblicazione della guida “I Vini di Veronelli” un repertorio che si distingue nel panorama delle guide italiane dei vini per alcune piccole ma significative caratteristiche: prima fra tutte l’azioni di charity: le bottiglie avanzate dopo le degustazioni ( i produttori ne mandano due per tipo) vengono donate alla Fondazione ACRA impegnata nei progetti Hungry for Rights e EAThnk2015 in favore dell’uso corretto del cibo. Ma la cosa più significativa è la presenza della sigla dell’assaggiatore accanto a ciascun giudizio. In pratica è possibile capire chi ha assaggiato i vini.

Decennale-morte-Luigi-Veronelli-DianaLenzi NichiStefi GianArturoRota GiorgioPinchiorri

Decennale-morte-Luigi-Veronelli-DianaLenzi NichiStefi GianArturoRota GiorgioPinchiorri

Si tratta di una pratica normale nelle grandi riviste USA come Wine Spectator, Wine Entusiast o Wine Advocate. che invece manca in gran parte dei repertori italiani. Una garanzia in più per i consumatori che all’inizio della guida trovano il profilo sintetico dei due autori. Gigi Brozzoni e Danile Thomases. Gigi per 25 anni direttore del Seminario Veronelli si occupa di formazione all’analisi sensoriale, ricerca, giornalismo e convegnistica. Daniel Thomases ha una laurea della prestigiosa Harvard University, vive a Firenze anche se è statunitense, dal 2003 al 2006 ha assaggiato i vini italiani per Wine Advocate e da anni collabora con Hugh Johnson in celeberrimo guru inglese.

Luigi-Veronelli-scritti

Luigi-Veronelli-scritti

Per sottoporre i propri vini al giudizio degli assaggiatori della Guida Veronelli, i produttori pagano 75€ cioè il preacquisto di 3 guide. Una cifra inferiore a quella richiesta da qualunque concorso enologico e più che abbordabile per qualsiasi cantina. Una cifra, “democratica” dunque, capace di garantite un’assoluta libertà di giudizio ai degustatori perché li libera dai vincoli che potrebbero scaturire da inserzioni pubblicitarie, presentazioni a pagamento e simili. Una caratteristica della Guida Veronelli che sarebbe piaciuta al grande Gino perché indica una volontà di trasparenza e di correttezza che sfida i luoghi comuni ed è stata oggetto di notevoli polemiche ma, a mio avviso è assolutamente giusta.

Brozzoni- Thomases-Lettieri

Brozzoni- Thomases-Lettieri

Chiudo questa conversazione su Luigi Veronelli e i suoi eredi citando un episodio raccontato nel corso di un incontro a Firenze al Relais Santa Croce annesso all’Enoteca Pinchiorri , organizzato dalle Donne del Vino. C’erano Giorgio e Annie Pinchiorri, Nichi Stefi e Gian Arturo Rota.
Gino era un talento precoce e straordinario e all’esame di maturità sostenne la prova orale di greco parlando in quella lingua dall’inizio alla fine. Il padre industriale chimico lombardo, gli aveva promesso un premio in caso di promozione e lui chiese di andare a mangiare dal famoso chef Luigi Carnacina. Arrivato li Veronelli si presentò a cena chiedendo <<il piatto più importante della casa>>. Dopo una lunga attesa entrò in sala la brigata di cucina al completo con un piatto coperto da una cloche d’argento. Il giovane si aspettava una pietanza costosissima e c’erano due uova al tegamino. << Una grande cucina è quella che prepara in modo perfetto anche il piatto più umile>> disse lo chef dando a Veronelli una lezione che non scordò mai.

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