Vigne e vini

Chianti Classico ma non troppo

Il Chianti Classico , vino rosso della Toscana tra i più famosi, non è poi così “classico” anzi, quest’anno 300 candeline per lui ma in realtà è una Docg giovane e alla moda

Di Sara Mazzeschi

Chianti Classico Collection 2016

Chianti Classico Collection 2016

Lo scorso febbraio  si è svolta a FirenzeChianti Classico Collection”, presentazione delle nuove annate ed occasione per festeggiare un  compleanno importante, 300°annivesario dall’emanazione del bando di Cosimo III de Medici che fissò, per la prima volta nella storia, i confini delle zone di produzione del Chianti. Aveva capito l’importanza di tutelare un vino che secoli dopo sarebbe diventato il Chianti Classico e per questo creò anche delle Congregazioni di Vigilanza, veri e propri antenati dei Consorzi che oggi controllano e promuovono le denominazioni.  Nel 1932 viene

Mappa Chianti Classico

Mappa Chianti Classico

aggiunto il suffisso “classico” proprio per distinguere  quei Comuni, tra Siena e Firenze, delimitati nel 1716 da Granduca di Toscana.

Il Consorzio del Chianti Classico è prodotto oggi con uve Sangiovese  per almeno l’80%, nel restante 20% possono andare altri vitigni a bacca rossa – dal 2006 sono state vietate uve bianche – sia autoctoni come Canaiolo o Colorino sia internazionali come Merlot e Cabernet.  La produzione media annua si aggira sui 270 mila ettolitri che in termini di bottiglie equivale a circa 35 milioni, vendute in oltre 100 Paesi.  Questo vino ha caratteri simili a quelli del Chianti ma più eleganti e raffinati, i profumi che lo contraddistinguono richiamano giaggiolo, mammola e frutti di bosco, grazie poi ad un affinamento in legno di minimo 11 mesi (24 per la Riserva), note speziate e balsamiche rendono il rosso toscano particolarmente complesso ed armonico.

Non si può parlare di Chianti Classico senza accennare ad uno dei piani marketing meglio riusciti: il gallo nero rende la bottiglia impossibile da

Gallo Nero Chianti Classico

Gallo Nero Chianti Classico

confondere! La leggenda  narra che per definire il territorio di Siena e Firenze, sempre in lotta nel Medioevo, si decise di far partire dai capoluoghi due cavalieri fissando il confine definitivo nel punto del loro incontro. Due galli avrebbero dato il via alla corsa come era costume del tempo. I fiorentini tennero il loro gallo di colore nero chiuso e senza cibo così, appena aperta la stia, l’animale iniziò a cantare senza aspettare l’alba, questo permise al cavaliere  del giglio di arrivare fino a Fonterutoli , a soli 12 km da Siena. Pensate che la storia è così famosa e dunque utile alle vendite che la Master of Wine Debra Meiburg  ad Hong Kong, dove vive e lavora, non solo la racconta ma, per rendere tutto ancor più interessante, fa interpretare a colleghi e clienti la leggenda dei due cavalieri, colorandola un po’ con spade e duelli all’ultimo sangue ma si sa, gli asiatici spesso amano queste cose!

Il Chianti Classico, nonostante la fama, rimarrà legato a papà-Chianti fino al 1996,

Chianti Classico Revolution

Chianti Classico Revolution

quando diventa  una DOCG autonoma.  Obiettivo importante e fortemente voluto dai produttori se pur considerato da alcuni una scelta coraggiosa, perché? La parola Chianti è in assoluto la più conosciuta in tutto il mondo, pensate a dei vignaioli che decidono di staccarsi completamente da questo “nome” pur proponendo un prodotto di pari se non superiore qualità…decisione commercialmente discutibile! Alla fine tutti sono stati premiati, il Chianti Classico ha letteralmente preso il volo e nel 2010 l’ultimo step, viene vietata la produzione di Chianti all’interno dell’area.  Del resto, come mi hanno domandato, retoricamente,  più addetti nel mio giro tra Castellina e Radda in Chianti: << Il vino Nobile può essere prodotto nella zona di Montalcino? No!>> A sottolineare l’importanza di una divisione ormai netta delle due zone.

Chianti Classico Gran Selezione Docg Sergio Zingarelli

Chianti Classico Gran Selezione Docg Sergio Zingarelli

Ultima data importante -per ora- il 2013 quando il Consorzio del gallo nero, uno dei più attivi negli ultimi anni, decide di darsi una “modernizzata”  e scuotere dall’interno il disciplinare, sotto quest’ottica nasce la  chianti classico, il meglio del meglio. L’idea è di lasciare le aziende libere, entro certi limiti, di decidere se e cosa diventerà il vino in cima alla piramide qualitativa del Chianti Classico , uno stratagemma per sistemare il caos creato dai Super Tuscan, vini di altissima qualità ma sempre e comunque Igt, inglobandoli e proponendoli al mondo come docg.

Grande idea!

E il prossimo passo? Un’ulteriore rivalutazione del territorio magari la zonazione così famosa e ben riuscita in Francia…si pensa in grande nella terra del Gallo Nero ma perché no, la materia prima c’è tutta! Certo tra il dire e il fare ne passa, mi hanno spiegato che già così è difficile, ci sono ad oggi diverse commissioni d’assaggio che stanno lavorando per stabilire i parametri qualitativi della Gran Selezione perché, se da una parte i produttori sono liberi, dall’altra una Docg comporta dei limiti entro i quali un vino deve stare ma chi e come è giusto stabilirli?

Nel frattempo un altro progetto è in corso ed il recentissimo Vinitaly è stata occasione per portarlo avanti: la candidatura del territorio del Chianti Classico a Patrimonio dell’Umanità . Il presidente del Consorzio Sergio Zingarelli spiega che l’idea è tutelare un stile di vita, più che un vino, capace di trasformare la produzione in bellezza conservando il patrimonio storico-architettonico e riproducendo  le risorse paesaggistiche e l’attività economica .

E allora, avanti al Chianti Classico Style!

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