Vigne e vini

Guida enoturistica cioè il professionista dei wine tours

Si tratta di una figura professionale che ancora non esiste e unisce le competenze dei sommelier a quelle delle guide turistiche e che chiameremo guida enoturistica

guida enoturistica in cantina wine tour

guida enoturistica in cantina wine tour

Di Donatella Cinelli Colombini Chianti Superiore Fattoria del Colle 
L’aumento dei turisti del vino e soprattutto l’aumento dei wine tours organizzati richiede la presenza di professionisti ad hoc: le guide enoturistiche,  continuare con l’improvvisazione potrebbe essere dequalificante e dannoso per l’immagine e lo sviluppo economico delle wine destination. Chi arriva nei territori italiani del vino con un’escursione organizzata si aspetta di vivere, in poche ore, delle esperienze indimenticabili e coinvolgenti ma perché questo avvenga servono alti livelli professionali. Invece i veri professionisti sono quasi delle eccezioni, mentre la maggior parte dei wine tours sono gestiti all’insegna dell’improvvisazione.
Chi crede che basti parlare fluentemente inglese, tedesco o francese … sbaglia. Questo è solo una delle competenze della nostra guida enoturistica che deve

wine tour in bus con guida enoturistica

wine tour in bus con guida enoturistica

anche guidare un’auto o un minibus con autorizzazione NCC (e quindi avere la necessaria autorizzazione), deve conoscere storia, arte, gastronomia, tradizioni popolari e soprattutto i vini del territorio. In altre parole deve essere una figura che assomma le competenze dei sommelier, della guida turistica e ambientale ma deve anche avere doti di affabulatore e la simpatia coinvolgente dell’animatore.
L’attività prevalente delle guide enoturistiche è quella di accompagnare i gruppi, soprattutto piccoli, nei territori del vino. Si tratta di escursioni di circa sette ore che generalmente partono dall’hotel e comprendono due cantine, un pasto tipico, una piccola città d’arte e qualche volta una bottega artigiana. I wine tour commercializzati dalle agenzie più strutturate hanno un itinerario predefinito, mentre le società più piccole, che offrono un servizio personalizzato, costruiscono il percorso quasi all’ultimo momento prenotando la visita in cantina con pochissime ore di anticipo. Dunque la guida enoturistica deve avere un’ottima

wine tour in bus in Toscana

wine tour in bus in Toscana

conoscenza delle strade, dei ristoranti e del tessuto produttivo perché solo così può avere la chiave di porte altrimenti inaccessibili e far scoprire ai visitatori quello che ancora non conoscono. Sono queste competenze che trasformano una semplice gita in un’esperienza indimenticabile e unica da raccontare agli amici. La guida enoturistica intrattiene i clienti durante il viaggio spiegando vini, luoghi e persone all’interno della cornice più ampia con la tecnica dello storytelling cioè con aneddoti, non stile lezione universitaria di storia locale. I turisti sono in vacanza e la componente divertente è indispensabile al successo del wine tour.
Nella maggior parte dei casi la nostra guida enoturistica trova nelle cantine dei buoni sostituti che accompagnano i turisti fra le botti e spiegano i vini ma non è escluso, soprattutto quando ci sono problemi linguistici, che il nostro “enocicerone” debba continuare il suo lavoro di intrattenitore senza sosta tutto il giorno, pasto compreso. Alla fine del viaggio la guida enoturistica diventa una sorta di “amico del posto” con cui mantenere i contatti e da cui indirizzare gli amici. I turisti del vino sono soprattutto stranieri e nella stragrande maggioranza dei casi nordamericani. Molti di loro sono pronti a pagare bene pur di vivere un’esperienza unica , coinvolgente e ovviamente divertente.

Australian Wine Tours in Victoria's Yarra Valley

Australian Wine Tours in Victoria’s Yarra Valley

L’offerta di wine tours cresce a vista d’occhio ed è commercializzata soprattutto on line. Ci sono agenzie più strutturate, spesso con sede all’estero, e una miriade di piccolissime società magari costituite da uno o due amici con una licenza NCC – noleggio con conducente e un piccolo sito web. Sono quelle che stanno sostituendo le Mercedes nere con i SUV super accessoriati. Infine ci sono i wine tour in bus da 12 metri e 55 persone a bordo, partenza dagli alberghi o dal centro storico delle città e percorso standardizzato “primo prezzo”.
La richiesta di personale cresce e con questa anche il bisogno di professionisti con competenze ferrate perché, se cinque anni fa, bastava un buon inglese e un’infarinatura sui vini, oggi i clienti si aspettano un livello molto alto in fatto di conoscenza del territorio e di tecnica di affabulazione. In affetti anche i turisti sono diversi da prima. Ci sono quelli che sanno poco e niente ma vogliono fare il wine tour “perché lo fanno tutti” e con i quali bisogna mettere in gioco “la psicologia turistica” facendoli divertire con gli aspetti più leggeri. Ci sono i super esperti con portafoglio gonfio che cercano le novità esclusive e sono in grado di inchiodare la guida enoturistica al primo errore ma anche di dargli una mancia enorme. Nel

