Vigne e vini

Bolgheri, il Bordeaux della Toscana, alla ricerca di identità

Igt, Bolgheri Doc, Sassicaia Doc, una gran confusione definita “il solito pasticcio all’italiana”che però ha dato vita ad alcuni dei migliori vini al mondo

Sara Mazzeschi

Viale dei cipressi, Bolgheri

Viale dei cipressi, Bolgheri

Sassicaia, Paleo, Super Tuscan , vini toscani per lo più della zona di Bolgheri, tra i più apprezzati ma allo stesso tempo ritenuti il tipico esempio del caos italiano perché vini da tavola dai costi esorbitanti. Questo è più o meno quello che il mondo sa su di loro ma non è proprio la verità! Molti di questi vini hanno ottenuto – faticosamente – la Denominazione di Origine Controllata e Bolgheri è da anni teatro di discussioni, modifiche al disciplinare, acquisizioni da parte di grandi investitori. Un’area in pieno fermento dove “identità” e “terroir” sono sentiti più che mai perché se da una parte sono punto di partenza per la produzione enologica, dall’altra non c’è ancora un’idea precisissima di dove sia la zona, pur conoscendo ed apprezzandone i vini.

Come spiegava tempo fa il Presidente del Consorzio di tutela vini Bolgheri Federico Zileri Dal Verme << E’ ancora un luogo più virtuale che reale. Bolgheri è Sassicaia, Ornellaia, ma i più non sanno cosa facciamo e quanti siamo>>

Federico-Zileri-Dal-Verme-Castello-di-Bolgheri

Federico-Zileri-Dal-Verme-Castello-di-Bolgheri

Bolgheri, in questa sua ricerca di individualità va controcorrente, da sempre, basti pensare alle sperimentazioni sui vitigni bordolesi in anni in cui il resto d’Italia e buona parte del mondo danno importanza agli autoctoni. Per una scelta ben precisa il disciplinare di questa Doc è tra i più flessibili, stabiliti i parametri qualitativi quali la resa per ettaro, sono i vignaioli a scegliere lo stile del vino in base ai caratteri delle loro vigne e del terroir e non il Consorzio ad imporre regolamenti ferrei.  Questo è in estrema sintesi il Bolgheri-pensiero e a chi accusa i produttori di essere troppo modaioli e snob per l’uso dei vitigni francesi (solo il 2% della produzione è Sangiovese) e del tanto legno viene risposto: né di tendenza né di controtendenza, solo scelte mirate a valorizzare il territorio!

A prima vista sembra un ragionamento un po’troppo semplice, considerando le difficoltà e le tante regole da rispettare per chi produce altre doc e soprattutto docg, per capirlo meglio, approvandolo o meno, bisogna conoscere la storia di questa zona

Sassicaia 1968

Sassicaia 1968

e del suo vino. 1944, il marchese Mario Incisa della Rocchetta decise di sperimentare con il Cabernet nella Tenuta San Giudo, notando una somiglianza del suolo “sassoso”con quello di Graves (ghiaia). Senza saperlo aveva posto le basi di uno dei vini più amati al mondo, il Bolgheri Sassicaia Doc. Il risultato fu tenuto in famiglia fino agli anni 60 quando Antinori presentò ad Incisa il proprio enologo, Giacomo Tachis ed ecco la vendemmia ‘68, 3 mila bottiglie di un Sassicaia giovane giovane, ben accolto dalla critica che però non capiva perché un vino da tavola fosse così buono e costasse più della media. Pochi sanno che esistono delle bottiglie ’64 con etichetta provvisoria…il ristorante Scacciapensieri di Cecina fino a qualche tempo fa ne aveva una, non riesco ad immaginarne il valore storico ed economico.

Nei 10 anni successivi il vino con la stella arriva a sbaragliare la concorrenza, persino i cugini d’Oltralpe, aprendo la strada anche agli altri potenti rossi a base bordolese, era chiaro: tutta Bolgheri parlava francese divinamente! Ed è adesso che la storia si fa divertente perchè nel ‘83 arriva la Doc per …bianchi e rosè e gli altri? I più famosi e pregiati?

“I soliti pastrocchi italiani”

Super Tuscan

Super Tuscan

Da qui l’idea dei critici anglosassoni: i Super Tuscan, categoria che inizialmente accoglieva, oltre al Sassicaia di Bolgheri, vini del Chianti come Tignanello e Vigorello, poco dopo arrivarono Ornellaia, Grattamacco e molti dei vini che hanno creato il fenomeno-Bolgheri. Anni di ratings straordinari portano al 1994 quando il Disciplinare viene modificato e si arriva a Doc Bolgheri Rosso, Superiore e Doc Bolgheri

Sassicaia, tutti blend dove il Cabernet Sauvignon è richiesto per un minimo del 10%. Nel 2013 il Sassicaia Doc diviene autonoma stabilendo un altro primato: unico vino italiano di una cantina – Tenuta San Giudo – ad avere una denominazione tutta per sé e non solo, perché qualche anno prima, nel 2002, viene addirittura fondato “l’Ordine dei Cavalieri Amanti del Sassicaia”…alla faccia della passione!

Dal 2000 altro step, iniziano ad arrivare gli investitori VIP tra i quali Gaja, Folonari, Allegrini, Berlucchi oltre ai nomi già noti e presenti da anni, colossi che hanno portato conoscenze commerciali e promozionali oltre che in termini di produzione, risultato: dai 200 ettari di vigneti  si è arrivati oggi a quasi 1200. E ancora siamo a domandarci perché questi vignaioli vogliono continuare a camminare da soli e controcorrente?

Masseto

Masseto

Ultimo accesissimo scontro interno al Consorzio è di pochi anni fa, quando si è discussa la tutela della Doc anche per i monovarietali, nel ’94 infatti vini come Masseto erano stati tagliati fuori perché in purezza ma ancora una volta non aveva, almeno per i più, abbastanza senso.

E’ strano pensare che con quanto è stato fatto per arrivare alla completa tutela della Doc molti produttori oggi dicono che, alla fine, non è poi così importante essendoci una qualità tanto elevata del prodotto…credo che l’idea della Docg potebbe scatenare una guerra!

Sono certa che Bolgheri non ha finito di stupire, le vigne più belle sono giovani dunque ora possiamo solo ipotizzarne le potenzialità, al Consorzio l’arduo compito di valorizzarle puntando sempre più sul vino e sulla comunicazione del territorio. Chissà quali altri incredibili “pasticci” ci aspettano.

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