Orcia Wine Festival 2015 Alessandra Ruggi ONAV

Degustazione per turisti Orcia Wine Festival 2015 Alessandra Ruggi ONAV

complesso i turisti del vino si aspettano di scegliere fra proposte ben organizzate e di trovare quella su misura per loro. Esattamente come scelgono un albergo o un vino.
Come si diventa guide enoturistiche? Direi che il primo passo è la perfetta conoscenza di una lingua e di una civiltà estera. Cioè non basta parlare il giapponese ma serve anche sapere quali sono i bisogni, gli interessi, i tabù dei giapponesi. A questo vanno associate le competenze del sommelier e della guida turistica.
A Siena un percorso in questa direzione è stato tentato facendo corsi sui vini locali (la provincia di Siena ha 5 DOC) alle guide turistiche autorizzate.
La richiesta di questa nuova figura professionale, non riguarda solo i wine tours -per la gestione dei gruppi e la progettazione degli itinerari- ma riguarda anche le grandi cantine dove i servizi di accoglienza si stanno pian piano qualificando. Persino gli uffici turistici del vino delle Strade del Vino, sebbene con mille difficoltà, cercano personale formato che assommi, alle competenze descritte sopra, anche quelle del marketing di territorio.

Orcia Wine Class studenti del George Brown College di Toronto

Orcia Wine Class studenti del George Brown College di Toronto

Altro campo di azione delle guide enoturistiche sono le “tourist wine school” cioè i corsi sul vino destinati ai turisti in cui l’apprendimento diventa passatempo e insegnare richiede il magnetismo di chi sa “tenere la scena” perché i corsisti sono in vacanza e quindi le lezioni devono essere piacevolissime. Corsi di uno o due giorni dove si approfondiscono i caratteri del territorio di produzione ( morfologia, geologia, microclima) la storia, le specificità produttive, gli abbinamenti, la consistenza produttiva …. ma soprattutto si assaggia. Assaggi verticali e orizzontali cioè capaci di mostrare l’evoluzione del vino dalla maturazione in legno all’affinamento in bottiglia oltre che i caratteri peculiari delle diverse zone. Un’esperienza che è possibile fare nella zona di produzione e trasforma i corsisti in veri portabandiera della denominazione, insomma per una DOC avere una master class turistica significa “produrre” esperti e sostenitori fra i wine lovers di tutto il mondo ma anche fra i professionisti del vino cioè fra maitre, enotecari, buyers ….
Qualcosa di simile esiste da una quindicina d’anni a Bordeaux dove è iniziato quasi per gioco ed ha riscosso un successo superiore alle attese degli organizzatori. Ora la capitale dell’Aquitania spinge l’acceleratore sull’enoturismo…. Perché qui in Italia non vogliamo fare altrettanto?

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4 Comments

  1. Elena Miano Reply

    Carissima Presidente da guida turistica con ben 30 anni di esperienza, da Donna del Vino e comunicatrice di aziende dell’universo enogastronomico, non posso che augurarmi che ciò si renda realizzabile con il massimo della professionalità.

    1. Donatella Reply

      Speriamo, cara Elena, le guide turistiche sono importantissime per l’apprezzamento del patrimonio culturale e enologico

  2. Raffaello De Crescenzo Reply

    Bellissimo articolo, complimenti.
    La risposta alla vostra domanda (Perché qui in Italia non vogliamo fare altrettanto?) credo che sia da ricercare fondamentalmente in anni e anni di cattiva gestione delle politiche sul mondo del lavoro, per cui molto spesso ci si ritrova ad avere a che fare con aziende che pretendono tanto, ma che poi, all’atto pratico, giocano sul prezzo o chiedono dilazioni di pagamento, anche per cifre basse.

    Personalmente, dopo diversi anni di studi universitari (in Italia e non solo), master, diplomi da assaggiatore (sia di olii che di vini) e da sommelier, ho deciso di lasciare il nostro Paese per andare a fare tutt’altro, dopo che, nel mio ultimo anno in Italia, mi ero ritrovato a dover quasi litigare con una azienda a cui avevo fatto un lavoro da mille euro e con un’altra che pretendeva di avermi come consulente, alle condizioni di un dipendente, ma pagandomi come un tirocinante.

    Il rispetto é la prima cosa e la professionalita` non si improvvisa né si puo` svendere.

    Comunicare in maniera efficace, coerentemente con i propri valori aziendali, richiede tempo, impegno, sacrifico ed un mix di competenze e capacita` che non si trovano “al mercatino dell’usato” o in saldo.

    Oltre a tutto ciò, vi é anche la necessita` di riuscire a fare cartello, a creare dei brand territoriali all’interno dei quali ogni singola azienda possa ottenere il giusto riconoscimento del proprio lavoro, senza cercare di sopraffare gli altri.
    In Francia ci sono riusciti.
    Noi in Italia siamo capaci di farlo??

    1. Donatella Reply

      Grazie Raffaello, tutto vero, l’Italia spreca i talenti e premia i raccomandati. Speriamo che arrivi un’inversione di tendenza ma ne dubito. Buona fortuna

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